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Se la vita ora mi ha portato in questo percorso, beh, respiro a fondo, e lo affronto con coraggio. (Dez)

Citazioni, aforismi, motti di Narrativa

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Ultime 30 citazioni inserite

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Gregory Benford, "Nell'oceano della notte"
Sanges disse in tono solenne: – Stiamo diffondendo il grande amore di Dio, la Forza che guida il mondo. – Dovrebbe sapere che non è l’amore che fa girare il mondo, ma l’inerzia – replicò tagliente Nigel. [continua...]

Thomas McGuane, "Il grande silenzio"
Meglio fortunati che mattinieri.

Thomas McGuane, "Il grande silenzio"
Quando il sole è alto e la luna quella giusta, i pesci abboccano. Forse.

Thomas McGuane, "Il grande silenzio"
Se di trote non ce ne saranno più, tu sfascia lo Stato. Più di qualsiasi altro pesce le trote dipendono dall'ambiente in cui vengono prese. Arduo dire se siano le trote oppure il pescatore a mostrarsi più sensibili al degrado dell'habitat - probabilmente le trote. Ai primi segni di deterioramento, questo pesce, peraltro vigoroso, educatamente se ne va, quasi a dire: "Se è così che volete...". Nel [continua...]

Ernest Hemingway, "Vero all'alba"
Esistono luoghi mistici che fanno parte dell'infanzia di ognuno. Quelli che a volte ricordiamo e visitiamo in sogno, mentre dormiamo. Di notte sono belli come lo erano quando eravamo bambini. Se mai tornaste a vederli, non ci sono. Ma di notte, se avete la fortuna di sognarli, sono stupendi come non lo sono mai stati. [continua...]

Ernest Hemingway, "Vero all'alba"
Sono un estraneo qui, pensai. Ma il whisky disse di no, ed era l'ora del giorno in cui il whisky aveva ragione. Il whisky può avere ragione così come può avere torto, e ora diceva che non ero un estraneo e io sapevo che a quell'ora del giorno non sbagliava. [continua...]

Ernest Hemingway, "Vero all'alba"
Quello era lo stesso anno in cui eravamo stati in Spagna diretti in Africa, e ora ci trovavamo in una foresta verde e gialla che era stata distrutta dagli elefanti ed era circa lo stesso periodo dell'anno in cui avevamo risalito le montagne per andare a Segovia. In un mondo dove poteva accadere questo, avevo poco tempo per il dolore. [continua...]

Ernest Hemingway, "Vero all'alba"
Le uniche parti dell'Africa rimaste sono quelle protette dai deserti e dalle mosche. Le mosche tse-tse sono le migliori amiche degli animali. Uccidono solo gli animali sconosciuti e gli intrusi.

Norman McLean, "In mezzo scorre il fiume"
Ormai tutte le persone che ho amato senza capirle quand'ero giovane sono morte, ma posso ancora ricreare la loro presenza. Naturalmente, ormai sono troppo vecchio per essere un gran pescatore, e naturalmente di solito vado a pesca nel grande fiume da solo, anche se certi amici pensano che non dovrei. Come molti pescatori a mosca del Montana occidentale, dove le giornate estive hanno una lunghezz [continua...]

Norman McLean, "In mezzo scorre il fiume"
Ancora non sapevo che le storie della vita sono spesso più simili ai fiumi che non ai libri.

Norman McLean, "In mezzo scorre il fiume"
Non c'è castigo divino più improvviso per il corpo e l'anima che perdere un pesce grosso, dato che deve pur esserci una lieve transizione tra la vita e la morte. Ma, con un pesce grosso, un attimo prima il mondo è nucleare e quello dopo è scomparso. Così. Andato. Il pesce è andato e tu sei estinto, tranne che per un bastone da poco più di cento grammi al quale è attaccata un po' di lenza e un filo [continua...]

Jack Kerouac, "Un mondo battuto dal vento: i Diari"
Oh, venti poderosi, che schiantate i rami novembrini! Il placido sole splendente, non toccato dalle furie della terra, abbandona il mondo all’oscurità, al selvaggio oblio e alla notte, mentre gli uomini tremano nei loro cappotti e si affrettano a tornare a casa. Poi le luci di casa scintillano in quelle profondità desolate. Eppure ci sono le stelle! Alte e luccicanti in un firmamento spirituale. N [continua...]

Kent Haruf, "Plainsong Trilogy 2: Il Canto della Pianura"
Questo libro è per chi ama spostarsi solo con il pensiero, meglio se in poltrona e sotto una coperta a scacchi rossi e blu, per chi riesce a sentirsi a casa anche solo con una finestra aperta sul cielo, per chi cerca su google maps i luoghi dei libri, meglio se immaginari, e per chi ha deciso di affidarsi al tempo, nella convinzione che lo spazio possa sempre tradirlo. [continua...]

Kent Haruf, "Plainsong Trilogy 1: Benedizione"
Questo libro è per chi ama rileggere i classici, e vorrebbe perdersi negli sconfinati spazi della pianura americana, per chi desidera un cappello da cowboy anche se forse non lo indosserà mai, per chi nutre una sorta di fiducia razionale nel genere umano e crede che le verità gridate siano sempre meno vere di quelle suggerite con pudore. [continua...]

Kent Haruf, "Plainsong Trilogy 3: Crepuscolo"
Questo libro è per chi ama guardare la danza delle candele sul muro, per chi ascolta la "Pastorale" di Beethoven, per chi ricorda quando da bambini ci si arredava una stanza con tutto quello che si trovava in giro, e per chi è rimasto solo, al freddo, per tanto tempo e oggi ha deciso di rimettersi in gioco e correre il rischio di diventare una persona diversa. [continua...]

Patrick Modiano, "Via delle Botteghe Oscure"
La maggior parte, anche da vivi, non avevano più consistenza di un vapore destinato a non condensarsi mai. Hutte mi citava l'esempio di un tale che chiamava "l'uomo da spiaggia". Costui aveva passato quarant'anni della sua vita sulle spiagge o ai bordi delle piscine a conversare amabilmente con villeggianti e ricchi sfaccendati. Negli angoli e sugli sfondi di migliaia di fotografie di vacanze, lo [continua...]

Ted Simon, "L'eredità di Jupiter"
Il senso di nausea stava passando. Dovevo ringraziare la motocicletta. Non ci si immaginerebbe mai che stare seduti sulla sella nella stessa posizione per ore e ore offra molto esercizio fisico. Si potrebbe pure pensare a una forma opprimente e costipata di inattività, incline a scuotere le vertebre in maniera malsana, invece, strano a dirsi, ha l'effetto opposto. Tutti i muscoli sono in costante, [continua...]

Carlo Cassola, "Un cuore arido"
Bisognerebbe non conoscerlo mai, l'amore. Continuare a sperarci... Ma che non venisse mai.

Wilfred Thesiger, "Sabbie Arabe"
Per me esplorare era un'avventura personale. Non andavo nel deserto arabo per raccogliere piante o per fare una mappa; cose del genere erano accidentali. Nel mio intimo sapevo che scrivere o perfino parlare dei miei viaggi significava sminuirne la portata. Volevo trovare la pace nell'asprezza dei viaggi nel deserto e nella compagnia della gente che lo frequentava. Mi ero proposto una meta in quest [continua...]

Wilfred Thesiger, "Sabbie Arabe"
Per anni l'Empty Quarter aveva rappresentato per me la sfida estrema e invincibile del deserto. Adesso l'avevo attraversato, e la ricompensa era una bevuta d'acqua pulita e quasi insapore. Questo mi bastava. [continua...]

Wilfred Thesiger, "Sabbie Arabe"
Mi arrampicai in cima alla duna e mi stesi pacificamente al sole, centoventi metri al di sopra del pozzo. Il desiderio di intimità è qualcosa che i bedu non comprenderanno mai; è qualcosa verso cui proveranno sempre un'istintiva diffidenza. Mi è stato spesso domandato dagli inglesi se mi fossi mai sentito solo nel deserto, e mi sono chiesto quanti minuti ho passato da solo negli anni in cui vi ho [continua...]

Wilfred Thesiger, "Sabbie Arabe"
Le civiltà si susseguirono, sorgendo e decadendo, attorno ai margini del deserto: i Minei, i Sabei, e gli Himariti dell'Arabia meridionale; l'Egitto del faraoni; Sumeria, Babilonia e Assiria; gli ebrei, i genici; i greci e i romani; i persiani; l'impero musulmano degli arabi e infine dei turchi. Durarono qualche centinaio o migliaio d'anni e svanirono; si svilupparono nuove razze e poi scomparvero [continua...]

Wilfred Thesiger, "Sabbie Arabe"
Come ci alzammo per andare via ci si avvicinò un vecchio. Bofonchiò un saluto e noi rispondemmo. Rimase immobile a guardarmi, strizzando gli occhi. Si fermò a guardarmi per un certo tempo e poi bofonchiò di nuovo: "Sono venuto per vedere il cristiano". Mentre mi scrutava coi suoi occhi velati, mi chiesi che cosa vedesse questo vecchio i cui antenati erano nominati nella Genesi. Forse oscuramente e [continua...]

Howard Phillips Lovecraft, "L'Orrore di Dunwich"
Non si deve pensare che l'uomo sia stato il primo o che sarà l'ultimo dei padroni della Terra. Quelli-di-Prima erano, Quelli-di-Prima sono, Quelli-di-Prima saranno. Oggi non sono negli spazi che conosciamo, ma tra gli spazi. Essi avanzano sereni e primitivi ed a noi invisibili. Yog-Sothoth conosce la porta. Yog-Sothoth è la porta. Yog-Sothoth è la chiave ed il guardiano della porta. Passato, prese [continua...]

Reinaldo Arenas, "Prima che sia notte"
Oh, Luna! Sei sempre stata al mio fianco, illuminandomi nei momenti più difficili; fin dalla mia infanzia sei stata il mistero che ha vegliato sul mio terrore, la consolazione nelle notti più disperate, sei stata mia madre e mi hai circondato di un calore che forse lei non seppe mai darmi; nei boschi, nel mare, nei posti più tenebrosi; c'eri sempre tu, mia compagna; eri la mia consolazione; la mia [continua...]

Reinaldo Arenas, "Prima che sia notte"
A distanza di dieci anni da allora, dalla partenza da Cuba, mi rendo conto che per un esule non esiste un posto giusto in cui vivere. Non esiste perché il posto dove abbiamo sognato, abbiamo scoperto un paesaggio, abbiamo letto il nostro primo libro, abbiamo avuto la nostra prima avventura sentimentale, è sempre presente nei nostri sogni; in esilio non si è che fantasmi, ombre di qualcuno che non [continua...]

Reinaldo Arenas, "Prima che sia notte"
Cuba era sempre sfuggita alla realtà grazie alla satira e alla burla. Ma con Fidel Castro il senso dell'umorismo era andato via via scomparendo, fino ad essere poribito; così il popolo cubano perse una delle poche possibilità che aveva di sopravvivere. Negandogli il riso, gli tolsero il senso profondo delle cose. Sì, le dittature sono pudiche, becere, e assolutamente noiose. [continua...]

Reinaldo Arenas, "Prima che sia notte"
Io direi piuttosto che colui che persegue la bellezza viene, presto o tardi, distrutto. L'umanità non tollera la bellezza, forse perché non può vivere senza di essa. L'orrore della bruttezza avanza ogni giorno a passi sempre più veloci. [continua...]

Reinaldo Arenas, "Prima che sia notte"
Perché la stragrande maggioranza del popolo e gli intellettuali non si resero conto del fatto che stava incominciando una nuova tirannide, più sanguinosa ancora della precedente? Forse ce ne rendemmo conto, ma la gioia di sapere che si viveva unr ivoluzione, che una dittatura era stata abbattuta e che era giunto il momento di vendicarsi, era più grande delle ingiustizie e dei crimini che venivano [continua...]

Reinaldo Arenas, "Prima che sia notte"
Chi promuove il dialogo con Castro ben sapendo (come tutti sanno) che non lascerà il potere con le buone e che non gli serve altro che una tregua e un aiuto economico per diventare più forte, è colpevole come gli sbirri che torturano e assassinano il popolo o anche di più, perché a Cuba si vive nel più assoluto terrore. Fuori, per lo meno, si può scegliere una certa dignità politica. [continua...]


ELENCO CITAZIONI E AFORISMI, ORDINE PER AUTORE/LIBRO

AA.VV., "Epopea di Gilgamesh"
Gilgamesh, dove ti affretti? Non troverai mai la vita che cerchi. Quando gli dèi crearono l'uomo, gli diedero in fato la morte, ma tennero la vita per sé.

Albert Camus, "La peste"
Ascoltando, infatti, i gridi d'allegria che salivano dalla città, Rieux ricordava che quell'allegria era sempre minacciata: lui sapeva quello che ignorava la folla, e che si può leggere nei libri, ossia che il bacillo della peste non muore né scompare mai, che può restare per decine di anni addormentato nei mobili e nella biancheria, che aspetta pazientemente nelle camere, nelle cantine, nelle val [continua...]

Albert Camus, "La peste"
[I separati (chi aveva l'amato compagno rimasto chiuso fuori dalla città per qualsiavoglia motivo, prima della chiusura della stessa)] portavano quindi nel cuore stesso dell'epidemia una distrazione salutare, che si era tentati di prendere per sangue freddo. La disperazione li salvava dal panico; il dolore, per essi, aveva qualcosa di buono. Ad esempio, se accadeva che uno di loro fosse portato vi [continua...]

Albert Camus, "La peste"
Al principio dei flagelli e quando sono terminati, si fa sempre un po' di retorica. Nel primo caso l'abitudine non è ancora perduta, e nel secondo è ormai tornata. Soltanto nel momento della sventura ci si abitua alla verità, ossia al silenzio. [continua...]

Albert Camus, "La peste"
[ Il flagello della peste comincia a scemare: ho raggruppato in un discorso unico varie citazioni dipanate in 3 o 4 pagine, che narrano il lento scomparire spontaneo della peste, e le reazioni nella psicologia dei "concittadini" che la subirono. ] A vederla mancare prede bell'e designate, come Grand o la ragazz di Rieux, inasprirsi in certi quartieri durante due o tre giorni mentre spariva del tut [continua...]

Albert Camus, "La peste"
Rispondeva, in conclusione, [...] che c'era sempre un'ora del giorno e della notte in cui un uomo eravile, e che lui non aveva paura se non di questa ora.

Albert Camus, "La peste"
Se una cosa si può desiderare sempre e ottenere talvolta, essa è l'affetto umano.

Albert Camus, "La peste"
E Rieux [...] ritenne giusto che, almeno di tanto in tanto, la gioia venisse a ricompensare quelli che si accontentano dell'uomo e del suo povero, terribile amore.

Albert Camus, "La peste"
D'altronde, il contagio sembrò retrocedere e per alcuni giorni si contò soltanto una decina di morti; poi, all'improvviso, di nuovo s'impennò. Il giorno in cui la cifra dei morti toccò la trentina, Bernard Rieux guardava il dispaccio ufficiale che il prefetto gli aveva passato dicendo: "Hanno avuto paura". Il dispaccio recava: "Si dichiari lo stato di peste. La città sia chiusa". [continua...]

Albert Camus, "Lo straniero"
Voleva ancora parlarmi di Dio, ma mi sono avvicinato a lui e ho cercato di spiegargli un'ultima volta che mi restava soltanto poco tempo. Non volevo sprecarlo con Dio. [parla del/col prete che in tutti i modi ha tentato di portarlo al pentimento cristiano] [continua...]

Albert Camus, "Lo straniero"
Ma tutti sanno che la vita non val la pena di essere vissuta, e in fondo non ignoravo che importa poco morire a trent'anni oppure a settanta quando si sa bene che in tutt'è due i casi altri uomini e altre donne vivranno e questo per migliaia d'anni. Tutto era molto chiaro, insomma: ero sempre io a morire, sia che morissi subito, sia che morissi fra vent'anni. [continua...]

Albert Camus, "Lo straniero"
Ho creduto per molto tempo non so per quale ragione che per andare alla ghigliottina si dovesse salire su un catafalco, fare alcuni gradini. […] In realtà la macchina era posata direttamente per terra. […] Ci si fanno sempre delle idee esagerate su ciò che non si conosce. Invece dovevo constatare che tutto è molto semplice: la macchina è allo stesso livello dell'uomo che vi si avvia. Egli vi giung [continua...]

Albert Camus, "Lo straniero"
Ho rifiutato per la terza volta di ricevere il prete. Non ho niente da dirgli, non ho voglia di parlare, e dovrò comunque vederlo presto. Quel che mi interessa in questo momento è soltanto di sfuggire alla meccanica, di sapere se l'inevitabile può avere una via d'uscita. [...] Malgrado la mia buona volontà, non potevo accettare questa certezza insolente. Perchè insomma c'era una sproporzione ridic [continua...]

Albert Camus, "Lo straniero"
[...] ho riconosciuto per un breve istante il profumo e il colore della sera d'estate. Nell'oscurità della mia prigione semovente ho ritrovato a uno a uno, come dal fondo della mia stanchezza, tutti i rumori familiari di una città che amavo e di una certa ora in cui mi avveniva di sentirmi contento. Il grido dei giornalai nell'aria già calma, gli ultimi uccelli nel piazzale, il richiamo dei vendit [continua...]

Albert Camus, "Lo straniero"
Come se quella grande ira mi avesse purgato dal male [...] mi aprivo per la prima volta alla dolce indifferenza del mondo. [...] Perché tutto sia consumato, perché io sia meno solo, mi resta da augurarmi che ci siano molti spettatori il giorno della mia esecuzione e che mi accolgano con grida di odio. [continua...]

Albert Camus, "Lo straniero"
Quando ci siamo vestiti, è parsa molto sorpresa di vedermi con una cravatta nera e mi ha chiesto se ero in lutto. Le ho detto che la mamma era morta. Siccome voleva sapere quando, le ho risposto "Ieri". Lei si è come ritratta un po', ma non ha detto nulla. Io stavo per dirle che non era colpa mia, ma mi sono trattenuto perché ho pensato che l'avevo già detto al mio principale [quando ha chiesto il [continua...]

Albert Camus, "Lo straniero"
La casa era calma e dal profondo della tromba delle scale veniva un soffio umido e oscuro. Non sentivo che i colpi del mio sangue che mi ronzava alle orecchie e sono restato immobile. Ma nella stanza del vecchio Salamane il cane ha dato un lamento sordo. Nel cuore di quella casa piena di sonno, il gemito è salito lentamente, come un fiore nato dal silenzio. [continua...]

Alberto Denti di Pirajno, "Un medico in Africa"
Nel cuore di ogni uomo sonnecchia un giustiziere: apparteniamo tutti alla turba dei lapidatori dell’adultera.

Alberto Vàzquez Figueroa, "Tuareg"
"Che cosa c’è dall’altra parte del deserto?" domandò Laila. "Gente", fu la risposta. "Molta gente. […] Le piace ammucchiarsi in piccoli spazi o in strette e puzzolenti case, gridando e agitandosi senza ragione, rubandosi e ingannandosi come bestie che sanno vivere soltanto in branco". "Perché?" […] "Non lo so […] perché alla gente piace agire in questo modo, ammucchiarsi e vivere dipendent [continua...]

Alberto Vàzquez Figueroa, "Tuareg"
“Sai cosa vuol dire essere comunista?” Gacel negò convinto: “Non ho mai sentito parlare di loro. Sono una setta?” “Più o meno. Ma non religiosa, solo politica.” “Politica?” ripetè senza comprendere. “Pretendono che tutti gli uomini siano uguali […]”. “Pretendono che siano tutti uguali, il furbo e lo scemo, l’imohag e lo schiavo, il lavoratore e il fannulone, il guerriero e il vigli [continua...]

Aleksandr Puskin, "Evgenij Onegin"
Chi ha vissuto e pensato, questi non può nella sua anima non disprezzare gli uomini.

Aleksandr Solgenitsin, "Una giornata di Ivan Denissovic"
Sciuchov si abbandonava al sonno quasi felice. Quel giorno aveva avuto molta fortuna: non l'avevano ficcato in prigione, la squadra non era stata mandata al "Villaggio Socialista", a pranzo era riuscito a rimediare una sbobba, il caposquadra aveva sistemato bene la percentuale, Sciuchov aveva lavorato con gioia al muro, alla tastata non gli avevano trovato il pezzo di sega, la sera aveva guadagnat [continua...]

Alfred de Vigny, "Stello"
...dal giorno in cui egli seppe leggere fu Poeta, e d’allora appartenne alla razza sempre maledetta dalle potenze della terra…

Alfred Elton Van Vogt, "Non-A"
IL GIUDIZIO NEGATIVO E' IL CULMINE DELL'ATTIVITA' MENTALE. [...] Innumerevoli miliardi di persone erano vissute e morte senza mai sospettare che le loro convinzioni assolute, positive avevano contribuito a creare il disordine mentale con cui avevano affrontato le realtà dei loro mondi. [continua...]

André Gide, "L'Immoralista"
"Quando parlo a uno di loro, mi sembra di parlare a tanti [...] Più assomigliano tra loro, e più sono diversi da me".

André Gide, "L'Immoralista"
Le più belle opere degli uomini sono pervicamente dolorose. Quale dovrebbe essere il racconto della felicità? Niente è raccontabile, se non ciò che la prepara, e poi ciò che la distrugge. E io vi ho detto ora tutto ciò che l'aveva preparata. [Si ricordi il commento di Schopenauer riguardo la Commedia di Dante...] [continua...]

André Gide, "L'Immoralista"
La malattia era entrata in Marceline, ormai abitava in lei, la segnava, la sporcava. Era una cosa sciupata.

André Gide, "L'Immoralista"
Da allora fu quello che io pretesi di scoprire: l'essere autentico, "il vecchio uomo", quello che il Vangelo non vuole più; quello che tutto, intorno a me, libri, maestri, famiglia ed io stesso avevamo prima cercato di sopprimere. [è l'oltreuomo di Nietzsce, quello oltre il bene ed il male. Il Vangelo è dunque il "moralista"; in questo capoverso è racchiuso il senso stesso del titolo del libro] [continua...]

André Gide, "L'Immoralista"
Potersi liberare, è niente; il difficile, è saper essere liberi.

André Gide, "L'Immoralista"
[Marceline] "capisco bene la vostra dottrina, perché è una dottrina, adesso. E' bella, forse, - poi aggiunse più piano, tristemente - ma sopprime i deboli". "E' quel che bisogna" risposi subito, mio malgrado. [continua...]

André Gide, "L'Immoralista"
Chi potrebbe dire quante passioni e quanti pensieri fra loro in contrasto possono coabitare nell'uomo?

André Gide, "L'Immoralista"
[Menalca] "E' a se stesso che ognuno pretende di assomigliare di meno. Ognuno si mette davanti un patrono, poi lo imita; non sceglie nemmeno il patrono che imita; accetta un patrono già scelto a priori. [...] Si ha paura di ritrovarsi soli; e non ci si trova del tutto. Questa agorafobia morale mi è odiosa; è la peggiore delle viltà. [continua...]

André Gide, "L'Immoralista"
Se non avessi scritto L'Immoralista, lo sarei diventato. [tratto dalla Prefazione]

André Malraux, "La via dei Re"
A me non piace che ci si lasci infinocchiar da Dio.

Antoine de Saint-Exupery, "Il Piccolo Principe"
Mi è sempre piaciuto il deserto. Ci si siede su una duna di sabbia. Non si vede nulla. Non si sente nulla. E tuttavia qualche cosa risplende in silenzio.


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