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AUTORE: Oliver Lustig

TRATTO DA: Dizionario del Lager


Ho avuto un brivido, ma non mi sono spaventato quando all'inizio dell'aprile 1944, durante la dominazione di Horty, ho sentito per le strade di Kolozšvar gli strilloni urlare: "Edizione straordinaria! ... Sensazionale edizione straordinaria! ... La soluzione finale della questione ebraica... Domani consiglio dei ministri...Si discuteranno le disposizioni relative alla liquidazione della questione ebraica... Edizione straordinaria! ..."
Non ho avvertito panico neanche quando alcuni giorni dopo ho letto a caratteri cubitali: "Da domani ogni ebreo avrà l'obbligo di portare una stella a sei punte della grandezza di 10 cm × 10 sul petto, a sinistra.
Ma quella notte, la notte dal 10 all'11 aprile, mentre in casa tutti cucivamo la stella gialla sui nostri vestiti, ho tremato.
Quando al mattino sono uscito e per la strada ho sentito ogni sguardo incollato su di me, m'è sembrato che il sangue mi si gelasse nelle vene e ho perso ogni energia.
(...) Chi non ha provato questo genere di disagio potrà giustamente chiedersi: perché non ha fatto come se se ne infischiasse? In fondo erano loro, i seguaci di Horty, a meritare il disprezzo.
La risposta è semplice: se fossi stato io solo in tutta la città a dovere portare la stella gialla, l'avrei fatto a testa alta sfidando lo sguardo della gente.
Ma quando tutti i tuoi, genitori e fratelli, i tuoi e loro simili, dal bimbetto di un anno che passeggia al sole al vecchio che s'appoggia alla stampella sono costretti a portare il marchio del disprezzo e della mortificazione, quando non sai a chi chiedere aiuto, non sai neppure dove trovare la forza per comportarti da eroe.
Quando con quel marchio d'infamia esci sulla strada dove hai trascorso l'infanzia, che giorno dopo giorno hai percorso per andare a scuola, sotto i cui castagni hai abbracciato per la prima volta una ragazza, quando per la prima volta esci su quella strada con la stella sul petto e ti senti addosso lo sguardo di tutta la città, ti sembra di morire, di cadere come se una mitragliatrice ti avesse falciato.
Non sono crollato, ma qualcosa, in quel momento mi si è rotto dentro.
Definitivamente e irreparabilmente.
Non c'è antidoto per il male da stella gialla. La ferita nel fisico e nello spirito non si cicatrizza più.

Categoria: NARRATIVA

COMMENTO ALLA CITAZIONE:

Fonte: pagina Facebook Associazione Figli della Shoah.


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