L'Anello del Nibelungo di Richard Wagner

Categoria: MUSICA

Inserito in DATA: 24/10/2019
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Qualche minuto fa ho chiuso l'ufficio al pubblico. Mi sono seduto, ho spento il telefono e sono andato su Youtube a cercare qualcosa da ascoltare per mettermi a lavorare al nuovo sito internet aziendale. Mi è capitato il finale del Goetterdammerung di Wagner, diretto da Karajan con i maestosi Berliner Philarmonicher. Ricordo ancora il cofanetto del mio amico Giovanni di questa registrazione, quando eravamo all'università. Io invece avevo quella di James Levine.
Non potrò mai dimenticare il giorno in cui sentii questo brano non per la prima volta in assoluto, ma per la prima volta dopo aver ascoltato tutto il ciclo dell'Anello del Nibelungo. La prima volta in assoluto lo ascoltai nel primo CD di Wagner che comprai, una selezione solo orchestrata diretta da Sir Georg Solti: potenza assoluta. Fu amore immediato, nonostante la mancanza del cantato fu comunque amore immediato. Del resto con Wagner è forse meglio cominciare così, se non si è avvezzi a questa musica: altrimenti da dove partire, con un ciclo composto da quattro opere la cui durata è dalle tre a oltre quattro ore l'una?
Cominciai ad ascoltare musica di Wagner, mi approcciai al suo stile e allo studio di quest'opera che, detta papale papale, richiede incredibile dedizione. Per apprezzarla appieno devi leggere, e ascoltarla a pezzi. 
Solo così pian piano ti entreranno in testa i famosi leitmotiv: questi non sono solo brani musicali ripetitivi, ma nel complesso dell'opera spesso sostituiscono le parole, danno voce alle emozioni, musicano stati psicologici, sottolineano relazioni fra eventi e persone.
Solo dopo ascoltai tutto il ciclo per intero, un atto alla volta, un'opera alla volta, tutto quanto, e fu così che arrivai al grandioso finale del Crepuscolo degli Dei e di questo brano in particolare. Come ho già detto, la copia in mio possesso era sotto la direzione di James Levine e, probabilmente per tutto questo contesto, da sempre la considero la migliore. Obiettivamente non saprei qualche scegliere come migliore: è un pezzo, come tutta la musica classica, che viene reso in mille modi diversi. Chi fa la pausa, chi no, chi lo tiene pacato, chi lo fa ritmato, chi sottolinea i fiati... Adoro la versione di Giuseppe Sinopoli al Festival di Bayreuth: forse perché un giorno lo incrociai a Venezia, mentre bevevo grappa e leggevo una rivista al bancone in marmo del bar Alla Fenice, e lui mi fece un cenno di saluto notando la mia paralisi mentre lo guardavo? O forse semplicemente perché era un gran direttore? Non lo so. Non posso neanche pubblicare quel pezzo perché Sinopoli morì poco dopo e non so se sono state pubblicate registrazioni, io ce l'ho semplicemente perché lo registrai dalla radio, su cassetta, durante la diretta di Rai 3 che ogni anno ascoltavo e durante la quale, spesso, mi cucinavo dei wurstel e dei crauti per emulare la tradizione che prevede questo pasto durante le pause tra gli atti al famoso festival wagneriano.
L'ultimo minuto dopo la letterale esplosione dell'orchestra non lo dimenticherò mai: il Valhalla distrutto dal fuoco, gli dei e gli eroi annientati, sentii letteralmente le acque del Reno lambirmi i piedi e fu la fine di una tensione quasi estatica. Dopo la catastrofe gli archi emergono dalle acque, non dal cielo, a portare serenità e calma. A portare la fine.
In quel minuto Richard Wagner riuscì a creare qualcosa di magico, un momento surreale di pace e desolazione che nessuno riuscirà mai a replicare. 
In quel minuto è stato messo il punto e la parola FINE alla musica. Wagner ha raggiunto l'apice, ha scritto qualcosa che è assolutamente perfetto e che non può essere né replicato né superato.



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