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Il vero incubo: un libro stampato male. Di Adelphi edizioni e di Mauro Corona

Categoria: LIBRI

Inserito in DATA: 01/03/2021
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E' la peggiore cosa che possa accadere ad un lettore. E' paragonabile ad un incubo, solo che accade nella realtà. Di cosa sto parlando? Di quando, durante la lettura di un libro, di colpo ci si trova di fronte ad un problema di stampa ovvero a pagine mancanti!
Se non vi è mai successo, non ve lo auguro.
Per fortuna che, in questo caso, stavo leggendo Nemici di Isaac Singer edito dalla mitica casa editrice Adelphi.

Molti anni fa, 20 o 25 penso, stavo leggendo Festa Mobile di Ernest Hemingway in un'edizione vecchissima che avevo trovato nella biblioteca di famiglia.
Arrivato quasi alla fine, mi trovai di fronte ad una situazione agghiacciante: le ultime 30 pagine erano stampate una si e una no. Quei fogli bianchi erano un buco pieno di angoscia ed orrore. Guardavo quel vuoto e mi sentivo male: cosa stava accadendo? Cosa successe a Fitzgerald e a Zelda? Terrore, angoscia, vuoto. Disperazione pura.
Dovetti abbandonare la lettura e, da quella volta, devo ancora finire di leggere quel libro.
Speravo non mi sarebbe mai più accaduta una cosa simile, ma l'orrore non è mai solitario.
Domenica 28 febbraio mi sono svegliato, ho fatto colazione, ho giocato col mio piccolo Simone, quindi sono andato in bagno a sedermi sul trono aprendo il bellissimo Nemici di Isaac Bashevis Singer.
Arrivo a fine di una pagina dove la parola "spregevole" era spezzata e doveva continuare alla pagina dopo, solo che mi trovai di fronte a "sprege-" da una parte e "rarsi" dall'altra.
"Spregararsi". Era forse una parola Yiddish? Andai nel glossario ma niente da fare, ed era ovvio visto che non era neanche scritta in corsivo, inoltre era chiaro che la parola dovesse essere "spregevole", ma il mio inconscio non voleva farmi riconoscere la verità. Continuai a leggere un po' di righe ed era chiaro che nella pagina di destra si parlava di qualcosa di totalmente differente da ciò che stava accadendo nella pagina di sinistra. 
Pensai ad un'inversione di stampa: controllai la pagina dopo, ma non vi era il "vole" che mi attendevo.
Infine abbassai lo sguardo: sulla sinistra vi era la pagina 160, ma sulla destra la pagina 193.
Assurdo. Inconcepibile.
Pensai che magari c'era una errata impaginazione, cominciai a scorrere tutto il libro per trovare le pagina mancanti ma dopo averlo sfogliato da principio alla fine dovetti ammettere che quelle pagine non c'erano. Controllai la rilegatura ma niente da fare, non erano neanche strappate: era proprio un problema di stampa.
Controllai la cronologia ordini su Amazon per chiedere la sostituzione, ma non vi trovai il libro; non c'era neanche su IBS. 
Incredibile!
Non giro mai librerie perché da me sono praticamente assenti e non mi muovo mai dall'ufficio, eppure l'unica volta che ero andato in un centro commerciale negli ultimi 6 mesi avevi acquistato quel libro!!!
Ero disperato: Leon Tortshiner ha appena detto a Herman Broder che Masha, sua ex-moglie ed amante di Herman, era una poco di buono e Herman, nonostante Leon sia un gran bugiardo truffatore, gli crede forse per avere una scusa ed evitare il problema della gravidanza di Masha. Come risolverà con questa rogna? Come risolverà con sua moglia Jadwiga che si sta convertendo all'ebraismo per avere un figlio ebreo? Come risolverà con Tamara, la sua moglie in Polonia che egli credeva ormai defunta ed invece è arrivata in America sopravvissuta ai Gulag russi?
Come sopportare - io - di dover lasciare tutti questi interrogativi aperti? La pagina si interrompe proprio quando Herman, a seguito dell'incontro con Leon Tortshiner, affronta per la prima volta una telefonata con Masha che ha evitato per giorni. Cosa si saranno detti al telefono? Devo restare con questo dubbio per sempre?
Non è possibile cazzo.
Compro i libri sempre online perché il mio tempo libero è praticamente inesistente e l'unica libreria che frequento è la mia fidata Libreria Pineta di Lignano, e la prima volta che compro un libro in una libreria diversa mi trovo il bidone.
La casa editrice è Adelphi, casa editrice per la quale nutro una stima infinita sia per la scelta di titoli, sia per le edizioni sempre precise e perfette, prive di refusi.
Provo a cercare online se trovo un'edizione ".epub" in versione xXx ma niente da fare.
Alla fine in extremis faccio una foto al problema e, domenica sera, scrivo ad Adelphi un'email in cui gli espongo tutto il mio sconforto e imploro mi mandino, se possibile, la scansione delle pagine mancanti.
Comincio nel frattempo a leggere un altro libro: ho scritto alla casella email generica "info" e penso che passeranno giorni per una risposta, se mai verrà.
Invece lunedì mattina mi ritrovo in casella la loro risposta:
Gentile signor Bortolotti,
siamo spiacenti per l'accaduto, potrebbe indicarci l'indirizzo al quale possiamo inviare una copia sostitutiva del volume?
Cordiali saluti
Ufficio Commerciale Adelphi Edizioni
Dio benedica Adelphi!!!
Per inciso, ho inviato l'indirizzo ma come ultima alternativa, ho proposto ancora di inviarmi un pdf delle sole pagine mancanti o in alternativa, per evitare spedizioni e costi, un file digitale comunicando che sono un possessore sia di un ebook Kobo Aura sia di un Kindle Paperwhite.
Sono rimasto sorpreso: alla fine il mio referente avrebbe dovuto essere, a mio avviso, la libreria, non l'editore. 
Invece sono stati veloci, solerti, disponibilissimi.
Domenica sera ho inviato l'email, lunedì mattina ho ricevuto la risposta, mercoledì mattina ho ricevuto il libro.
Grazie ancora di esistere, Adelphi Edizioni!

Racconto un aneddoto

Adelphi l'ho sempre adorata: i suoi libri sono stampati bene, rilegati bene, con una magnifica carta, la scelta di titoli è da sempre garanzia di qualità. Da filosofo, ho da sempre un rapporto con questa casa perché sia di narrativa, che di saggistica e divulgazione la loro scelta è magnifica.
Oltre a tutto ciò, reputo da sempre i loro libri quelli esteticamente più belli ed eleganti. Non si perdono in colori, caratteri, e via dicendo: ma restando nel loro minimalismo, i libri sono sempre bellissimi da vedere.
Messi in libreria, la figura che fanno è magnifica e possono essere considerati anche un bell'oggetto d'arredamento.
Nel 1998, mi pare, ero a Venezia: stavo passeggiando in attesa del mio turno per un esame, stavo per entrare alla libreria La Toletta quando incrociai Mauro Corona, a quei tempi non ancora l'insopportabile personaggio televisivo e mediatico che è ora.
Era in compagnia di una figone atomico che, mi disse poi, si laureava quel giorno in architettura con una tesi sulle sue sculture e l'aveva invitato per partecipare. 
Era pieno inverno e chiunque abbia vissuto a Venezia sa quanto sono rigidi i suoi umidi inverni. Lui era vestito come suo solito: una t-shirt senza maniche con un buco sul petto in cui era appeso un moschettone con delle chiavi. Mi fermai e lo salutai, mi chiese una sigaretta e gli mostrai tre pacchetti: Marlboro, Rothmans, e Camel senza filtro. "Chi mi offre una sigaretta e mi permette anche di scegliere deve bere con me" e andammo in un bar a bere un taglio; lo portai nel Bacaro di fianco al mio dipartimento, così ero a portata di mano per l'esame. Mentre bevevamo mi chiese se potevo indicargli una libreria dove c'erano libri della Adelphi e come non consigliargli la mitica Libreria Goldoni in cui persi metà del mio trascorso a Venezia? Magnifica, enorme, bella, su due piani, un luogo in cui avrei trascorso ore, e in effetti le trascorsi. Vi era lì una intera parete "arredata" con i magnifici colori stinti dei dorsi dei libri Adelphi, ogni volta che la guardavo mi sentivo come forse si sente un Cristiano di fronte al Vaticano.
Lo accompagnai per un pezzo, per l'esame c'era tempo, mentre la sua "amica" con pelliccia e capelli cotonati rideva come una gallina. Ci fermammo nel bar ai piedi del ponte dell'Accademia a bere un altro taglio e siccome avevo appena letto un suo libro, mi pare Finché Il Cuculo Canta, gli chiesi aneddoti in seguito. Mi mostrò la cicatrice dell'aquila sul braccio, e con l'occasione toccandolo mi resi conto che era bollente. Poi, mentre la tizia era in bagno, mi prese il foglio con l'iscrizione all'esame e vi disegnò un gufo, che colorò col vino: fu in quel momento che decisi che l'esame potevo rimandarlo e passare il pomeriggio con lui.
Arrivammo alla Libreria Goldoni dopo altre soste tagli e ne fu entusiasta, tant'è che comprò due o tre suoi libri e me li regalò, scrivendovi una piccola dedica.
L'esame era ormai perso, ma con la media che avevo potevo permettermelo e mai avrei perso un pomeriggio come questo. Imparai qualcosa? Assolutamente nulla, né poi tornai mai da Corona ad Erto a trovarlo o a ricordargli quella giornata. Magari un giorno lo farò, se questo covid si leva dai coglioni. Di certo di quella giornata mi è rimasto un bel ricordo.

Materiale a corredo


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