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Stig Dagerman: Il Serpente

Stato lettura: LIBRO CONCLUSO IL 18/04/2021
Voto: leggi la recensione
Mentre la Seconda guerra mondiale opprime l’Europa, un serpente infesta un sonnacchioso campo di addestramento della campagna svedese e un’altrettanto inoperosa caserma di Stoccolma durante la mobilitazione generale. Nella sua concretezza di corpo ora si scopre, ora si copre alla vista, ma il simbolo maligno che incarna sa piantarsi nella psiche di chi ci si è imbattuto. Il primo a vederlo è il sergente Bohman, al comando di uno svogliato gruppo in esercitazione, e subito un crampo lo stringe come in un cerchio di ferro. Il soldato Bill lo cattura a cuor leggero, forse solo per strappare al sergente qualche ora in più di libera uscita in cui togliersi una voglia con Irène prima di una festicciola a base di ragazze e bevute. Ma il serpente che crede di avere al sicuro nello zaino gli infesterà i sogni, getterà nel panico gli amici e confonderà realtà e fantasia tanto a lui quanto a Irène. Sotto forma di odore di paura, poi, aleggia pungente in «Non riusciamo a dormire», in cui otto reclute cercano di scacciare l’insonnia raccontandosi storie di vita vissuta. E di strategie contro l’angoscia, con le menzogne che comportano, saranno in cerca tutti i personaggi del libro. Tutti tranne Scriver, alter ego dell’autore, convinto che il serpente sia sempre lì, manifesto o latente, e che sia responsabilità di ciascuno prenderne atto, anche fino alle estreme conseguenze. Il serpente, che sia un romanzo, come gli entusiasti recensori lo definirono nel 1945 quando uscì, o una raccolta di racconti collegati, mette in campo ricchezza metaforica, potenza simbolica e beffarda ironia, movimentate da arditi salti di registro, per mostrare che la sola via per l’umano è non aver paura della paura.

Recensione

Esordio letterario di Stig Dagerman del 1945, ovviamente arrivato in Italia solo nel 2021.
In ogni suo libro, Stig pittura un mondo terribile, che ti chiedi come ha fatto a sopravvivere quei pochi anni che vissuto prima del suicidio. In questo primo libro il morbo della malattia esistenziale che lo condannò è già presente in ogni suo aspetto. Un mondo spietato, dove le persone sono fantocci, marionette come la pattuglia che insegue Bill appena evaso, come Wera che accetta ciò che passa al convento, come Irene che vorrebbe essere apprezzata e per farlo tenta di imitare gli altri e farsi marionetta, o meglio marionetta lo è già ma tenta di farsi marionetta simile alle altre marionette che popolano il suo mondo. Solo il serpente vive, il serpente come simbolo ancestrale di lotta e vita di soppiatto. Terribile e demoralizzante, spietato ma - aimé - inevitabile. Tuttavia questo è solo l'inizio perché in realtà è solo il primo episodio di un... Cosa? Un romanzo? Una raccolta di racconti? Non si capisce. La prima parte è quasi una chiave, la seconda un insieme di stanze. Scrittura magnifica ma che questa strana struttura rende difficile la lettura, molto difficile. 220 pagine da seguire con concentrazione per capire dove si è. Restano comunque dei punti fissi: la caserma, la solitudine, la spietatezza umana. Il serpente fa solo qualche comparsa come uno spirito. Difficile, molti difficile. Volevo mettere 4 stelle ma mi rendo conto che il limite non è di Dagerman, ma mio.

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Tutti i libri di Stig Dagerman

  • I giochi della notte (stato: Libro finito)
  • Il Serpente (stato: Libro finito)
  • Il Viaggiatore (stato: Libro finito)
  • Perché i bambini devono ubbidire? (stato: Libro finito)
  • Guarda l'anteprima di tutti i libri di Stig Dagerman
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