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Jurij Gagarin: Non c'è nessun Dio quassù

Stato lettura: LIBRO CONCLUSO IL 25/05/2015
Voto: leggi la recensione
"Pojechali", cioè, in russo, "andiamo". Fu questa l'ultima parola pronunciata da Jurij Gagarin il 12 aprile del 1961. Poi ci fu tempo soltanto per i reattori del Vostok 1, l'astronave che avrebbe consentito al ventisettenne Gagarin di compiere un'impresa mai tentata prima: raggiungere lo spazio e riuscire a vedere la Terra dalla Luna. Tutto il mondo restò allora con il fiato sospeso, come dubitando che il figlio di un carpentiere potesse compiere una simile missione. C'era in gioco, in quel momento, il senso stesso della Rivoluzione d'Ottobre: un'aspirazione alla giustizia e all'uguaglianza che Gagarin racconta attraverso la sua vita, dall'infanzia, trascorsa al tempo della resistenza contro l'invasore nazista e alla vittoria della "grande guerra patriottica", fino all'addestramento riservato ai piloti dell'aeronautica, passando per la vita nel colcos e per gli studi preliminari all'ammissione nel Partito comunista. Una grande avventura dove in primo piano c'è l'uomo, le sue aspirazioni e i suoi sogni. Perché quello che è certo è che Jurij Gagarin riuscì a trovare la via del cosmo, riportando dalle orbite frasi destinate a restare famose per sempre: "Non c'è nessun Dio quassù".

Recensione

Che dire, se non forse ... triste? Una tra le più grandi avventure della nostra specie dai tempi di Colombo, ovvero la conquista dello spazio, oltre qualsiasi frontiera, diventa in questo libro l'apologia della Russia, di Lenin, dei Soviet e del Comunismo. Tutto gira attorno al comunismo come perfezione: le astronavi vengono costruite lì perché il sistema comunista forma i migliori scienziati, i piloti sono i migliori perché il sistema comunista crea i migliori piloti, l'uomo comunista è l'unico che può fare una cosa simile perché è retto e perfetto, la Russia è l'ideale assoluto di pace e perfezione, e bla bla bla. Certo è che dev'essere stato ben "rielaborato" dopo la stesura di Gagarin, perché molti pezzi sembrano proprio pezze attaccate con la colla dopo la conclusione, si sa che la censura (che non solo toglie, ma anche aggiunge) era uno dei mezzi preferiti dal regime comunista.
Viene a volte voglia di poterci parlare e dirgli "Ma che cazzo dici, sei rincoglionito?" perché in alcuni punti il suo idealismo comunista è proprio fuori luogo. Parla tanto dell'URSS come simbolo della pace, ma non penso proprio che anche a una persona addentrata nei meandri della politica come lui potesse essere credibile una tesi come questa, che ad esempio la corsa allo Spazio fosse a puro fine scientifico e senza alcun risvolto bellico.
O quando critica i primi tentativi del USA, non nota la differenza tra l'apertura del progetto americano, che anche anticipava i nomi dei piloti futuri astronauti, e la chiusura totale del suo paese e la segretezza dei progetti? Se c'era veramente solo amore per la scienza, perché tutto doveva essere tenuto per sè?
Ma si sa, coi comunisti c'è poco da fare. Per loro il collettivo è tutto, punto. Come ragionarci? E poi il problema è quello di prima: è veramente solo Gagarin che parla? Quanto, questa biografia, è una autobiografia? In tempi recenti è stata messa in dubbio anche la frase che da il titolo al libro. Date un'occhiata alla pagina di Wikipedia: Jurij Gagarin per qualche chiarimento.
Peccato perché nel complesso la sua vicenda biografica sarebbe veramente bella.
Una curiosità: Gagarin racconta di essere atterrato con la nave. Non è vero: si catapultò fuori. Pare che la versione dell'atterraggio sia stata diffuso per rientrare completamente nei canoni della normativa internazionale sui primati raggiunti in volo.
Vuoi saperne qualcosa di più? Controlla se ho inserito citazioni di Jurij Gagarin

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