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Thomas Bernhard: Perturbamento

Stato lettura: LIBRO CONCLUSO IL 09/10/2021
Voto: leggi la recensione
Un medico condotto della Stiria, accompagnato dal figlio, fa un giro di visite: insieme a loro, dalla prima frase fin oltre l’ultima, siamo presi in un «perturbamento» che avvolge tutto come uno scirocco metafisico. Una vibrazione di malattia e di tristezza emana dalla psiche e dalla natura. La campagna, qui, è il luogo prediletto della brutalità: dal caldo opprimente dei fienili, dove i bambini hanno paura di morire soffocati, al gelo segregato di un castello, a picco su una gola ostile alla luce: ovunque si percepisce un invito alla distruzione, un incoraggiamento all’ansia suicida. Le porte si aprono ogni volta su qualcosa di atroce: la moglie di un oste malmenata a morte, senza ragione, dagli avventori del locale; una vecchia maestra in agonia, con «il sorriso delle donne che si destano dal sonno sapendo di non avere più speranza»; una fila di uccelli esotici strangolati, perché i loro lamenti sono assordanti.
In uno stile asciutto, protocollare, Bernhard elenca i relitti del dolore, finché la scansione inflessibile, martellante dei fatti lascia il posto all’immane delirio dell’ultimo infermo: il principe Saurau, raggelato da un eccesso di lucidità, scosso da un continuo frastuono nella testa, abbandonato ormai a una «micidiale tendenza al soliloquio». Nelle sue parole incessanti confluiscono e si dilatano i frammenti dell’orrore che già abbiamo traversato. Ma qui essi vengono scalzati dalla loro fissità e presi in un vortice, il moto perpetuo del «perturbamento».
Perturbamento è stato pubblicato per la prima volta in Germania nel 1967. (Adelphi)

Recensione

Ho riletto questo libro perché l'avevo già letto una ventina d'anni fa ed ero convinto mi fosse piaciuto. Ciò che mi ha fregato è in realtà il titolo, deriva infatti da un termine coniato da Sigmund Freud per un saggio che considero tra i suoi scritti più belli, Il Perturbante (Das Unheimliche) in cui il grande Freud riesce a coniugare la psicoanalisi e la letteratura. Perturbante è forse simile al termine "sinistro" perché indica quella forma di terrore causato non dall'immagine diretta ma dalle implicazioni inconsce che l'immagine riesce a far emergere nella mente del lettore, da ciò che essa evoca. Freud descrive questo fenomeno parlando del racconto L'uomo della sabbia (Der Sandmann) di E.T.A. Hoffmann , un racconto maestoso. 
Ecco come arrivai a questo libro, e oggi come quella volta ho provato una gran delusione. Cos'è perturbante in questo libro? Il brutale assassinio della moglie dell'oste? Il musicista storpio e violento rinchiuso in una gabbia nel suo letto? Il tizio che scrive un libro di cui sistematicamente distrugge ogni foglio appena gli riesce bene? Il principe Saurau, dominatore del libro col suo enorme monologo? Il rapporto tra il dottore e il suo enigmatico figlio? A mio avviso quest'ultimo è la chiave, con le sue riflessioni così lucide mentre fa questi orrendi incontri, così pacato e così sereno, così razionale ed obiettivo di fronte alla morte, alla malattia, alla follia.
I protagonisti si muovo in un'Austria rurale e brutale, scura e cupa, triste e solitaria ma soprattutto incredibilmente violenta nella sua vita che rispecchia l'adagio homo homini lupus
Perché parlo dunque di delusione? Perché Bernhard si è spinto troppo oltre; avrebbe potuto limitarsi a un più semplice oltre e invece lui l'ha sorpassato con il lungo, troppo lungo monologo di Saurau togliendo pagine alle inquietanti riflessioni del figlio che quando ritorna, nelle ultime pagine, di nuovo a parlare della sorella - figura appena accennata e che avrebbe meritato ben più pagine - è ormai tardi.
Scrittura maestosa, progetto maestoso, protagonisti maestosi, ma aspirazioni eccessive.
Perturbante è, in realtà, questo libro stesso.

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