Alex Pineschi ha passato cinque anni da volontario a fianco dei Peshmerga per combattere l'ISIS: partito da solo, indipendente, per fare addestramento e appoggio logistico, decise di andare anche nel vero e proprio campo di battaglia per scelta personale, perché a suo avviso ISIS andava, il prima possibile, distrutto. Ricordo che i
Peshmerga sono la forza armata dei
curdi e i curdi sono quelli più pesantemente colpiti dall'estremismo islamico in genere: ai tempi Saddam li sterminava con armi chimiche (alla faccia che non le aveva, sono invece ben testimoniate), l'Isis li ha massacrati, i turchi pure, i siriani pure, tutti li vogliono morti, voglio ricordare anche che la recente liberazione di una ragazza yazida da dieci anni schiava a Gaza ha portato alla luce i rapporti tra Isis e Hamas con tanto di tratta delle bambine yazide curde trasferite a forza a Gaza con pagamento per prestazioni e materiale militari. Come i drusi, predicano una religione non schierata con l'Islam degli Imam e quindi devono morire, semplicemente. Segnalo anche che tra i curdi combattono anche
le donne (vd. anche
questo video), un altro dei loro abominii religiosi considerando che non si velano neppure.
Da qualche anno seguo saltuariamente sul web articoli di Alex e qualche video e ancora più da quando sono entrato nel mondo delle armi, finché pochi giorni fa ho letto la notizia che è stato ucciso in Ucraina dove si era appena recato per arruolarsi: un anno fa aveva detto che quella guerra non la sentiva come sua ma la situazione era cambiata e ormai lui non può più dirci il perché o il come. Era una persona genuina e sincera, guardatevi i suoi video quando parla della guerra in generale, ed è un vero peccato che una persona così non ci sia più. Queste sono persone che hanno ideali forti, fortissimi, cui non possono opporsi. Chi parla di "mercenari" non sa cosa sta dicendo perché, semplicemente, la parola non ha un significato preciso: era un mercenario nel senso che si arruolava per mestiere in eserciti non del suo paese, non lo era perché non andava dal primo che faceva un'offerta ma dove a suo avviso la libertà di popoli o persone era schiacciata. A seconda del senso che date alla parola si può applicare o meno ad Alex, ma sciacquatevi la bocca prima di usarla sperando così di usarla al meglio.
Speriamo che il suo
Canale Youtube AP Tac - Alex Pineschi rimanga online. Il padre, intervistato, ha detto: «
Un tempo i soldati indossavano una lettera che poi sarebbe stata destinata alla famiglia in caso di decesso. Oggi i parenti ricevono direttamente un messaggio sul cellulare post mortem. E io ho ricevuto il suo."Papà se mai leggerai questo messaggio vorrà dire che non ci sarò più. Sarei potuto tornare indietro ma non l'ho fatto perché ho visto delle cose che si scontrano con la mia coerenza e quindi ho deciso di rimanere qui per difendere queste persone dai soprusi"».
Parlando del libro: è autoprodotto quindi non c'è lavoro di redazione per sistemarlo, vi troviamo alcuni errori grammaticali, alcuni refusi, qualche problema di grafica con a capo e spazi un po' casuali, ma non è un problema grave perché il libro non è per niente scritto male, né va a cercare un linguaggio gergale che può risultare un po' infantile come accade in
Contractor di Spinelli o a perdersi troppo in metafore auliche o retorica gratuita. Non è un libro sul suo periodo tra i Peshmerga: riguarda solo un breve periodo e non ho capito bene come lo abbia scelto. Il libro inizio nel 2017 con la sua fuga da Kirkuk dopo il voltafaccia degli iracheni, ma sinceramente non si capisce il perché (dovrò informarmi con Wikipedia) né cosa lui abbia fatto dopo perché, dopo questo capitolo, torna al 2016 e si conclude con la battaglia di liberazione di Mosul. Non c'è nulla di com'è stato il suo arrivo in Iraq, della scelta di partire, dell'arruolamento, di ciò non c'è nulla; forse di ciò parla in "Soresh", l'altro suo libro che, così sia o meno, mi comprerò.
In definitiva questo è un gran, gran, gran bel libro di guerra.
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