mar 09/06/2026 | RSS | Menu

GIRO DI VITE

Henry James

Romanzo o racconto contenuto nel libro "I magnifici 7 capolavori della letteratura americana" dei Mammut di Newton Compton. La scelta di queste sette capolavori è a mio avviso abbastanza arbitraria, ma vabbé sorvoliamo. Ad esempio, perché di Henry James non hanno incluso il famosissimo "Ritratto di Signora" che, tra l'altro, io non ho ancora letto?
Il romanzo è un racconto horror gotico, perlomeno io lo classifico così. Una ragazza che fa la governante per un signore ricco e aitante viene da lui mandata alla sua casa di campagna dove i due nipoti, orfani, sono ospitati e dovrà far loro da educanda. Si intuisce subito che c'è qualcosa di strano: lui di loro non vuole saper nulla e lei dovrà farsi carico di ogni necessità e richiesta. La precedente tutrice è morta in circostanze non dette, e il precedente servitore dell'uomo pur, sempre in circostanze non ben chiarite, e chissà perché subito dopo il fatto anche il signore se n'è andata da là. I due bambini sono fratello e sorella, la sorella più piccola è già lì mentre il bambino vi arriverà a breve appena cominceranno le ferie dalla scuola, tuttavia al momento di arrivare giunge con lui pure una lettera della scuola che annuncia la sua irrimediabile espulsione, i motivi non vengono chiariti. Ho fatto questa lunga premessa per evidenziare qual è la particolarità del racconto: il non detto. Non veniamo messi a conoscenza di tantissime cose, alcune sono effettivamente ignorate da tutti, altre invece semplicemente non dette nella narrazione per creare un alone di mistero. James con ciò vi riesce, usando una tecnica narrativa maestosa che aimé ormai non troviamo più in quasi nessun autore ma qui, a mio avviso, sta anche la debolezza del racconto. In Lovecraft, ad esempio, il non detto è il protagonista ma solitamente questo è tale perché indicibile a parole, anche a pensieri, in James invece il non detto è solo taciuto come espediente letterario che però è troppo, troppo pervasivo tanto da diventare in parte artificiale ovvero fastidioso. Certamente riesce nel suo scopo: il racconto è inquietante, destabilizza, quasi si sentono passi nell'oscurità mentre lo si legge, quasi si sente una presenza che ci osserva mentre stiamo stesi nel letto con il libro davanti agli occhi e ci viene voglia - ma con timore - di abbassarlo per scrutare oltre nel buio. E' anche un libro disturbante, Miles (il bambino) fa accenni lievi a una sessualità depravata che si rispecchia anche nell'attrazione sessuale non detta ma inconfutabile della tutrice nei confronti del suo strano datore di lavoro, peraltro noto donnaiolo; ma lei stessi, con questi continui baci, abbracci, stringersi "al seno", ha forse una valenza fisica che va ben oltre il voler consolare e rabbonire. Il dubbio investe noi stessi e ciò che crediamo di leggere e capire: è forse ella semplicemente folle, o forse è la signora Grose che è ammantata da una forza maligna e semplicemente la cela molto bene? L'artificioso c'è, ed è ciò che non mi ha convinto del tutto, ma non c'è dubbio che il tentativo di Henry James di creare qualcosa di disturbante e inquietante sia riuscito appieno. C'è qualcosa di "orribile e contro natura" in tutta la vicenda, neanche riusciamo bene a capire cosa e dove questo qualcosa sia, ma l'artificio letterario che lo crea è lo stesso che a volte spezza questo incantesimo con la sua artificiosità ed è proprio questo che non mi è piaciuto. Questa continua ambiguità tecnica sicuramente concorre a creare questa realtà incomprensibile tra l'allucinato e il soprannaturale e indecisa fra le due posizioni, ed è però un fatto che, come tecnica narrativa, sia validissima e gestita da James con estrema maestria. Ciò rende però anche la lettura particolarmente faticosa anche considerando che comporta dei dialoghi sempre incompleti, fondati sui sottintesi e sospetti solo accennati, con velate allusioni perennemente lasciate a mezzo. Lettura faticosa anche perché va anche considerato che la storia è raccontata in prima persona dalla governante e per questo si sviluppa come un lungo, lunghissimo interrogativo interiore, una lunga introspezione.
Non ho trovato molto senso nell'aggiungervi il prologo ma a quei tempi la storia del racconto nel racconto era particolarmente di modo e serviva a creare già da subito un'atmosfera misteriosa; il finale mi ha lasciato invece stupito, più che deluso. Sono rimasto confuso su molte cose. Leggo su Wikipedia che questa confusione è diffusa anche nella critica.

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