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IL WAGNERIANO PERFETTO

George Bernard Shaw

George Bernard Shaw, drammaturgo (principalmente), era anche un appassionato e critico musicale; pubblicato nel 1898, questo testo è ciò che scrisse per introdurre alla tetralogia dell'Anello del Nibelungo di Richard Wagner.
Io adoro Wagner e la Tetralogia soprattutto, l'ho ascoltata migliaia di volte e tengo perennemente nello smartphone brani scelti di varie direzioni, le ore accumulate ad ascoltare Wagner nella mia vita sono incalcolabili, non potrei farne mai farne a meno. Ho letto a suo tempo i saggi magnifici di Thomas Mann, ho letto decine di pagine di critica da vari siti web, ho letto il libello molto carino di Sinopoli e ora mi sono deciso a prendere questo libro che non so per quale motivo ma mi ha sempre creato titubanze
Ora che l'ho concluso ammetto che la mia prima impressione andava maggiormente creduta. E' un libro molto celebrato e non c'è dubbio che Shaw abbia conoscenze musicali e critiche di tutto rispetto, ma a mio avviso è un libro non brutto, ma sbagliato. Non è brutto, sia chiaro, ma ha svariati problemi e in molti casi si pone proprio all'opposto di ciò che a me più piace di Wagner.
Innanzitutto, non è un libro su Wagner ma sul Wagnerismo, da cui l'ossessione di Shaw per il tema politico dal punto di vista del socialismo, un'interpretazione però, a mio avviso, tirata, poiché ogni cosa può essere allegorizzata, e sebbene Wagner fosse dietro le barricate nel 1848 ciò non implica immediatamente che la Tetralogia sia solo o principalmenteun saggio socialista. Certo, alcune cose si lasciano pensare, ma ogni cosa è "allegorizzabile" e per ogni cosa si può trovare un'interpretazione politica nonché la sua opposta, non per niente si dice anche (con pari idiozia) che Wagner era "nazista". Personalmente, amo Wagner perché mi piace la sua musica, trovo geniali molte sue scelte e avvincente la narrazione, la progressione degli eventi e dei temi mitici mi pare perfetta, i momenti evocativi della musica mi sembrano perfetti, e punto. Mi fermo qua. Non mi frega se nel mezzo posso metterci il proletario e l'industriale, il militare nazionalista e il prete avido, non me ne frega nulla dell'allegoria. Me lo godo così com'è. Che stia anticipando Freud, cantando il socialismo e la lotta al capitalismo, o fondando i germi del nazismo, non me ne frega.
Come non manderei mai al rogo dei libri, allo stesso tempo non reputo saggio santificarli. Sono ateo e ostile alle religioni soprattutto monoteistiche, ma molti libri del Vecchio Testamento li considero patrimoni dell'umanità. Quando leggo Giobbe non mi frega nulla di Dio e dell'ebraismo sebbene lo consideri uno dei testi più belli mai scritt, e così con Wagner: sarà pur vero che è un'allegoria socialista, ma non me ne frega nulla, per me è la storia di Wotan.
Le rappresentazioni dell'Anello con Wotan in giacca e cravatta e Mime con la salopette da meccanico mi fanno orrore e non capisco come Shaw possa aver fatto un libro in cui l'allegoria è tale e il momento principale, quando lo comincia con questa magnifica presa di posizione: «la mia maniera preferita di godermi la Tetralogia consiste nello starmene in un palco, indietro, seduto comodamente su due sedie, coi piedi appoggiati in alto, e ascoltare senza guardare. Perché, insomma, un uomo che non abbia una immaginativa che lo serva meglio delle più elaborate e costose produzioni dello scenografo che cerca di dar l’illusione del vero, farebbe meglio a non andare a teatro».
Non trovo corretta neanche la struttura del libro: mettere subito così su due piedi la trama è sbagliato. La trama, diciamocelo, è banale, è la solita storia di dei, figli degli dei e uomini che possiamo trovare pure in Pollon. E' il complesso della Tetralogia che fa la differenza, ovvero il complesso della storia unitamente al complesso della musica e così come l'ha pensata invece Shaw, la musica quasi manca. Certo, Shaw è un drammaturgo e a quello forse più si interessa, ma Wagner non è solo un drammaturgo e, giustificando Shaw stesso che Wagner ha fatto un lavoro totalizzante e che si distingue dall'Opera vera e propria, non vedo il motivo di saltare quasi a pié pari la questione strumentale nella prima parte e, anzi, arrivare persino a dire che i suoi celebri leitmotiv sono stucchevoli artifici senza utilità alcuna... Peraltro dicendo il contrario alla fine del libro quando, finalmente, parla della musica.
Shaw è interessato perlopiù all'interpretazione politica, di conseguenza sul capitalismo e sull'operaio insiste la narrazione mentre è volutamente disinteressato al lato psicologico, che invece troviamo nei magnifici saggi di Thomas Mann, e questa cosa la trovo assurda proprio lì si muove, in parte, la tetralogia. Proprio Mann ha sottolineato come i leitmotiv rappresentino quasi l'elemento dell'Es in confronto a ciò che dice l'Ego.
Mi ha sempre affascinato il fatto che Wotan, nella conclusione de La Valchiria ( clicca per ascoltare), dopo aver messo a dormire Brunnhilde invece di annientarla (poteva toglierle i poteri, azzopparla, sfigurarla, ucciderla), dopo averla messa al sicuro dietro al fuoco di Loge che è un notorio imbroglione, canti con orgoglio e piena divina potenza il suo veto "Chi teme la punta della mia lancia, mai attraversi il fuoco!" proprio sul leitmotiv di Sigfrido. Ignorare questa commistione di musica e psicologia significa prendere Wagner e tramutarlo in un banale librettista, uno scrittore di pamphlet rivoluzionari. La bellezza di quel passaggio è proprio data dal fatto che la boria di Wotan nella linea melodica del suo canto è già schiantata in un preludio di suicidio, e forse proprio è Wotan che così sceglie o prevede o fa in modo che un tempo ciò accadrà, pensiamo al fatto che Sigfrido deve ancora nascere eppure Wotan sta sostanzialmente creando un giaciglio per Brunnhilde quasi matrimoniale, con un fuoco inerme che serve semplicemente a riservare il posto a Sigfrido, più che una minaccia è una barriera protettiva a lui dedicata. Dopo il canto di Wotan, trombe e tromboni riprendono il leitmotiv di Sigfrido con particolare forza, con un crescente lento o possente che sovrasta tutti i fiati che ripetono inermi il motivo del fuoco in una rappresentazione di Sigfrido che questo fuoco lo traversa senza danno. Senza considerare il fatto che sarà Wotan stesso a spiegare a Mime come riparare la spada Nothung, spada con la quale Sigfrido gli spezzerà la lancia, mettendolo a tacere per il resto della Tetralogia. Sostanzialmente con molta vanagloria Wotan prepara ogni dettaglio della sua disfatta: questo è comprensibile solo in un tutto unico, dal libretto non se ne capisce che una piccola parte. E' un momento fortemente psicoanalitico ma soprattutto è maestoso musicalmente, come poter ignorare una cosa simile in una trattazione su Wagner? Come semplicemente poterlo descrivere a partire dal libretto? Ha senso farlo? Posso descrivere "Per Elisa" di Beethoven parlando solo della mano sinistra, e in un altro capitolo della mano destra? Che ne sarebbe, così facendo, delle Gymnopedies di Satie? Posso parlare delle Fughe di Bach separandone le varie voci?
Questa separazione di argomenti lo porta a volte fuori strada, separare la musica dal libretto e il libretto dal suo immediato senso preferendogli l'allegoria non può che sviare il discorso. Un esempio: Wotan non uccide Hunding con un "semplice colpo della mano" come dice Shaw, si può dire che non lo uccide neppure, semplicemente gli dice di andare da Fricka e riferirle che, come desiderava, Sigmund è morto. Ovviamente, dire a un umano di andare da una dea significa dirgli di morire, ma Wotan lo fa dunque non con la mano bensì con la voce e in modo subdolo. Non è un mero atto, ma è qualcosa di più fine, lo uccide con una parola ("Geh!"), è il Verbo che diventa morte ( clicca per ascoltare). E' geniale, e Shaw lo liquida con una superficialità che lascia basiti. Anche tutta la sua interpretazione di Sigfrido (opera e protagonista) l'ho trovata quasi infantile, Sigfrido è immensamente più complesso di quelle quattro vicende che ne dice lui, è infinitamente più complesso del minatore e del "borghese col cilindro" o del selvatico "pericoloso" perché senza legge. E che dire di Mime, un essere abbietto indubbiamente malvagio ma che, per come ce lo presenta Wagner, tende quasi a far pena nel suo correre in giro per tentare, una volta nella sua vita, di avere un riscatto ed essere invece semplicemente sconfitto per l'ennesima volta? E' solo un essere ignobile, allegoria di uno Stato, una Chiesa, un funzionario statale o che altro di allegorico ne dice, oppure un altro dei misteri di questa Tetralogia, un altro figuro che evade da ogni distinzione tra Bene e Male?
Alcuni momenti di Shaw destano imbarazzo. Le Figlie del Reno sono figurate a rappresentare le sgualdrinette da quattro soldi "che oggi si trovan dappertutto nelle nostre città" (parafraso, non ho sottomano la citazione diretta), ovvero le donne dei nuovi tempi potremmo dire, le ragazze che non vogliono più essere solo "future donne di casa", quelle sono le ragazze che hanno portato forse direttamente all'emancipazione femminile e probabilmente Shaw non era molto d'accordo con questa cosa, del resto è inglese e fiero di esserlo. Non si fa neanche tanti problemi a dare dello stupido a chi non studia Wagner o ascolta la musica solo per diletto. Anche in ciò è un borioso inglese, fitto di quello strano humor a volte simpatico a volte saccente, ma del resto non viveva nella nostra epoca dove l'individuo medio non sa neanche che la musica è composta da note, ignora il pentagramma, e dice che un DJ è uno che "suona".
E' un libro dotto, scritto da una persona che ne sa molto, ci sono spunti interessanti ad esempio il consiglio di uscire dall'ideologia (che io ho, lo ammetto) che la Tetralogia sia la conclusione della sua ricerca compositiva, o che il Gotterdammerung scaturisca da un'opera primigenia a se stante (la Morte di Sigfrido). Ma sbaglia target, doveva limitarsi alla Tetralogia dell'Anello, tralasciando il Wagner storico, la Gran Bretagna, la lotta politica di classe, il Wagnerismo, il Bayreuthismo. Ne sarebbe uscito un vero gioiello.
Nel corso degli anni nel mio blog mi è capitato di mettere qualche pensiero su Wagner:

Tutti i libri di George Bernard Shaw

  • Il wagneriano perfetto (stato: Libro finito )
  • Totale libri: 1
  • Non sai cosa leggere? Prova con un libro a caso

    NOTA BENE | le recensioni di libri qui presentate sono esclusivamente frutto del mio gusto personale che inoltre è anche contestualizzato al periodo in cui mi trovo a leggere quel determinato libro. Ciò che io dico potrebbe non andare bene per voi, il mio consiglio è di leggere anche altre recensioni online, ma allo stesso tempo di lasciarvi ispirare dalla sensazione ingiustificata che il nome di un autore, il titolo di un libro, una copertina, ciò che ne dici la quarta, la fedeltà a una casa editrice o il consiglio di un libraio possono suscitarvi. E' così che io perlopiù scelgo un libro. Per quanto riguarda i voti si consideri che bene o male un libro brutto è sempre meglio che una bella serie in tv, perché i libri avranno sempre una cosa in più: tacciono. Per il resto vale quanto già detto in altre parte del sito: è mio, ci scrivo io, quello che voglio io, internet è grande e troverete altri siti che vi aggradano.

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