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Ernest Hemingway: Isole nella corrente

Stato lettura: LIBRO CONCLUSO IL 10/09/2021
Voto: leggi la recensione
Isole nella corrente è la prima delle pubblicazioni postume delle opere di Ernest Hemingway. Il libro, la cui scrittura era iniziata negli anni 1950-51, era stato originariamente destinato a rilanciare l'autore, dopo le recensioni negative che questi aveva ricevuto per Di là dal fiume e tra gli alberi. Il romanzo, in origine, nelle intenzioni di Hemingway, doveva comprendere tre storie che dovevano illustrare diverse fasi della vita del protagonista, Thomas Hudson; le tre diverse parti dovevano essere intitolate The Sea When Young, The Sea When Absent e The Sea in Being. In seguito, i titoli furono cambiati in Bimini, Cuba e Al mare. (Wikipedia.it)

Recensione

Leggere un nuovo libro di Hemingway è come entrare in un bar di periferia portuale e incontrare un amico che non vedi da anni, solo che questo amico è sincero. Hemingway è un amico con cui puoi parlare di tutto, e un amico che anche se per molto tempo trascuri, è sempre disponibile.
Per questo lo adoro, è il perfetto amico immaginario.
Questo libro nonostante sia ottenuto da scritti ritrovati mai pubblicati quindi probabilmente inconcluso almeno a redazione, pubblicato postumo e revisionato dalla moglie Mary e dall'editore, è indubbiamente del nostro Ernest, si sente benissimo la sua voce parlarci. Come molti, se non tutti, i suoi libri, è ispirato dalla sua esperienza stessa, dalla sua vita, o forse è meglio dire dalla sua mitobiografia che si deframmenta come se Hemingway fosse uno specchio caduto a terra e infranto. Nella prima parte, ad esempio, sicuramente il protagonista è Thomas ma sia sicuri che il nostro non sia (anche) Roger, che del resto è uno scrittore?
Nonostante ciò manca di qualcosa che non saprei dire e potrebbe anche essere suggestione per il fatto che si sa già dall'inizio che non l'ha pubblicato lui. Dialoghi lunghi e quasi privi di senso o scopo a tracciare invece velatamente le personalità diventano quasi canti mantrici che prendono il nostro cervello e lo trasportano a quasi intervenire nel discorso per dire la propria. Forse alcuni di questi lunghi dialoghi possono in alcuni punti essere ripetitivi ma capire se così voleva l'autore o così è rimasto a causa di una mancata revisione è difficile capirlo.
Hemingway è uno di quei casi che a leggerlo così non dice un po' un cazzo ma va prima conosciuta la persona e va interpretata per comprenderla bene, solo dopo ciò si possono affrontare i suoi libri che sono un ricettacolo di nascosta solitudine e angoscia per il tempo che passa, il mondo che cambia e la vecchiaia (identica alla morte) che si avvicina sempre più come una minaccia insuperabile. Era una persona indubbiamente disperata e disillusa nei confronti del mondo che reagiva a questa disperazione con quello che erroneamente chiamiamo "machismo", con l'alcol e con la scrittura. 
In questo libro ci sono tutti questi elementi assieme e ciò ne fa una vera "botta".
Qualche particolarità sui tre capitoli o "racconti":
BIMINI - Una specie di summa del negativismo di cui sopra perché la felicità di Hudson per i suoi figli si frappone ai suoi pensieri di morte e solitudine e rammarico di ciò che ha perso o abbandonato. La personalità di Hemingway si sgretola tra Hudson e Roger e qualche altro dei suoi figli. Scena della battaglia col pesce epica. La figura di Andrew è stranissima ed inquietante come attestato i commenti finali di Eddy. Chiusura annichilente, mi sono sentito veramente male da così tanto dolore peraltro accettato quasi passivamente e persino atteso, come qualcosa di inevitabile, sottolineato anche dall'incredibile brevità del capitolo sulla morte dei figli brevissimi, apposta o da rivedere? Non lo sapremo mai ma così com'è è devastante .
CUBA - L'incipit col gatto è una tra le cose più tenere che abbia mai letto e nella sua scrittura diretta riesce a trasmettere sentimenti e calore che in nessun altro modo sarebbe stato possibile. Dialogo con la principessa caotico e un veramente bastardo, non sapremo mai se doveva essere rivisto per sistemare alcune cose o se così doveva essere; senza mai scendere nei particolari riesce ad essere incredibilmente osceno.
AL MARE - Un'incognita, questo racconto. Un testamento, ma pure una incognita. Si muore senza motivo, buoni e cattivi, giovani e vecchi, ma tutto quanto resta per me un'incognita. Che senso ha? Ok la guerra, i crucchi, i prigionieri, le informazioni, si si mi va bene tutto ma perché quella compagnia lì? Perché Peters? Chi è Willie? Cosa fa Ara? Bello, molto bello, angosciante, si sente il caldo e la bonaccia e l'umidità salmastra sulla pelle e il bruciore del sole negli occhi, ma rimanere un peregrinare in fondo a se stessi. Perché "al" mare e non "per" mare? Ne sono uscito molto stranito quando ho letto quel "fine" così brutale, senza pace neanche nella morte.

Vuoi saperne qualcosa di più? Controlla se ho inserito citazioni di Ernest Hemingway

Tutti i libri di Ernest Hemingway

  • Avere e non avere (stato: Libro finito)
  • Di là dal fiume e tra gli alberi (stato: Libro finito)
  • Il giardino dell'Eden (stato: Giacente in deposito)
  • Il Vecchio e il Mare (stato: Libro finito)
  • Isole nella corrente (stato: Libro finito)
  • Tutti i Racconti (stato: Libro finito)
  • Verdi colline d'Africa (stato: Libro finito)
  • Vero all'alba (stato: Libro finito)
  • Guarda l'anteprima di tutti i libri di Ernest Hemingway
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