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IL GIARDINO DELL'EDEN

Ernest Hemingway

C'è sempre una così tanto immensa quanto celata tristezza in Hemingway. Scrive di allegria, feste, amore, felicità ma è tutto così falso, così artificioso, vedi dietro un uomo che fa di tutto per essere felice e normale. Sono certo che Hemingway abbia vissuto tutta la vita osservando il mondo e giudicandolo folle e resistendo giorno per giorno all'impulso di spararsi in testa. Finché restò giovane ebbe forza per resistere, e tanta. Da vecchio vivere semplicemente non valeva più la pena. Chi lo considera solo uno sfrenato festaiolo non ha capito proprio un cazzo. Hemingway è una delle poche persone che non è mai diventata schiava del proprio personaggio.
In questo libro troviamo righe e righe e pagine di dialoghi d'amore tra il protagonista e la sua donna, passeggiano, fanno il bagno, mangiano, bevono sempre parlando d'amore e gioia e felicità e nonostante ciò si sente continuamente un'aura di sospetto veramente sinistra... c'è falsità inconscia e conscia in ogni parola. E' talmente sensibile che è agghiacciante. Ti dà l'idea di una persona che in tutti i modi, con sforzo immenso, tenta di essere normale; probabilmente questo era Hemingway e quando la vecchiaia non gli concesse più sufficienti forze a sostenere lo sforzo, capi che era finita. Hemingway (e così molte persone) vanno guardate oltre il loro sorriso, la loro allegria non è gioia ma reazione, e sintomo. Forse è solo una mia impressione perché postumo ma soprattutto incompleto e riadattato, ma in questo romanzo ho percepito tutto il tragico disincanto di Hemingway, ma anche la sua enorme forza di volontà.
Arrivando al libro vero e proprio: è strano. C'è sesso, quasi perversione, non mi ricordo un altro Hemingway così "sessuale". C'è imprecisione nei dialoghi come pure in tante parti della storia, come una mancanza di linearità o dubbio sulla biografia dei protagonisti. C'è incompletezza generalizzata ma che si percepisce indirettamente, come se i dialoghi costituissero la struttura tecnica della storia ma mancasse una rifinitura finale. Del resto è postumo, Hemingway leggo che ci lavorò per ben 15 anni, ma non è solo postumo bensì incompleto: la moglie e un editore lo pubblicarono dopo averlo sistemato ed averne tolte moltissime parti. Da Wikipedia scopro che si presuppone fosse costituito da 48 capitoli mentre nella versione pubblicata sono 30 ed è una gran bella differenza, mentre su Reddit un tizio dice che le modifiche sono drastiche, con dialoghi scambiati di persone, rimozione di scene, aggiunta di altre, ben oltre quello che dice Wikipedia. Non potremo mai sapere (a meno di non fare un'indagine alle fonti) cosa è stato tolto, cosa è stato aggiunto, cosa è stato riadattato e modificato. Tranquilli, comunque: è Hemingway, lo ritroverete, in un modo o nell'altro.
La prima parte si muove in un perenne dialogo ovattato e non appassiona più di tanto, tuttavia nella seconda David ci accenna il racconto di caccia in Africa che sta scrivendo, un ricordo di un'avventura con suo padre, e quello che riceviamo di questo racconto è una delle cose più belle che Hemingway abbia mai scritto e non il libro in sé ma quel preciso racconto è un gioiello che dà senso alla lettura di tutto il libro. È meraviglioso e triste allo stesso tempo. Un racconto a specchio a mio avviso, suppongo che il "padre" sia in realtà Hemingway stesso in una specie di auto analisi junghiana ma non mi addentro di più in questo senso interpretativo, non mi interessa più tanto, resta che quel racconto è meraviglioso e mi piacerebbe tanto estrapolarlo e completarlo.
Forse, se fosse riuscito a terminarlo, questo romanzo sarebbe diventato una pietra miliare della produzione di Hemingway. Fino a tre quarti del libro ero convinto che avrei potuto dargli al massimo 4 stelle su 5 ma da quel racconto in poi migliora tantissimo e il finale è qualcosa di tragicamente epico o epicamente tragico che dir si voglia ma perfetto in ogni riga.
C'è un brano terribile: quando Marita gli propone di riscrivere i racconti perduti il modo in cui dice "No" argomentando che ormai, una volta scritti e rivisti e sistemati, diventano irripetibili, mi ha fatto venire la pelle d'oca e pensare, dopo quella frase, a come David dev'essersi sentito fa male al cuore (sentimento che invece Hemingway tace, lasciandolo nell'indirettamente deducibile, appunto). Sapendo com'è finita la sua vita, ben prima del colpo di fucile, leggere quelle righe fa male. Il brano in questione lo trovate qua..

Tutti i libri di Ernest Hemingway

  • Avere e non avere (stato: Libro finito Libro molto apprezzato! )
  • Di là dal fiume e tra gli alberi (stato: Libro finito )
  • I racconti di Nick Adams (stato: Giacente in deposito )
  • Il giardino dell'Eden (stato: Libro finito )
  • Il Vecchio e il Mare (stato: Libro finito )
  • Isole nella corrente (stato: Libro finito )
  • Tutti i Racconti (stato: Libro finito Libro molto apprezzato! )
  • Verdi colline d'Africa (stato: Libro finito )
  • Vero all'alba (stato: Libro finito Libro molto apprezzato! )
  • Totale libri: 9
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