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Citazioni, aforismi, motti di Narrativa

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Theresa Wallach, "The Rugged Road"
Quel popolo minuto ha vissuto come nomade nella giungla per millenni, praticando il culto dello Spirito Guardiano, parlando lingue non scritte, come molti gruppi etnici non civilizzati. Alla stregua di molti altri luoghi del pianeta, presto o tardi, con l'avvento dell'aviazione, dei satelliti e dei computer, la cultura occidentale li raggiungerà e sconfinerà nella loro, in nome del progresso, cost [continua...]
Robyn Davidson, "Orme. Una donna, quattro cammelli e un cane nel deserto australiano"
Per coloro che non lo sanno, Slim Dusty è il più grande bardo contemporaneo dell'Australia. Quasi tutti i miei amici fanno dello spirito quando lo ascolto, ma è perché non sono mai stati al rodeo di Mount Isa. Bisogna essere stati a questa tipica cerimonia dell'entroterra australiano, essersi svegliati alle quattro di mattina al suono della voce di Slim che dagli altoparlanti cerca di scuoterti da [continua...]
Robyn Davidson, "Orme. Una donna, quattro cammelli e un cane nel deserto australiano"
Entrai in uno spazio, in un tempo, in una dimensione completamente nuovi. Mille anni si comprimevano in un giorno e ogni mio passo durava secoli. Le querce del deserto sospiravano e si chinavano su di me, come se avessero voluto afferrarmi. Le dune andavano e venivano, sempre uguali. Le colline si innalzavano verso il cielo, e poi scivolavano dolcemente in basso. Le nuvole ondeggiavano nel cielo, [continua...]
Bill Bryson, "In un paese bruciato dal Sole, l'Australia"
Una volta che lasciate l'Australia, l'Australia cessa di esistere. Che pensiero triste e strano è questo. Ma ovviamente lo posso capire. L'Australia è in gran parte vuota e lontana, tanto lontana. La sua popolazione non è numerosa e, di conseguenza, il suo ruolo nel mondo è periferico. Non ha colpi di stato, non esaurisce le riserve ittiche con una pesca dissennata, non finanzia despoti impresenta [continua...]
Bill Bryson, "In un paese bruciato dal Sole, l'Australia"
Forse è il mio innato pessimismo, ma ho come l'impressione che viaggiare ai nostri giorni significhi soprattutto vedere le cose quando è ancora possibile.
Bill Bryson, "In un paese bruciato dal Sole, l'Australia"
Per gli australiani tutto quello che ha un'aria vagamente rurale è BUSH. A un certo punto non ben definito il "bush" diventa "entroterra". Proseguite per altri tremila chilometri o giù di lì e alla fine sbucherete di nuovo nel bush, e poi troverete una città e il mare. E questa è l'Australia.
Colette, "La Gatta"
Le fanciulle - gli spiegò Camilla con una cerca amarezza - non stanno bene insieme, non hanno solidarietà fra di loro, non sono come voialtri giovanotti.
François Mauriac, "Groviglio di vipere"
Non sappiamo quel che desideriamo, non amiamo quel che crediamo di amare.
François Mauriac, "Groviglio di vipere"
Ma la cosa terribile della vecchiaia è di essere il risultato di un'intera vita, il totale nel quale non si può cambiare nessuna cifra. Ho impiegato sessant'anni a formare un vecchio morente di odio. Sono quello che sono; dovrei poter diventare un altro. Dio, Dio... se tu esistessi!
François Mauriac, "Groviglio di vipere"
Conosco il mio cuore, questo groviglio di vipere: soffocato da esse, saturo del loro veleno, continua a battere sotto le loro spire: questo groviglio di vipere che è impossibile sciogliere, che bisognerebbe tagliare con un colpo di coltello, con un colpo di spada.
François Mauriac, "Groviglio di vipere"
Non credo al tuo inferno eterno; ma so cosa vuol dire essere un dannato in terra, un reietto, un uomo che, ovunque vada, sbaglia strada; uno che non sa vivere, non come di solito l'intende la gente; uno che difetta, in senso assoluto, di saper vivere.
François Mauriac, "Groviglio di vipere"
E' strano che all'inizio della vita, ci è concessa un po' di felicità, nessuna voce ci dica: «Per quanto tu possa vivere, non avrai altra gioia che queste poche ore. Assaporale fino in fondo perché, dopo di esse, più nulla ti resta. Questa prima sorgente che hai incontrato, è anche l'ultima; dissetati una volta per sempre, perché più non berrai».
François Mauriac, "Groviglio di vipere"
Temo forse l'angoscia dell'ultimo rantolo? No, ma il fatto che essa [la morte] è ciò che non esiste, ciò che non può indicarsi altro che col segno -.
François Mauriac, "Groviglio di vipere"
Non si può da soli aver fiducia in se stessi. Bisogna avere un testimone della nostra forza: qualcuno che segni i colpi e conti i punti, che ci premi.
Suraya Sadeed, "Le lezioni proibite"
Quello che le colpì maggiormente fu il silenzio che avvolgeva la città come un sudario. Quella era Kabul sotto i talebani. Ma per Randall e Christine quel silenzio era inquietante. Poche persona avevano l'auto, quasi tutti giravano in bici e il rumore del traffico era quasi inesistente. Non c'era musica, niente tv, non si sentiva quasi chiaccherare né ridere. Quel silenzio era come un urlo muto, q [continua...]
Suraya Sadeed, "Le lezioni proibite"
Per uno scherzo della storia, a quell'epoca gli afghani non avevano bisogno di un visto per andare in Germania. Durante la Seconda Guerra Mondiale gli Alleati avevano preteso che il governo afghano consegnasse tutti i cittadini tedeschi che vivevano nel paese. Il governo afghano aveva rifiutato. Gli stranieri residenti in Afghanistan erano considerati ospiti del popolo afghano, e nessuno individuo [continua...]
Suraya Sadeed, "Le lezioni proibite"
Ma purtroppo la comunità afghano-americana stava cominciando a dividersi lungo linee etniche. La situazione rispecchiava ciò che stava accadendo fra i signori della guerra che si combattevano a Kabul. Dostum era un uzbeko, Mazari era hazaro, Massoud era tagiko e Hekmatyar era pashtun. Avevo sperato che la comunità afghano-americana fosse al di sopra di queste divisioni.
Suraya Sadeed, "Le lezioni proibite"
Con i tuoi soldi ho comprato quattro coperte. -
Suraya Sadeed, "Le lezioni proibite"
Contrariamente a quello che molti credono, il burka non è un'invenzione dei talebani. In Afghanistan ha una lunga storia. Secoli fa il burka era considerato uno status symbol, perché solo la moglie di un uomo ricco poteva permetterselo. Una donna indossava il burka per far capire che non era una contadina che lavorava nei campi.
Khaled Hosseini, "Il Cacciatore di aquiloni"
Forse siamo testardi e so che esageriamo con il nostro orgoglio, ma nell'ora del bisogno, credimi, non c'è nessuno che sappia starti vicino come un pashtun.
Khaled Hosseini, "Il Cacciatore di aquiloni"
Se Dio esiste, spero che abbia cose più importanti da fare che spiare se bevo alcolici o mangio carne di maiale. Adesso salta giù. Tutto questo parlare di peccato mi ha fatto tornare sete.
Khaled Hosseini, "Il Cacciatore di aquiloni"
Lascia perdere quello che ti insegna il mullah. C'è un solo peccato. Uno solo. Il furto. Ogni altro peccato può essere ricondotto al furto. Lo capisci? [...] Se uccidi un uomo, gli rubi la vita - continuò Baba. - Rubi il diritto di sua moglie ad avere un marito, derubi i suoi figli del padre. Se dici una bugia a qualcuno, gli rubi il diritto alla verità. Se imbrogli, quello alla lealtà. Capisci?
Arthur C. Clarke, "Terra Imperiale"
Da un centinaio d'anni, infatti, i titolari di tutte le supreme cariche terrestri venivano scelti a caso dai computer, fra una rosa di individui che avevano le qualifiche necessarie. L'umanità aveva impiegato diverse migliaia di anni per capire che certi incarichi non vanno mai affidati a chi li ambisce, specie se dimostra un entusiasmo eccessivo. Così come aveva dichiarato un acuto commentatore p [continua...]
Arthur C. Clarke, "Polvere di Luna"
Ci sono occasioni in cui sembrare innocenti è più importante che esserlo davvero; Hansteen ricordò un antico proverbio cinese: "Non chinarti ad allacciarti le scarpe nel campo di meloni del tuo vicino".
Arthur C. Clarke, "Polvere di Luna"
Nessuna calcolatrice elettronica può battere il cervello umano nell'associare fatti all'apparenza irrilevanti.
Jack McDevitt, "Seeker"
L’uomo ritiene di essere il picco più alto della creazione, la parte pensante del cosmo, lo scopo di tutto. E’ gratificante crederlo, ma l’universo potrebbe avere un’opinione diversa.
Nazer Mende, "Schiava. Senza nome, senza diritti, senza dignità"
Per me la libertà è anche terrificante. Catturata da bambina, ho trascorso l'adolescenza e la prima età adulta in schiavitù; per tutto quel tempo non sono stata una persona, non sono veramente esistita. Non avevo medico, dentista, scuola, amici, famiglia, conto in banca, tasse da pagare, niente da vendere o da comprare, telefonate da fare o da ricevere, decisioni da prendere, perché tutto era già [continua...]
Nazer Mende, "Schiava. Senza nome, senza diritti, senza dignità"
Avevo una nuova famiglia, benché io fossi la schiava e loro i padroni. Non c'era nessuno con cui parlare del passato, ricordare le risate e l'affetto, riaffermare la mia vera identità. Non avevo nulla di tangibile che mi ricordasse la mia vita di nuba, dato che nemmeno un oggetto era scampato alla razzia. Mi ero convinta che quegli arabi fossero onnipotenti e che fossero autorizzati a dominare noi [continua...]
Nazer Mende, "Schiava. Senza nome, senza diritti, senza dignità"
La signora mi fece sedere su un basso sgabello di legno e mi divaricò le gambe il più possibile, poi scavò un buco nel terreno sotto di me. Vedendola estrarre un rasoio e lavarlo, rimasi paralizzata dal terrore. Poi, senza dire una parola, si accovacciò tra le mie gambe. La sentii afferrarmi le labbra della vagina e cacciai un urlo da gelare il sangue. Con un rapido movimento della lama verso il b [continua...]
Nazer Mende, "Schiava. Senza nome, senza diritti, senza dignità"
"Questi hawaja [i bianchi] sono brava gente," disse mio padre sorridendo, durante il tragitto verso la capanna. "Vengono da molto, molto lontano per aiutarci, perché sanno che le piogge non sono arrivate e noi abbiamo fame. Gli arabi, invece, non ci aiutano, anche se abitiamo nello stesso Paese". Nonostante la mia tenera età, capivo che a mio padre gli arabi non piacevano, benché non ne comprendes [continua...]
Ishmael Beah, "Memorie di un soldato bambino"
Gli sparai nei piedi e restai a guardarli soffrire per un giorno intero, prima di ammazzarli con un colpo in testa perché smettessero di piangere. Li fissavo negli occhi, e prima di premere il grilletto li vedevo rinunciare a ogni speranza e irrigidirsi. Trovavo irritanti i loro sguardi tristi.
Ishmael Beah, "Memorie di un soldato bambino"
Il caporale diede il via con un colpo di pistola, io afferrai la testa dell'uomo e gli tagliai la gola con un solo gesto fluido. Il pomo d'Adamo cedette subito alla lama affilata, e non mi restò che girare la baionetta dalla parte zigrinata per estrarla. L'uomo rovesciò gli occhi e guardò fisso nei miei, prima di immobilizzarsi in un'espressione di terrore, come se lo avessi colto di sorpresa, per [continua...]
Ishmael Beah, "Memorie di un soldato bambino"
Sprofondai in una sorta di incubo. Uno schizzo di sangue mi colpi in faccia. Perso nelle mie visioni tenevo la bocca semiaperta, così sentii il sapore del sangue. Mentre sputavo e mi pulivo il volto, vidi il soldato da chui era sprizzato. Il sangue sgorgava dai fori dei proiettili come l'acqua da una diga appena aperta. Con gli occhi spalancati stringeva ancora in mano il fucile.
Ishmael Beah, "Memorie di un soldato bambino"
Era l'Oceano Atlantico. Il cielo non poteva essere più azzurro, e in lontananza sembrava curvarsi e fondersi con il mare. Spalancai gli occhi e sulle mie labbra spuntò un sorriso. In mezzo alla follia c'era ancora spazio per quella bellezza pura e naturale, una visione meravigliosa che riusciva a distogliere i miei pensieri dalla realtà del momento.
Ishmael Beah, "Memorie di un soldato bambino"
"Dobbiamo sforzarci di essere come la luna". Un vecchio di Kabati ripeteva spesso questa frase. La gente si lamenta quand'è c'è troppo sole e il caldo è insopportabile, ma anche quando piove tanto o fa freddo. Invece nessuno protesta quando la luna splende. Tutti sono felici e ne apprezzano la presenza, ognuno a suo modo. I bambini guardano le proprie ombre e giocano sotto la sua luce, gli adulti [continua...]
Nazer Mende, "Schiava. Senza nome, senza diritti, senza dignità"
Con il passare del tempo fissai alcune regole di sopravvivenza; se le rispettavo, avevo meno probabilità di essere picchiata. Primo: se Rahab mi dava un ordine, dovevo accertarmi di avere capito esattamente che cosa voleva, perciò ascoltavo con molta attenzione le sue parole e poi gliele ripetevo. Secondo: se mi chiedeva di fare una cosa, dovevo farla il più velocemente possibile. Non potevo ferma [continua...]
Ferruccio Fölkel, "Dio ride, io pure. Storielle ebraiche"
Il padre della sposa alla festa del matrimonia della figlia fa un discorso agli invitati. "Figli e figlie di Israele, poichè oggi siamo ricolmi di gioia, non dimentichiamo i poveri. Anzi, vi chiedo di gridare insieme a me: Evviva i poveri..." [prende in giro l'avarizia degli ebrei]
Ferruccio Fölkel, "Dio ride, io pure. Storielle ebraiche"
Avrom e Mendel viaggiano in treno. "Dove vai, Avramole?" "Vado lontano, Mendele" "Ma vai lontano da dove, Avramole?" [si prendono in giro per il non aver un dove stare, per la diaspora ebrea]
Ferruccio Fölkel, "Dio ride, io pure. Storielle ebraiche"
Isacco corre alla stazione di Trieste per prendere il treno per Gorizia, ma arriva con un attimo di ritardo. Ha appena il tempo di vederlo allontanarsi verso la curva di Barcola. "Che cattiveria" dice indispettito "anche il treno è diventato antisemita".
Ferruccio Fölkel, "Dio ride, io pure. Storielle ebraiche"
Wolffsohn va dall'aculista per farsi controllare la vista che gli si sta indebolendo. Il medico lo visita con cura, poi dice: "Faccia attenzione, Wolffsogn, lei è un alcolizzato, se non smette di bere rischia di perdere la vista". [...] Ritorna dopo tre mesi, con sua moglie, perché ormai è semicieco. "Wolfssohn" dice il medico arrabbiato e ammareggiato "chi aveva ragione? Le avevo raccomandat [continua...]
Ferruccio Fölkel, "Dio ride, io pure. Storielle ebraiche"
Funkelstein conversa con Epstein: "Abbiamo sofferto tanto: esilio, ghetti, pogrom... Però li abbiamo fregati". "E come?" "Con la psicoanalisi"
Ferruccio Fölkel, "Dio ride, io pure. Storielle ebraiche"
Ephraim regala a sua moglie Sarah, per il suo compleanno, un bellissimo pappagallo. [...] A un tratto il pappagallo gracchia fortissimo: "Abbasso gli ebrei!". Furibonda, Sarah se la prende con il marito: "Avresti dovuto capire subito che è antisemita". "Ma come avrei potuto immaginarlo, con quel naso?"
Ferruccio Fölkel, "Dio ride, io pure. Storielle ebraiche"
Due ebrei siedono in un caffè viennese e leggono i giornali. "Ma pensa" dice il primo ebreo "l'Etna si è risvegliato ed è un mare di fuoco e di lava!" "Che cosa è l'Etna?" chiede l'altro ebreo. "E' un vulcano, in Italia, che ogni tanto si risveglia". Impensierito l'altro dice: "E questo per noi ebrei è un bene o un male?"
Ferruccio Fölkel, "Dio ride, io pure. Storielle ebraiche"
"Che cos'è un Duomo?" chiede Motje. "E' una chiesa". "Hai ragione, adesso ricordo, è il posto dove i gojim dicono che vive il Signore del mondo". "Ma no Motje - dice Weininger - "L'Onnipotente vive in Cielo!" "Devi aver ragione. Vive in Cielo, però qui fa i suoi affari".
Ferruccio Fölkel, "Dio ride, io pure. Storielle ebraiche"
Un parroco e un rabbino, cultori della scienza dei sogni, hanno l'abitudine di raccontarseli. "Ieri notte" dice il parroco "ho fatto un sogno assai strano: ho sognato di essere nel paradiso degli ebrei dove c'era una folla immensa ma dove c'era anche una tale puzza che son dovuto uscire di gran corsa". "Che strano" fa il rabbino "proprio stanotte ho sognato di essere nel paradiso dei cristia [continua...]
Ferruccio Fölkel, "Dio ride, io pure. Storielle ebraiche"
Isacco Steif all'ingresso del paradiso mostra il suo lasciapassare. "Entra" dice l'angelo portiere. "Non posso" risponde Steif. "Sei un imbecille" dice l'angelo indispettito "con quel lasciapassare..." "Ti prego" lo supplica Isacco Steif "fammi parlare prima con l'Altissimo". Viene condotto alla sua presenza. "Signore Benedetto" dice Steif "non posso entrare". "Ma se ti ho dat [continua...]
Ivo Andrić, "Il Ponte sulla Drina"
Esistono tre cose che non si possono celare - dicevano gli ottomani - e sono: l'amore, la tosse e la miseria.
Ivo Andrić, "Il Ponte sulla Drina"
Oltre a Sumbo lo zingaro, che già da una trentina d'anni accompagna col suo zufolo tutti i bagordi dei cittadini, adesso capita spesso nell'osteria anche Franc il friulano con la sua fisarmonica. E' un uomo magro e fulvo, con un orecchino d'oro all'orecchio destro, falegname di professione, ma troppo amante della musica e del vino. Lo ascoltano volentieri i soldati e gli operai forestieri.
Ivo Andrić, "Il Ponte sulla Drina"
Quando un governo sente la necessità di promettere pace e benessere ai suoi sudditi mediante manifesti, bisogna stare attenti e aspettarsi il contrario.
Ivo Andrić, "Il Ponte sulla Drina"
Coloro che detengono il potere, infatti, dovendo opprimere per governare, sono condannati ad agire sensatamente; e se, trascinati dalla passione o costretti dagli avversari, oltrepassano i limiti della ragionevolezza, scendono su una strada lubrica, e con ciò stesso, da soli segnano l'inizio della loro rovina. Coloro che sono oppressi e sfruttati, invece, si servono facilmente sia del senno che de [continua...]
Ivo Andrić, "Il Ponte sulla Drina"
E così, tra il cielo il fiume e le montagne, una generazione dopo l'altra imparava a non compiangere troppo ciò che la torbida acqua si portava via; ché la vita è un miracolo impenetrabile perché si fa e disfà incessantemente, eppure dura e sta salda, come il Ponte sulla Drina.
Arkadij Babchenko, "La guerra di un soldato in Cecenia"
Anche loro devono urlare di notte e piangere mentre dormono e ficcarsi sotto il letto senza svegliarsi quando in cortile scoppia un petardo di Capodanno, guaire dalla paura, come è successo a noi. Sono colpevoli delle nostre morti tanto quanto quelli che ci hanno ucciso, come quelli che ci hanno spinti al massacro. Perché non hanno scioperato a Mosca, perché non hanno sbarrato le strade con i picc [continua...]
Arkadij Babchenko, "La guerra di un soldato in Cecenia"
I piantoni cagano direttamente dai tetti, fare su e giù di corsa venti volte a notte è sfiancante. Il cielo notturno splende, oltre che di stelle brillanti, anche dei deretani bianchi dei soldati. Passare sotto i tetti diventa pericoloso. Sono ricominciate le perdite di sangue, i calzoni sono tutti incrostati. Fra l'altro, quelle perdite le abbiamo tutti. Il retto si gonfia e sporge dal sedere [continua...]
Arkadij Babchenko, "La guerra di un soldato in Cecenia"
Dio protegge i bambini e i cretini.
Arkadij Babchenko, "La guerra di un soldato in Cecenia"
In Cecenia è stata uccisa tutta la nostra generazione, un'intera generazione di russi. Anche quelli di noi che sono rimasti vivi sono forse gli stessi allegri diciottenni che un giorno sono stati condotti all'esercito? No, siamo morti. Siamo morti tutti in questa guerra.
Arkadij Babchenko, "La guerra di un soldato in Cecenia"
Conosciamo un'unica virtù: il sacrificio di noi stessi. "Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici" (Vangelo di Giovanni) Questo è il nostro credo. Se un giorno mi dovessero domandare: "Per che cosa hai combattuto?" risponderei: "Per quelli che si appiattivano a terra accanto a me". Abbiamo combattuto solo l'uno per l'altro.
Arkadij Babchenko, "La guerra di un soldato in Cecenia"
In crudeltà talvolta superiamo gli adulti, perché siamo giovani. I bambini sono crudeli per natura e questo è un tratto della nostra vera età che ci è rimasto. Ci aiuta a sopravvivere e a uccidere gli altri. In guerra l'uomo non è più un uomo, ma un altro essere. Non abbiamo cinque sensi, ce n'è un sesto, un settimo, un decimo, che come tentacoli spuntano dai nostri corpi e nella guerra germogl [continua...]
Arkadij Babchenko, "La guerra di un soldato in Cecenia"
Il battaglione entra in un villaggio. E' quasi intatto, hanno sparato poco, ma gli abitanti non si vedono. Sulla piazza centrale il vento a volare le carte e la polvere a mulinelli. Tutt'intorno alla piazza, proprio davanti alle case, sono piantate delle grandi croci. Ci sono appesi soldati russi crocifissi, sono inchiodati per le mani ai bracci, ognuna ha nel petto i fori dei proiettili. Li ha [continua...]
Dak Elena, "La carovana del sale"
Guardandolo capivo che non serve muoversi in fretta per fare le cose in fretta.
Dak Elena, "La carovana del sale"
Il deserto si lasciava attraversare quieto e arrendevole. "Il deserto regala la forza e insegna la pazienza" disse Attaher la volta in cui gli chiesi se amasse il deserto. Il suo sguardo, come quello di tutti gli altri, si posava sullo spazio vasto intorno a noi con la fierezza di chi ama, conosce e teme.

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