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Frederick Douglass: Memorie di uno schiavo fuggiasco

Stato lettura: LIBRO CONCLUSO IL 19/01/2015
Voto: leggi la recensione
L'autobiografia di Frederick Douglass, scritta nel 1845, costituisce la prima e fondamentale descrizione della schiavitù e degli schiavisti narrata da un nero, ed è stata uno dei punti di partenza del movimento abolizionista. Asciutte e vibranti, queste memorie di un grande intellettuale nero si leggono oggi come un testo di freschezza sorprendente. Il protagonista ci appare un 'picaro' deciso a non farsi mettere sotto i piedi da nessuno, buoni o cattivi che siano i suoi padroni del momento. La sua abilità di sopravvivenza, che ridicolizza il mondo bianco a cui Douglass rivolge uno sguardo irriverente, genera un moto irresistibile di simpatia che fa di questo prezioso, piccolo libro un classico della letteratura americana. Il volume è introdotto da Alessandro Portelli, uno dei più noti americanisti e studiosi della cultura afroamericana. In appendice il più celebre discorso del leader nero, pronunciato a Rochester (N. Y.) il 5 luglio 1852. (tratto dall'introduzione dell'Editore Manifestolibri).

Recensione

Douglass è uno di quegli individui che da soli sono riusciti a scalare la vetta del pensiero: non del pensiero come cultura, come conoscenze storiche, come "scuola", ma del pensiero come puro intelletto libero. Nato schiavo, è stato il primo nero candidato alla vicepresidenza degli USA. Ricorda molto le "Memorie di un contadino" di Jean-Marie Deguignet, storia di un misero contadino bretone che risale la china dell'ignoranza e ci consegnò uno dei libri più belli che abbia mai letto.
Stilisticamente il libro di Douglas non è male, a volte è un po' retorico, a volte un po' superficiale, ma nel complesso è la testimonianza di un periodo storico in cui la nostra cara civiltà cristiana (e sulla religione Douglas insiste molto) così aperta e disponibile ha operato la peggiore forma di oppressione nei confronti di una popolazione che si potesse immaginare. La "qualità" del crimine è immensa, perché è l'oggettivazione totale e spietata dell'uomo che veniva strappato alla sua famiglia, alla sua terra, al suo popolo, come fosse una patata da togliere dall'orto, e non finiva qua poiché la devastazione dell'invididuo continuava nelle proprietà dove egli non era più solo uno schiavo, ma una vera e propria cosa.
La sua biografia è fruibile su Wikipedia
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