lun 15/06/2026 | RSS | Menu

PROJECT HAIL MARY

Andy Weir

Un uomo si sveglia in un posto sconosciuto, una stanza con tre lettini, sugli altri due ci sono due persone morte ormai mummificate. Non ricorda nulla, un computer di bordo di certo non avveniristico lo cura e ne controlla le funzioni vitali. Pian piano a quest'uomo tornano i ricordi, ma non tutti assieme, uno per volta.
Ricordate L'uomo di Marte di Weir? Il protagonista si trovava abbandonato su Marte e, grazie alle sue conoscenze scientifiche, ideava giorno per giorno metodi per sopravvivere e contattare la Terra. Era un libro molto pedagogico a livello scientifico, ma godibilissimo. In questo "Project Hail Mary" quello schema narrativo viene portato alle sue estreme possibilità. Ogni riga è un utilizzo di conoscenze scientifiche per superare un ostacolo, ogni singolo fottuto paragrafo è una lezione scientifica: per darvi un'idea, appena svegliato si rende conto che c'è qualcosa di strano nel modo in cui cadono gli oggetti e ci sorbiamo alcune pagine di misurazioni della velocità della caduta e delle oscillazioni di un pendolo con relative spiegazioni per concludere alla fine che la gravità è diversa e soprattutto soggetta a un'accelerazione, cosa che fa comprendere a Ryland, il protagonista, che si trova su un'astronave. Questi momenti si intervallano con reminiscenze della passata vita terrestre di Ryland, ricorda che gli fanno volta per volta ricordare il suo nome, quello dei suoi compagni, perché è nello spazio, il nome della nave, e via dicendo, e anche tutti quei ricordi riflettono lo stesso schema narrativo: problema-ragionamento-deduzione-soluzione ogni singolo fottuto paragrafo. È sicuramente intelligente, come pure illuminante su tante questioni, ma indubbiamente esagerato. Questo sistema infatti serve a colmare, volta per volta, pagina per pagine, le lacune della memoria di Ryland e ciò significa che ogni pagina è un mistero, ogni capitolo è come un racconto di tipo Giallo che si conclude con un finale aperto a introdurre il successivo, uno schema troppo ripetitivo che crea, più che noia, un estremo nervosismo e una continua insoddisfazione. In pratica dopo le prima 50/60 pagine capiamo che tutto il libro sarà così, un'amnesia che pian piano si riempie di ricordi a partire da dotte istruzioni scientifiche. Il problema è che parliamo di circa 500 pagine... E' un peccato, perché la storia è interessante, il tema intrigante, e Weir scriverebbe pure bene.
Un altro problema è quello legato al tema (o trucco) dell'Eroe, il protagonista che sa più di tutti, fa più di tutti, risolve per primo i problemi, è sempre al momento e nel posto giusto, il deus ex machina tanto caro alla fantascienza di tanti anni fa ma del resto alla narrativa popolare in generale. Anche in The Martian il protagonista è l'Eroe ma la sua potenza è limitata dal fatto che è da solo e puoi pensare che, se non fosse l'Eroe, non ci sarebbe nessuno altro su Marte di cui raccontare la storia. Qui però l'eroe non è da solo - perlomeno sulla Terra -, quindi questo insegnante delle medie che da solo risolve problemi che tutti i migliori scienziati del mondo non riescono neanche a comprendere, dimostrandosi più che un genio, è una cosa troppo artefatta. Ci stavano una o due uscite geniali perché lui aveva un paradigma mentale differente, ma no così è troppo. Parliamo di un biologo, per quel che ho capito, che di colpo capisce per primo cosa sono gli alieni, di cosa sono fatti, come funziona, perché vanno tra il Sole e Venere, come si riproducono, e persino elabora i progetti di uno strumento che permette di farli riprodurre in serie. Ora io capisco che magari a livello base un biologo avrebbe avuto molto da dire, ma la ideazione, elaborazione, progettazione del sistema per farli riprodurre (essendo una "apparecchiatura" che fornisce da un lato luce/energia e dall'altra CO2) non avrebbe avuto più senso se gestita da altre persone più adeguate a quel particolare ambito ingegneristico? Sa e fa tutto, dalla Terra a Tau Ceti. Sempre lui, tutto lui, possibile? Che peraltro è il solo che sopravvive al viaggio e per fortuna dato che è un genio e, pur senza alcuna memoria di sé e del suo passato, riesce a fare qualsiasi cosa anche oltre le sue competenze? E' pure un programmatore, dato che con l'alieno sviluppa un software traduttore con persino sequencer Midi per vocalizzare la lingua di Rocky, cosa che presuppone pure basi linguistiche, nonché musicali; probabilmente ha l'orecchio assoluto perché la traduzione della lingua la fa in pochi giorni (dice che l'alieno dorme ogni 86 ore, calcolando una media di 8 ore di sonno considerando che dorme tre volte sono 11/12 giorni e dopo questo tempo già si parlano con termini tecnici come "massa", "periodo", "struttura atomica" e via dicendo, assurdo!) e riesce persino a impararla a memoria (una lingua polifonica!) non necessitando spesso del suo software autocostruito, alla faccia di Arrival! La parte della lingua è particolarmente pesante: pagine e pagine con gli esperimenti riportati uno a uno, esempio per esempio, e da notare che ogni tentativo che fa ha successo, la comprensione avviene immediatamente, mai un intoppo, mai un'incomprensione, mai un problema, è uno schiaffo in faccia alla filosofia del linguaggio, alla linguistica, all'antropologia in ogni declinazione (culturale, paleo, etno, ecc.). Con la sua voglia quasi nevrotica di mostrare le sue conoscenze di scienza, questo romanzo diventa uno schiaffo in faccia alla scienza in genere, ogni singola pagina. Fa accadere problemi di continuo, che con la scienza vengono elegantemente risolti, ma mai del tutto perché una piccola breccia creerà un nuovo problema, cui seguirà una elegante soluzione ma con una nuova breccia, così per 500 pagine, giuro, dall'inizio alla fine. Nel mentre ci sarà una spiegazione minuziosa di ogni singola cosa, persino mentre deve svitare i bulloni di sostegno dei propulsori fa intervenire un problema, un dado che vola via, una vite che si spezza, e via dicendo, è un continuo proliferare di problemi e soluzioni in uno schema identico e ripetitivo dall'inizio alla fine del romanzo.
Problemi ce ne sono fin troppi, in questo romanzo, tutti legati alle soluzioni artificiose ed estreme che Weir ha immesso nella narrazione per piegarla alla sua volontà mentre bisognerebbe piegarsi alla volontà del destino narrato nella storia, lasciare che si svolga da sé e non essere noi gli dei che possono manipolare a piacere quel destino: a Ryland la memoria ritorna sempre al momento giusto, gli serve una cosa e un ricordo del passato gli risolve la situazione, gli serve il suo nome e in un ricordo la Stratt lo chiama per nome, gli serve capire come stabilizzare la nave e un ricordo gli riporta il momento dell'ideazione della centrifuga, è sempre tutto così immediatamente perfetto. E ciò che è sempre perfetto è falso. E in tutto questa perfezione del continuo ragionamento di Ryland, Weir si dimentica una cosa: il sentimento; Ryland non si meraviglia mai dello spazio, non guarda le stelle, quando scarica i corpi dei suoi compagni non si ferma ad ammirare il nero cosmico interstellare, di Tau Ceti gli interessa solo verificare che le macchie si spostino per capire se è una foto o una ripresa live e poi non guarda mai più la stella che dalla Terra era solo un puntino lontano, non fa niente di tutto ciò, pare non gli interessi proprio nulla del fatto di essere in una bottiglia nel mezzo del Cosmo. Nemmeno quando esce dall'astronave per agguantare il cilindro: anzi, questo è forse il momento più debole di tutti, la sua EVA è totalmente disinteressata da quello che lo circonda, dal fatto di essere il primo che fa una EVA in un altro sistema stellare, lo stesso fatto di fare una EVA gli è ininfluente. Sebbene manchino degli oblò, Ryland stesso dice che "le telecamere esterne [...] sono disseminate ovunque sullo scafo", possibile che riesca a non avere il desiderio di dare un'occhiata? Possibile tanta freddezza emotiva? Si, possibile, perché l'emotività è il grande assente in questo romanzo. Ryland non viene preso dal panico nello svegliarsi in un cubicolo asettico, non viene preso dal panico per le braccia robotiche, non viene preso dal panico per le mummie, per lo spazio, per gli alieni, per la EVA, per l'abissale distanza dalla Terra, per il destino degli umani negli anni trascorsi per la aberrazione relativistica del tempo, non ha paura della nave aliena né si inquieta quando vede l'alieno dal vero per la prima volta. Ryland non viene mai preso dal panico, dallo stupore, dalla tristezza, dalla solitudine: Ryland non ha emozioni. Questo ha pure una conseguenza sulla globalità del romanzo, poiché vi manca pathos.
Questo sistema inoltre genera molteplici problemi interni. Ho visto che su Youtube sono molti i video riguardo le critiche scientifiche alle tesi contenute nel libro (a questo link uno interessante con due tizi che già conoscevo, piuttosto bravi, ma che si basano solo sul film): del resto più scienza teorica e fittizia immetti nella narrazione, più rischi di dire cazzate e Weir ne mette veramente a badilate in questo romanzo perché vuole dare una spiegazione scientifica a tutto, tutto quanto, e il risultato è che spara (probabilmente un sacco di cazzate). La parte della centrifuga è tipica: ok a usare gli astrofagi per creare un motore e andare su Tau Ceti, il trucco degli astrofagi risolve il problema del motore ma riguardo la questione della centrifuga è da anni che i profani dicono "Perché la ISS non la fanno ruotare" e il problema ben noto e tuttora irrisolto è che le forze scatenate dalla rotazione distruggerebbero ogni astronave da noi ipotizzabile, ad oggi non si sa come costruire una centrifuga spaziale che possa resistere a questo sforzo e nel romanzo in qualche mese (o settimana?) lo risolvono. Dal mio piccolo posso dire che la necessità che Weir sente di educarci alla scienza è eccessiva perché crea svariate inutili complessità nella linearità della storia: ad esempio, subito dopo che Ryland si ricorda il mio nome, cosa che serve a sbloccare le capacità di interazione con computer, perché direttamente non gli chiede "Come sono morti i miei compagni" oppure "Qual è la destinazione del mio viaggio" oppure "Quanto distante dalla Terra mi trovo" o anche "Quanto tempo è passato da quando sono partito"? Non c'è un motivo valido per mettere in bocca a Ryland queste domande, se non il fatto che Weir vuole che Ryland scopra queste cose grazie alla sua intelligenza e alla scienza, ma è un po' troppo artificioso come motivo. Introdurre una specie di ChatGPT nella narrazione sarebbe stato sicuramente interessante e avrebbe e avrebbe alleggerito la narrazione, che invece è un lungo e pedante monologo solitario. C'è anche un problema con gli eridiani: sappiamo che non vedono ma usano l'ecolocalizzazione. Non sono uno scienziato ma ho un po' di dubbi in merito alla sua efficacia nel creare un essere progredito... Però Weir stesso a mio avviso lo ammette. Dice infatti che il loro sistema sonoro di percezione nell'ambiente non funzionerebbe nel cosmo: "ma a che gli serve una EVA del resto? Hanno inventato i robot per questo". Ora mi spieghi come una specie che non ha gli occhi, che non conosce altre specie animali con gli occhi, che (come dice Rocky) non sa neanche che sia possibile "vedere" la luce, come funziona allora il robot? Se il robot ha la visione, il dialogo è errato perché Rocky non sa neanche che roba è, mentre se non ce l'ha quale alternativa c'è per farlo funzionare? È molto preciso nel prendere i cilindri e lanciarli, come pure a montare il tubo; da altre pagine del resto pare di capire che il robot trasformi gli impulsi visivi in rilievi sui monitor dell'astronave, rilievo rilevabili dall'ecolocalizzazione, di conseguenza il robot in effetti ha la visione, ma se Rocky sa che ce l'ha perché sa che fa una traduzione per il suo sistema ecolocalizzatore, perché dice che non sa cos'è la visione e che la luce si può vedere? E l'astronave, come funziona? Come si orienta? E può una specie animale che non può usare telescopi, microscopi e via dicendo, diventare tecnologica e ideare l'ascensore spaziale, manipolare la xenonite, creare astronavi e creare un motore ad astrofagi se, come si evince dagli esperimenti che fanno assieme, gli astrofagi non può "vederli"? Per non parlare dell'assurdo, che c'è : possibile organizzare tanta tecnologia e viaggi interstellari senza conosce le radiazioni, ma soprattutto la relatività? Come hanno calcolato la rotta per Tau Ceti senza telescopio e senza calcoli relativistici? Come l'hanno trovato, come l'hanno visto? Ma anche: se non sono mai usciti dalla loro atmosfera e per questo non conoscono le radiazioni, come hanno visto la loro propria stella, e la linea Petrova? Tutta questa insistenza sulla scienza diventa prossima alla magia poiché viene applicata continuamente, insistentemente, a una situazione immaginaria. La manipolazione degli astrofagi, l'utilizzo di una nave interstellare, non esistono, insistere con la scienza sull'irreale è rischioso, e Weir non vince la sfida. Ad esempio, in The Martian c'è un ambiente reale, la scienza che usa è reale, pianta patate, non astrofagi: qui non è così e Weir è quindi costretto a tirare troppo la corda che, a mio avviso, in 500 pagine ha tutto il tempo per spezzarsi e dipende solo da quanto il lettore tiene duro. Nonostante tutta la "-scienza" che cita, questo libro rimane più orientato al lato "fanta-". E' un artificioso eccesso di scienza che finisce col remarle contro e produrre incongruenze.
Ora passiamo al lato buono del romanzo, dopo tutto questa mia pesante critica che, sia chiaro, non rinnego ma semplicemente ho voluto esprimerla prima perché sono un rompicazzo. Nonostante tutte le debolezze, la trama è bella, l'idea fantastica anche se piuttosto assurda ma è avvincente, è nuova, è intrigante. Il senso dell'enorme disastro che incombe sulla Terra c'è ed è oppressivo anche perché lo scopriamo man mano che gli intermezzi sul passato, ricordi e flashback di Ryland, si intervallano alla narrazione attuale. E' brutto, veramente brutto. Angosciante. Allo stesso tempo questa alternanza tra le due dimensioni temporali inquieta per via della enorme dilatazione temporale: Tau Ceti è a 11,9 anni luce dalla Terra e l'astronave di Ryland viaggia prossima alla velocità della luce: significa si che per lui sono trascorsi circa 3 anni sulla nave, ma sulla Terra ne sono passati più di 12! Gli alunni della sua scuola verso i cui destini lui si era così inquietato sono ormai grandi, 25enni forse e chissà quanti di loro saranno già morti. Fa impressione. La Stratt compare di continuo ma che ne è stato di lei, ci viene saltuariamente in mente quando compare? Weir è bravo a rendere queste cose, forse magari anche senza volerlo, come mero effetto dello sfasamento narrativo, in entrambi i casi reso sempre al presente perché i ricordi di Ryland non sono esposti dalla sua voce ma sono proprio scene indipendenti a se stanti, non giacciono nel passato, sono un altro presente ma più indietro nel tempo e l'espediente narrativo funziona sempre, non è la prima volta che lo si incontra in letteratura. Inoltre tutta questa insistenza noiosa sulla fisica ha comunque un magnifico effetto pedagogico, si veda i miei calcoli del sonno di Rocky o quello della diversificazione relativistica temporale tra il viaggiatore e lo spettatore. Questo libro fa pensare: di continuo, un po' troppo, a volte insensatamente, ma fa pensare. Stanca, ma stanca per fa lavorare il cervello. Cosa si può trovare di male in ciò? Niente di niente: anzi. Certo, c'erano altri modi per farlo, Weir ha scelto il metodo più arzigogolato per farlo, c'erano un sacco di altri metodi ma questo è quello che abbiamo quindi facciamocelo piacere. Il finale comunque è bellissimo.
Mi sarebbe piaciuto però qualcos'altro. Innanzitutto, perché sono morti i due compagni di viaggio di Ryland? E che ne è stato di Stratt? Ovviamente non possiamo saperlo perché Ryland non torna sulla Terra (non rompetemi i coglioni per lo spoiler, in un libro non ha valore, io ad esempio sapevo già dall'inizio come si sarebbe concluso ma non mi cambia nulla, le ultime dieci pagine sono una minuscola parte delle 500 nel mezzo). Un capitolo finale l'avrei in mente: sulla Terra la popolazione si è ridotta molto in seguito alla devastazione degli Astrofagi, ma la nuova forma di energia ha risolto molti problemi del passato e cambiato anche le coscienze dei terrestri. Di colpo questa visione diventa una visione dello spazio, un'astronavo si è appena messa in orbita. La scritta "Hail Mary" sul fianco è diversa, anche la nave ha forma e colori diverse. Una navicella attracca al portellone, e quando le porte si aprono un'anziana Stratt sorride al claudicante Ryland tornato a casa. Mi sarebbe piaciuto, e avrebbe permesso di aprire uno sguardo sulla Terra-nel-frattempo.
Va bene comunque. E' un buon romanzo, oltre i miei gusti sicuramente, non mi piace molto la fantascienza hard perché, come dicevo, tende a migrare troppo verso il "fanta-". Non ci saranno draghi ed elfi, ma fisica inesistente, chimica inesistente, biologia inesistente ce n'è sempre fin troppa ed è la stessa cosa dei draghi. Tuttavia è un buon romanzo, pesante e lungo, ma bello, e (sebbene un po' scontato) gestito bene nel finale.

Tutti i libri di Andy Weir

  • L'uomo di Marte (stato: Libro finito )
  • Project Hail Mary (stato: Libro finito )
  • Totale libri: 2
  • Non sai cosa leggere? Prova con un libro a caso

    NOTA BENE | le recensioni di libri qui presentate sono esclusivamente frutto del mio gusto personale che inoltre è anche contestualizzato al periodo in cui mi trovo a leggere quel determinato libro. Ciò che io dico potrebbe non andare bene per voi, il mio consiglio è di leggere anche altre recensioni online, ma allo stesso tempo di lasciarvi ispirare dalla sensazione ingiustificata che il nome di un autore, il titolo di un libro, una copertina, ciò che ne dici la quarta, la fedeltà a una casa editrice o il consiglio di un libraio possono suscitarvi. E' così che io perlopiù scelgo un libro. Per quanto riguarda i voti si consideri che bene o male un libro brutto è sempre meglio che una bella serie in tv, perché i libri avranno sempre una cosa in più: tacciono. Per il resto vale quanto già detto in altre parte del sito: è mio, ci scrivo io, quello che voglio io, internet è grande e troverete altri siti che vi aggradano.

    Ultimi 5 post dal blog riguardo a LIBRI

    Riflessioni dopo 16 anni di ebook reader
    Ho abbandonato Kobo: Recensione Kindle Paperwhite 12a generazione
    Trucchi per ebook Kindle
    Esportare le annotazioni da un ebook Kobo
    Recensione ebook reader Kobo Libra 2 e confronto con Kobo Aura
    Leggi tutti i post nella categoria LIBRI del blog



    © il sommo Bostro-X - www.BOSTRO.net

    Questo sito l'ho realizzato io e quindi è proprietà intellettuale mia e non ne concedo alcuna autorizzazione.
    La fruzione del sito sottintende l'accettazione della Privacy Policy e delle Condizioni d'Uso
    CONTATTI: info[at]bostro[dot]net

    Aggiornamenti via feed RSS | Torna in cima