Questo è il libro da cui è stato tratto il leggendario film Rambo, il titolo originale è solo First Blood - Primo Sangue. Il libro è tuttavia molto diverso, la storia nelle sue linee base bene o male è quella ma da un lato abbiamo un'analisi dell'interiorità individuale molto approfondita, i protagonisti assumono spessore ma questo è tipico di un libro. Dall'altro, invece, cambia del tutto la prospettiva di come e perché succede tutto quanto. Teasle non è il poliziotto bastardo del film: è un uomo che fa il suo lavoro, che nonostante stia attraversando un periodo difficile tenta sempre di farlo al meglio e con Rambo si comporta anche, nel complesso, bene. Certo lo vuole fuori dalla città ma perché coi capelli lunghi e la barba lo scambia per un barbone un po' radical chic, pacifista, magari un po' finocchio e non erano certo anni facili. Rambo non gli dice che è un reduce, fa ostracismo continuo, non ha documenti, non dice il suo nome, rompe le scatole, cerca lo scontro, torna in città tre volte anche se non vorrebbe solo per non darla vinta a Teasle. Se c'è un bastardo insomma non è Teasle, ma proprio Rambo, lui è un bastardo e a veder bene cosa accade c'è solo da dire che Teasle aveva ragione a buttarlo fuori. Inoltre, Rambo è un assassino: ha già ucciso due neri qualche tempo prima, ha picchiato duramente un altro tizio, e sebbene potrebbe risolvere facilmente la situazione dicendo le sue generalità e assecondando il poliziotto, non lo fa: anzi, offende pure il giudice che vorrebbe aiutarlo e nella famosa scena in prigione, quando vogliono fargli la barba, nel libro ruba il rasoio e sventra il poliziotto uccidendolo. Rambo è un gran figlio di troia.
Teasle esagera, ma poco, molto poco. Nel complesso è un buon poliziotto, e un reduce della Corea che nonostante vi abbia passato uno tra i momento peggiori di quella guerra, non è impazzito e si è fatto una vita. Non è una persona facile, non c'è dubbio, ma non è un bastardo. Rambo invece se nel film difendeva le sua libertà e il fatto che essere un reduce non era un crimine, in questo caso non difende assolutamente nulla se non il suo ego, il suo orgoglio; non ha etica, non ha giustizia, semplicemente uccide. Uccide, perché è quello che fa come risposta a ogni cosa che non gli va, o ogni anche pur minimo affronto. Lui ti uccide.
Se Rambo nel film era un eroe, quindi sembra una versione militarizzata del Chigurh del magnifico
Non è Paese per Vecchi di McCarthy ma privo di problemi mentali. Non è pazzo, quello è ciò che lui è, ciò che gli è stato insegnato: Trautman stesso dice che non è pazzo, se fosse stato pazzo non l'avrebbero mai preso nei Berretti Verdi. Però sotto sotto, se di Rambo si prova sicuramente ammirazione per la forza, alla fine si tifa per Teasle e si spera che qualcuno ammazzi quel "ragazzo". «gli parve di vedere una figura nera che scivolava lungo la staccionata ma non poteva permettersi di sparare finché non fosse sicuro che si trattasse di Teasle. Se la figura silenziosa fosse soltanto un'illusione ottica, avrebbe rivelato la sua posizione sparando. Ed avrebbe anche sprecato un proiettile: ne aveva solo cinque nella rivoltella, il caricatore non aveva il colpo in canna»: Rambo non spara non perché potrebbe essere un civile, non perché potrebbe essere la signora che prima l'aveva visto e si era rintanata in casa, non perché poteva essere una di quelle persone attirate dagli spari e che erano incautamente uscite di casa per capire cos'era. Non gli interessa, avesse avuto più proiettili avrebbe sparato, avrebbe ucciso chiunque fosse stata quella figura. E' solo perché ha pochi proiettili ed è nascosto che non spara, e questo vi da un'idea di "cosa" sia questo Rambo.
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