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Citazioni, aforismi, motti di Narrativa

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Philip José Farmer, "Il tempo dell'Esilio"
Tu cosa avresti pensato, a questo punto? Ma certo... la risposta è una sola. Ogni uomo e ogni donna rimasti in vita dovrebbero pensare a una cosa, e a una cosa soltanto... perpetuare la specie. Penseresti che ogni individuo dimenticasse la sua nazionalità, le sue idee politiche, le differenze ideologiche, perfino i conflitti più antichi e radicati nell'animo umano. Che ogni individuo dicesse ai su [continua...]
Philip José Farmer, "Il tempo dell'Esilio"
Gli Stati Uniti d'America sono una Repubblica Socialista Sovietica, mentre metà del mondo ruota intorno all'Asse dominato dall'Argentina, dove una dittatura militare tenta d'impadronirsi del mondo intero. La Luna è una colonia sovietica, Marte è occupato dai soldati dell'Asse. Il Papa viene ospitato su Marte, ossequiato formalmente, ma sorvegliato a vista. Alla distruzione dello stato di'Israele s [continua...]
Bill Bryson, "Una passeggiata nei boschi"
Lo so che non dovrei bere, disse Kats, ma io adoro bere. Non ci posso fare nulla. Ne vado pazzo, Bryson. Adoro il sapore dell'alcol, adoro il ronzio in testa che ti viene dopo un paio di bicchieri, adoro l'odore e l'atmosfera dei bar. Mi mancano le barzellette sconce, il suono delle palle da biliardo, la luce bassa e bluastra dei bar la sera.
Bill Bryson, "Una passeggiata nei boschi"
Mi confortai al pensiero che perlomeno avevo ancora la ragione. O perlomeno così mi sembrava. Presumibilmente una persona in stato confusionale non riuscirebbe a capire di essere in stato confusionale. Per cui se uno sa di non essere in stato confusionale, significa che non lo è, a meno che, mi venne improvvisamente in mente - e quel pensiero mi atterrì - a meno che persuadere se stessi di non ess [continua...]
Bill Bryson, "Una passeggiata nei boschi"
Non è che io sia mai andato pazzo per i siti di battaglie. Si, certo, in linea teorica è interessante sapere che la batteria del capitano Poague si sistemò proprio in quel punto mentre le truppe del colonnello Grigsby erano disposte in ordine sparso proprio laggiù, ma al fondo resta il fatto irrefutabile che si tratta di nient'altro che di un pezzo di prato su una collina qualunque del West Virgin [continua...]
Timur Vermes, "Lui è tornato"
La compassione non mi è sconosciuta. Un autentico Fuhrer patisce insieme ai suoi connazionali come se ognuno fosse figlio suo. Tuttavia, la pietà non ha ancora mai aiutato nessuno.
Timur Vermes, "Lui è tornato"
Molto intelligentemente, si era pensato bene di piazzare lo stato ebraico tra la popolazione araba, così che per decenni e decenni entrambe le parti sarebbero state occupate a combattersi a vicenda, senza tregua.
Timur Vermes, "Lui è tornato"
Rimasi a bocca aperta. La Provvidenza aveva donato al popolo tedesco un grandioso, meraviglioso strumento di propaganda e qualcuno lo sprecava divagando sulle rondelle di porro. Ero talmente furibondo che avrei voluto gettare l'apparecchio dalla finestra.
Timur Vermes, "Lui è tornato"
Ma si sa, quale considerazione meritino i nostri giornali. Il sordo scrive quello che gli riferisce il cieco, lo scemo di turno corregge e i colleghi delle altre testate copiano.
Robert Macfarlane, "Le antiche vie. Un elogio del camminare"
Pensai che i cacciatori di Guga, quando ogni se ne andavano da Sula Sgheir, lasciavano in cima all'isola le ali amputate della sule uccise, quattromila ali di duemila uccelli, e che quindi, all'arrivo della prima grande tempesta d'autunno migliaia di quelle ali mozze dovevano sollevarsi da terra, dando l'impressione a chi guardasse la scena dal mare che la rupe stessa cercasse di alzarsi in volo: [continua...]
Jon Krakauer, "Aria Sottile"
A cavalcioni del tetto del mondo, con un piede in Cina e l'altro in Nepal, ripulii la maschera dell'ossigeno dal ghiaccio che vi si era condensato sopra e, sollevando una spalla per ripararmi dal vento, abbassai lo sguardo inebetito sull'immensa distesa del Tibet. A un certo livello, con distacco, comprendevo che la curvatura dell'orizzonte terrestre che s'inarcava ai miei piedi era uno spettacolo [continua...]
Jon Krakauer, "Aria Sottile"
Arrivai ben presto a capire che scalare l'Everest non aveva nulla a che fare con l'alpinismo, era innanzitutto una questione di resistenza al dolore. [...] Mi colpì l'idea che probabilmente la maggior parte di noi inseguiva soprattutto qualcosa di simile a uno stato di grazia.
Jon Krakauer, "Aria Sottile"
La trasformazione della cultura del Kumbu non avviene certo in meglio, ma non ho sentito molti sherpa lamentarsene. La valuta portata da trekker e scalatori, oltre ai finanziamento delle organizzazioni internazionali di soccorso da questi sostenute, sono stati utilizzati per fondare scuole e cliniche mediche, per ridurre la mortalità infantile, per costruire passerelle sui fiumi e portare l'energi [continua...]
Cheryl Strayed, "Wild. Una storia selvaggia di avventura e rinascita"
Il fatto che se ne andassero mi fece sentire malinconica, anche se quando scomparvero tra gli alberi provai qualcosa di simile al sollievo. Non dovevo tirar fuori niente dallo zaino, era una scusa; volevo solo stare da sola. La solitudine era sempre stata un luogo reale per me, come se fosse una stanza dove potevo rifugiarmi per essere davvero me stessa. La solutidine radicale del PCT aveva modifi [continua...]
Muriel Barbery, "L'eleganza del riccio"
Nella nostra società essere povera, brutta e per giunta intelligente condanna a percorsi cupi e disillusi a cui è meglio abituarsi quanto prima. Alla bellezza si perdona tutto, persino la volgarità. E l'intelligenza non sembra più una giusta compensazione delle cose, una sorta di riequilibrio che la natura offre ai figli meno privilegiati, ma solo un superfluo gingillo che aumenta il valore del gi [continua...]
Muriel Barbery, "L'eleganza del riccio"
"Dove si trova la bellezza? Nelle grandi cose che, come le altre, sono destinate a morire oppure nelle piccole che, senza nessuna pretesa, sanno incastonare nell'attimo una gemma di infinito?
Cheryl Strayed, "Wild. Una storia selvaggia di avventura e rinascita"
Non sapevo come fossi arrivata a ritenere normale vivere all’esterno, dormire per terra in una tenda tutte le notti e camminare da sola nella natura selvaggia tutto il giorno quasi ogni giorno, ma era così. Era la prospettiva di non farlo a terrorizzarmi.
Cheryl Strayed, "Wild. Una storia selvaggia di avventura e rinascita"
La solitudine era sempre stata un luogo reale per me, come se fosse una stanza dove potevo rifugiarmi per essere davvero me stessa. La solitudine radicale del PCT aveva modificato quella mia percezione. la solitudine non era più una stanza, ma il mondo intero e adesso ero sola in quel mondo, e lo abitavo in un modo del tutto nuovo per me.
François Mauriac, "Groviglio di Vipere"
Non sappiamo quel che desideriamo, non amiamo quel che crediamo di amare.
Wilfred Thesiger, "Quando gli arabi vivevano sull'acqua"
Con certi uomini si riesce a instaurare un rapporto aiutandoli a uccidere qualcosa.
Giorgio Bettinelli, "Rhapsody In Black"
O si fuma come si deve, mi sembra, o si smette di fumare.
Pep Subiròs, "La Rosa del Deserto"
Le hasard est toujours mieux qu'un rendez-vous.
Gabriel Garcia Marquez, "Cent'anni di Solitudine"
Non si muore quando si deve, ma quando si può.
Charles Bukowski, "Factotum"
La mia anima strafogata di birra è più triste di tutti gli alberi di Natale morti del mondo.
Fedor Dostoevskij, "I Fratelli Karamazov"
Si convinceranno pure che non potranno mai nemmeno esser liberi, perché sono deboli, viziosi, inetti e ribelli.
Beppe Donazzan, "Dakar: L'inferno nel Sahara"
Claude e Bernard Marreau, amore per l'Africa di lunga data. Nel 1971, infatti, partirono da Città del Capo a bordo di una Renault R12 Gordini e raggiunsero Algeri. Percorsero 15.432 chilometri in 8 giorni, 22 ore e 22 minuti. Da Guinness. Nella prima edizione del 1979 si presentarono al via con una Renault 4L, utilitaria da città, una tuttofare, non certamente il top per affrontare il Sahara. F [continua...]
Beppe Donazzan, "Dakar: L'inferno nel Sahara"
Thierry Sabine sentì il rumore di un aereo. Che lo localizzò, che si abbassò. Ai comandi Jean-Michel Sinet, uno della "banda" di Bertrand, motard, avventuriero, tutti della stessa pasta. Gli lanciò acqua e viveri. Era salvo. Passò un'altra notte al freddo. Ma il timore di morire era scomparso. All'indomani arrivò un fuoristrada a prelevarlo. Era il 14 gennaio 1977. «Tutto quello che vivra [continua...]
Theresa Wallach, "The Rugged Road"
Quando vidi per la prima volta una motocicletta, ricevetti un messaggio da lei. Fu come una scossa, come quando scoppiamo in lacrime ascoltanto una canzone o restiamo rapiti di fronte a un dipinto. Il motociclismo è per me il mezzo per raggiungere tutto ciò che c'è di significativo nella vita. E' un'arte.
Theresa Wallach, "The Rugged Road"
Alcuni ritengono che la moto sia un rischio. Certo guidandola si cade, ma come si cade a piedi, da cavallo o dalla bicicletta, spesso per errore o disattenzione. La moto è un mezzo sicuro e utile, economico e piacevole da possedere, e pensarla in maniera diversa è folle quanto dubitare dell'utilità di un muro di mattoni.
Theresa Wallach, "The Rugged Road"
Quel popolo minuto ha vissuto come nomade nella giungla per millenni, praticando il culto dello Spirito Guardiano, parlando lingue non scritte, come molti gruppi etnici non civilizzati. Alla stregua di molti altri luoghi del pianeta, presto o tardi, con l'avvento dell'aviazione, dei satelliti e dei computer, la cultura occidentale li raggiungerà e sconfinerà nella loro, in nome del progresso, cost [continua...]
Robyn Davidson, "Orme. Una donna, quattro cammelli e un cane nel deserto australiano"
Per coloro che non lo sanno, Slim Dusty è il più grande bardo contemporaneo dell'Australia. Quasi tutti i miei amici fanno dello spirito quando lo ascolto, ma è perché non sono mai stati al rodeo di Mount Isa. Bisogna essere stati a questa tipica cerimonia dell'entroterra australiano, essersi svegliati alle quattro di mattina al suono della voce di Slim che dagli altoparlanti cerca di scuoterti da [continua...]
Robyn Davidson, "Orme. Una donna, quattro cammelli e un cane nel deserto australiano"
Entrai in uno spazio, in un tempo, in una dimensione completamente nuovi. Mille anni si comprimevano in un giorno e ogni mio passo durava secoli. Le querce del deserto sospiravano e si chinavano su di me, come se avessero voluto afferrarmi. Le dune andavano e venivano, sempre uguali. Le colline si innalzavano verso il cielo, e poi scivolavano dolcemente in basso. Le nuvole ondeggiavano nel cielo, [continua...]
Bill Bryson, "In un paese bruciato dal Sole, l'Australia"
Una volta che lasciate l'Australia, l'Australia cessa di esistere. Che pensiero triste e strano è questo. Ma ovviamente lo posso capire. L'Australia è in gran parte vuota e lontana, tanto lontana. La sua popolazione non è numerosa e, di conseguenza, il suo ruolo nel mondo è periferico. Non ha colpi di stato, non esaurisce le riserve ittiche con una pesca dissennata, non finanzia despoti impresenta [continua...]
Bill Bryson, "In un paese bruciato dal Sole, l'Australia"
Forse è il mio innato pessimismo, ma ho come l'impressione che viaggiare ai nostri giorni significhi soprattutto vedere le cose quando è ancora possibile.
Bill Bryson, "In un paese bruciato dal Sole, l'Australia"
Per gli australiani tutto quello che ha un'aria vagamente rurale è BUSH. A un certo punto non ben definito il "bush" diventa "entroterra". Proseguite per altri tremila chilometri o giù di lì e alla fine sbucherete di nuovo nel bush, e poi troverete una città e il mare. E questa è l'Australia.
Colette, "La Gatta"
Le fanciulle - gli spiegò Camilla con una cerca amarezza - non stanno bene insieme, non hanno solidarietà fra di loro, non sono come voialtri giovanotti.
François Mauriac, "Groviglio di vipere"
Non sappiamo quel che desideriamo, non amiamo quel che crediamo di amare.
François Mauriac, "Groviglio di vipere"
Ma la cosa terribile della vecchiaia è di essere il risultato di un'intera vita, il totale nel quale non si può cambiare nessuna cifra. Ho impiegato sessant'anni a formare un vecchio morente di odio. Sono quello che sono; dovrei poter diventare un altro. Dio, Dio... se tu esistessi!
François Mauriac, "Groviglio di vipere"
Conosco il mio cuore, questo groviglio di vipere: soffocato da esse, saturo del loro veleno, continua a battere sotto le loro spire: questo groviglio di vipere che è impossibile sciogliere, che bisognerebbe tagliare con un colpo di coltello, con un colpo di spada.
François Mauriac, "Groviglio di vipere"
Non credo al tuo inferno eterno; ma so cosa vuol dire essere un dannato in terra, un reietto, un uomo che, ovunque vada, sbaglia strada; uno che non sa vivere, non come di solito l'intende la gente; uno che difetta, in senso assoluto, di saper vivere.
François Mauriac, "Groviglio di vipere"
E' strano che all'inizio della vita, ci è concessa un po' di felicità, nessuna voce ci dica: «Per quanto tu possa vivere, non avrai altra gioia che queste poche ore. Assaporale fino in fondo perché, dopo di esse, più nulla ti resta. Questa prima sorgente che hai incontrato, è anche l'ultima; dissetati una volta per sempre, perché più non berrai».
François Mauriac, "Groviglio di vipere"
Temo forse l'angoscia dell'ultimo rantolo? No, ma il fatto che essa [la morte] è ciò che non esiste, ciò che non può indicarsi altro che col segno -.
François Mauriac, "Groviglio di vipere"
Non si può da soli aver fiducia in se stessi. Bisogna avere un testimone della nostra forza: qualcuno che segni i colpi e conti i punti, che ci premi.
Suraya Sadeed, "Le lezioni proibite"
Quello che le colpì maggiormente fu il silenzio che avvolgeva la città come un sudario. Quella era Kabul sotto i talebani. Ma per Randall e Christine quel silenzio era inquietante. Poche persona avevano l'auto, quasi tutti giravano in bici e il rumore del traffico era quasi inesistente. Non c'era musica, niente tv, non si sentiva quasi chiaccherare né ridere. Quel silenzio era come un urlo muto, q [continua...]
Suraya Sadeed, "Le lezioni proibite"
Per uno scherzo della storia, a quell'epoca gli afghani non avevano bisogno di un visto per andare in Germania. Durante la Seconda Guerra Mondiale gli Alleati avevano preteso che il governo afghano consegnasse tutti i cittadini tedeschi che vivevano nel paese. Il governo afghano aveva rifiutato. Gli stranieri residenti in Afghanistan erano considerati ospiti del popolo afghano, e nessuno individuo [continua...]
Suraya Sadeed, "Le lezioni proibite"
Ma purtroppo la comunità afghano-americana stava cominciando a dividersi lungo linee etniche. La situazione rispecchiava ciò che stava accadendo fra i signori della guerra che si combattevano a Kabul. Dostum era un uzbeko, Mazari era hazaro, Massoud era tagiko e Hekmatyar era pashtun. Avevo sperato che la comunità afghano-americana fosse al di sopra di queste divisioni.
Suraya Sadeed, "Le lezioni proibite"
Con i tuoi soldi ho comprato quattro coperte. -
Suraya Sadeed, "Le lezioni proibite"
Contrariamente a quello che molti credono, il burka non è un'invenzione dei talebani. In Afghanistan ha una lunga storia. Secoli fa il burka era considerato uno status symbol, perché solo la moglie di un uomo ricco poteva permetterselo. Una donna indossava il burka per far capire che non era una contadina che lavorava nei campi.
Khaled Hosseini, "Il Cacciatore di aquiloni"
Forse siamo testardi e so che esageriamo con il nostro orgoglio, ma nell'ora del bisogno, credimi, non c'è nessuno che sappia starti vicino come un pashtun.
Khaled Hosseini, "Il Cacciatore di aquiloni"
Se Dio esiste, spero che abbia cose più importanti da fare che spiare se bevo alcolici o mangio carne di maiale. Adesso salta giù. Tutto questo parlare di peccato mi ha fatto tornare sete.
Khaled Hosseini, "Il Cacciatore di aquiloni"
Lascia perdere quello che ti insegna il mullah. C'è un solo peccato. Uno solo. Il furto. Ogni altro peccato può essere ricondotto al furto. Lo capisci? [...] Se uccidi un uomo, gli rubi la vita - continuò Baba. - Rubi il diritto di sua moglie ad avere un marito, derubi i suoi figli del padre. Se dici una bugia a qualcuno, gli rubi il diritto alla verità. Se imbrogli, quello alla lealtà. Capisci?
Arthur C. Clarke, "Terra Imperiale"
Da un centinaio d'anni, infatti, i titolari di tutte le supreme cariche terrestri venivano scelti a caso dai computer, fra una rosa di individui che avevano le qualifiche necessarie. L'umanità aveva impiegato diverse migliaia di anni per capire che certi incarichi non vanno mai affidati a chi li ambisce, specie se dimostra un entusiasmo eccessivo. Così come aveva dichiarato un acuto commentatore p [continua...]
Arthur C. Clarke, "Polvere di Luna"
Ci sono occasioni in cui sembrare innocenti è più importante che esserlo davvero; Hansteen ricordò un antico proverbio cinese: "Non chinarti ad allacciarti le scarpe nel campo di meloni del tuo vicino".
Arthur C. Clarke, "Polvere di Luna"
Nessuna calcolatrice elettronica può battere il cervello umano nell'associare fatti all'apparenza irrilevanti.
Jack McDevitt, "Seeker"
L’uomo ritiene di essere il picco più alto della creazione, la parte pensante del cosmo, lo scopo di tutto. E’ gratificante crederlo, ma l’universo potrebbe avere un’opinione diversa.
Nazer Mende, "Schiava. Senza nome, senza diritti, senza dignità"
Per me la libertà è anche terrificante. Catturata da bambina, ho trascorso l'adolescenza e la prima età adulta in schiavitù; per tutto quel tempo non sono stata una persona, non sono veramente esistita. Non avevo medico, dentista, scuola, amici, famiglia, conto in banca, tasse da pagare, niente da vendere o da comprare, telefonate da fare o da ricevere, decisioni da prendere, perché tutto era già [continua...]
Nazer Mende, "Schiava. Senza nome, senza diritti, senza dignità"
Avevo una nuova famiglia, benché io fossi la schiava e loro i padroni. Non c'era nessuno con cui parlare del passato, ricordare le risate e l'affetto, riaffermare la mia vera identità. Non avevo nulla di tangibile che mi ricordasse la mia vita di nuba, dato che nemmeno un oggetto era scampato alla razzia. Mi ero convinta che quegli arabi fossero onnipotenti e che fossero autorizzati a dominare noi [continua...]
Nazer Mende, "Schiava. Senza nome, senza diritti, senza dignità"
La signora mi fece sedere su un basso sgabello di legno e mi divaricò le gambe il più possibile, poi scavò un buco nel terreno sotto di me. Vedendola estrarre un rasoio e lavarlo, rimasi paralizzata dal terrore. Poi, senza dire una parola, si accovacciò tra le mie gambe. La sentii afferrarmi le labbra della vagina e cacciai un urlo da gelare il sangue. Con un rapido movimento della lama verso il b [continua...]
Nazer Mende, "Schiava. Senza nome, senza diritti, senza dignità"
"Questi hawaja [i bianchi] sono brava gente," disse mio padre sorridendo, durante il tragitto verso la capanna. "Vengono da molto, molto lontano per aiutarci, perché sanno che le piogge non sono arrivate e noi abbiamo fame. Gli arabi, invece, non ci aiutano, anche se abitiamo nello stesso Paese". Nonostante la mia tenera età, capivo che a mio padre gli arabi non piacevano, benché non ne comprendes [continua...]
Ishmael Beah, "Memorie di un soldato bambino"
Gli sparai nei piedi e restai a guardarli soffrire per un giorno intero, prima di ammazzarli con un colpo in testa perché smettessero di piangere. Li fissavo negli occhi, e prima di premere il grilletto li vedevo rinunciare a ogni speranza e irrigidirsi. Trovavo irritanti i loro sguardi tristi.

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