Brendan Dubois

Il giorno del riscatto

Stato lettura: LIBRO CONCLUSO IL 30/07/2019
1972, Stati Uniti d'America. Da alcuni anni si è conclusa una guerra nucleare tra USA e URSS: in tutta l'America, devastata dal conflitto, vige ancora il regime militare. Tra i milioni di morti c'è il presidente Kennedy, che molti americani ritengono responsabile della catastrofe nucleare, mentre altri, convinti che sia sopravvissuto, ne attendono, con esaltazione fanatica, un prossimo ritorno che riscatti il paese. Carl, un reporter del "Boston Globe" incaricato di un'inchiesta sulla morte di un veterano, viene invitato dalla censura a interrompere le indagini. Attratto dal mistero, decide di proseguire e scopre che l'uomo ucciso era in possesso di documenti segretissimi che smascherano il vero responsabile del conflitto.

Giudizio

Voto:
Romanzo ucronico agghiacciante. Ricordate la crisi dei missili di Cuba? Si parte da lì, solo che il romanzo presuppone che non ebbe successo alcun chiarimento ma che invece, dopo l'abbattimento del U-2 mandato a controllare la situazione, gli USA reagirono con uno sbarco militare sull'isola e un attacco per neutralizzare la minaccia, cui i russi replicarono col lancio di missili nucleari su New York, Washington, e altre grandi città americane, il che fece scattare una guerra lampo nucleare. La replica degli Stati Uniti fu radere al suolo il territorio russo. Ciò che rimane e vediamo, a 10 anni da quei fatti, è una Russia devastata e annientata, cancellata, quasi inabitabile con la popolazione rimasta rigettata ai tempi del più buio medioevo, e dall'altro lato dell'oceano un'America sgretolata, con vaste porzioni di territorio devastate e radioattive, un'economia distrutta, e una popolazione stremata e povera che sopravvive grazie ad aiuti umanitari sebbene soggiogata da un forte controllo politico censorio. Dell'antica gloria economica solo un amaro ricordo unito a rabbia nei confronti di chi ha scatenato la guerra nucleare unita al profondo senso di vergogna.
Dubois ci mostra in maniera chiara e lucida, senza manierismi né luoghi comuni, come sarebbe stata una guerra nucleare ai tempi in cui essa era effettivamente una possibilità reale. Ciò che scopriamo è che non sarebbe solo devastante per la distruzione materiale, ma anche per le strutture sociali: difficoltà di comunicazione e infrastrutture inutilizzabili porterebbero al caos. Un'altra particolarità della guerra nucleare che emerge dal libro è la sua velocità: in pochi giorni, grazie alle bombe nucleari moderne al cui confronto Hiroshima e Nagasaki sarebbero quasi giocattoli, Cuba viene trasformata in un inferno di fuoco, Key West sprofonda sotto al mare, la California diventa inabitabile, Washington diventa un enorme cratere di materiale fuso, New York viene annientata, l'URSS viene rasa totalmente al suolo. Con una guerra così veloce e devastante, non c'è tempo per farla trasformare in una nuova Guerra Mondiale. Le nazioni rimaste cominciano a giocare politicamente, sparito il grande e potente alleato americano, per conquistare la leadership mondiale. Quello che leggiamo nel libro di Dubois è una storia alternativa perfettamente realistica, cui in realtà siamo andati molto vicini, ed assolutamente agghiacciante. L'unica che resta immacolata, con o senza la guerra, quindi nel mondo irreale e in quello reale, è il nostro paese: "Chedo che non sia rimasto un solo partito comunista, se non forse in Italia". 
Verso la fine gli eventi accelerano e diventano un po' troppo frenetici con frequenti colpi di scena in stile cinematografico, ma non rovinano la spietata bellezza della storia. 

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