Facebook | Commenta | È martedì 05/07/2022

A.B. Guthrie: Il grande cielo

Stato lettura: LIBRO CONCLUSO IL 09/02/2021
Voto: leggi la recensione
Il grande cielo non è il solito western americano. C’è tutto quello che contraddistingue il genere (pianure sconfinate, mandrie di bisonti, caccia, polvere da sparo, fucili, sparatorie, indiani) ma la vicenda si concentra sul percorso di formazione di Boone Caudill: un ragazzo che, soltanto sedicenne, decide di abbandonare la famiglia in seguito all’ennesimo gesto di violenza del padre per abbracciare la vita nomade degli uomini di frontiera. Così, abbandona il suo Kentucky per seguire i suoi sogni di indipendenza e avventura.
È un western atipico perché Boone non è in cerca di denaro, sembra anzi rifiutarlo, così come rifiuta Dio e gli ideali di conquista americani. Ha solo un sogno: quello di poter vivere libero. Da un certo punto di vista sembra la versione ottocentesca di Sulla Strada, un paragone riportato sulla quarta di copertina che ho trovato particolarmente azzeccato.

Recensione

Quando annuncia al padre di voler scrivere un romanzo sulla frontiera e i suoi uomini, il padre gli dice dovrà essere un'odissea con personaggi che "vivono una contraddizione, contaminando un mondo che apprezzano per la sua purezza". Questa è la chiave di volta per comprendere il romanzo.
Grande potenza, grandi ambienti, grandi spazi, un mondo che cambia. Attraverso la storia di Boone Caudill che scappa di casa e diventa un trapper, vediamo gli ultimi grandi momenti dell'America selvaggia, l'America degli indiani dei castori e dei bisonti, l'America ancora sconosciuta con passi noti solo ai nomadi indiani, montagne inviolate e praterie dominate dagli animali. Boone Caudill è un antieroe: non cerca fama o successo, non cerca soldi o neanche a dire la verità la libertà come la intendiamo oggi. Cerca il silenzio, cerca l'assenza di programmazione nella vita, ripudia la routine e, ovviamente, viene sconfitto. Non vi sto svelando la trama, tranquilli, perché di queste 500 pagine e più, già dopo le prime 100 si capisce subito chi è Boone. Un bravo ragazzo ma impulsivo, la sua prima uccisione è spietata e quasi inutile, il corpo morto che rimane al suolo in mezzo alla gente che continua a bere e il simbolo di una società che società proprio non era, e questo era il suo bello. Boone è un insoddisfatto perché ciò che cerca è distrutto dalla ricerca stessa, la pace che cerca è rovinata dalla sua intromissione, il suo silenzio è rotto dalla sua presenza, le terre in cui si rifugia sono violentate dal suo arrivo, e gli indiani in cui trova cosa raggiungono la fine della loro storia.
Impossibile non provare una certa invidia per queste persone. Più di tutto, comuque, come in Lonesome Dove, questa è un'epopea di non di persone, ma di terre, è l'epopea della conquista dei territori inesplorati dell'Ovest e del nord, è l'epopea di 150 anni fa quando in America le persone erano coloni che costruivano il proprio mondo con la forza.
LA sconfitta di Boone è la sconfitta delle aspirazioni dell'uomo conto la realtà delle cose; il colono finale che vuole andare nell'Oregon è la chiave perchè è un inetto cui qualcuno ha comunque tracciato la strada e cerca un sogno più che una realtà. "Chi ama guardare non distrugge ciò che guarda", dice Guthrie stesso citato nella bella (e breve!) postfazione ed invece è ciò che succede a Boone, che è attivo in questa distruzione, ma anche a Summers e al povero Jim che questa distruzione il primo la riconosce e se ne toglie, richiudendosi nella prigione della campagna e dei "maiali", il secondo invece la subisce non avendola mai riconosciuta.
Sempre dalla postfazione leggiamo che, secondo Guthrie, per un buon scrittore "l'aggettivo è il nemico del nome e l'avverbio è il nemico del verbo": questo è lo stile narrativo che troviamo in questo libro, dove non si dice ad esempio che uno ha fame, ma che sogna pane con farina di mais e costolette.
Maestoso: io per descrivere questo libro sono invece costretto ad usare aggettivi, e ne uso tanti perchè è veramente magnifico, epico, immenso.
Non c'è libro più bello di un libro che, quando finisce, ti lascia nostalgia dei suoi protagonisti, ti fa venire voglia di viaggiare verso i luoghi dove si sono mossi, e ti lascia una grande tristezza. Sono fatti così, i grandi capolavori.
Non c'è libro più bello di un libro che, quando finisce, ti lascia nostalgia dei suoi protagonisti, ti fa venire voglia di viaggiare verso i luoghi dove si sono mossi, ma allo stesso tempo ti lascia una grande tristezza.
OCCHIO PERCHE' QUESTA  E' UNA TRILOGIA: Il Grande Cielo - Il Sentiero del West - Fair Land, Fair Land (non ancora tradotto)

Vuoi saperne qualcosa di più? Controlla se ho inserito citazioni di A.B. Guthrie

Tutti i libri di A.B. Guthrie

  • Il grande cielo (stato: Libro finito)
  • Il sentiero del West (stato: Libro finito)
  • Guarda l'anteprima di tutti i libri di A.B. Guthrie
  • Ultimi 5 post dal blog riguardo a LIBRI

    Titoli attuali di libri, per capire perché la gente non legge
    Libri che vorrei rileggere
    Il vero incubo: un libro stampato male. Di Adelphi edizioni e di Mauro Corona
    Sulla lettura: un romanzo di sei parole?
    Genealogia di base della famiglia Moskat dal libro di Isaac Bashevis Singer
    Leggi tutti i post nella categoria LIBRI del blog


    Fino a marzo 2021 era possibile postare commenti tramite Disqus ma siccome non mi piacciono le pubblicità a meno che non facciano intascare soldi a me, ho rimosso il modulo. Quindi, riguardo ai commenti, d'ora in poi vi fottete. A me non cambia nulla (anzi).

    © il sommo Bostro-X - www.BOSTRO.net

    Questo sito l'ho realizzato io e quindi è proprietà intellettuale mia, e non ne concedo alcuna autorizzazione.
    Visitando il sito si sottintende la presa visione delle CONDIZIONI D'USO

    Aggiornamenti via feed RSS | Torna in cima