Un dentista fa regolarmente visita a un villaggio dell'Ecuador all'interno della foresta amazzonica dove vive il vecchio Antonio José Bolívar Proaño che gli chiede di portargli a ogni sua visita qualche romanzo d'amore struggente e pieno di dolore, ma che finisca bene. Il libro comincia con una di queste visite, e da qui comincia la storia di Antonio José.
Di Sepulveda ho letto solo il bel
Patagonia Express che mi era piaciuto, anche se forse solo perché seguiva le orme del quasi
omonimo libri di Chatwin che figura nella mia lista dei
libri preferiti.
Questo è un classico esempio di come anche in letteratura i preconcetti siano un peccato fondamentale. Degli scrittori "latini" ho sempre un po' di paura perché hanno spesso quel tipico loro "machismo" rappresentato ossessivamente in varie prospettive, non solo legato al sesso ma anche al latino forte, vispo, intelligente, sempre superiore, sempre emotivamente molto presente. D'altra parte gli scrittori latini sono spesso terribilmente mielosi. Il libro di Sepulveda sulla Patagonia non mi era dispiaciuto ma c'era sempre aleggiante un pizzico da questi due elementi che non mi convinceva molto, e affrontare un libro quindi con già nel titolo la parola "amore" mi faceva paura.
Invece è un gran bel libro, molto molto bello. È spietato e brutale, dolce, poetico, romantico, avventuroso, ma se c'è una cosa che Sepulveda è riuscito a fare bene è stata non renderlo mai banale.
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