mar 30/06/2026 | RSS | Menu

GLOCK: THE RISE OF AMERICA'S GUN

Paul M. Barrett

Libro non tradotto in italiano quindi in originale inglese, è un saggio che guarda a come la vicenda legata alla nascita delle pistole Glock si sia mossa in parallelo con la cultura delle armi in America in un momento cruciale, come l'abbia comunque cambiata, come ne sia stata quasi l'evoluzione naturale, il tutto visto anche dal punto di vista dell'evoluzione stessa della tecnologia ed evoluzione delle armi corte. Del resto la pistola austriaca proprio negli USA ha trovato, ma allo stesso tempo creato, un campo commerciale particolarmente fervido; come però anche nel resto del mondo.
E' un libro di stampo giornalistico e come tale ha la tipica struttura tendente a individuare trame, sotterfugi, manipolazioni, complotti, spesso solo lasciandole intuire (aggiungerei pure "anche quando assenti") e portando come prova nient'altro che pettegolezzi di dipendenti ed impiegati che stranamente sono stati silurati. Il metodo giornalistico non mi piace mai, non mi piace il giornalismo perlomeno quello che vuole sempre scoprire qualcosa di nuovo ad ogni costo, in ogni ambiente, in ogni argomento poiché, se quello è lo scopo, il complotto lo troverai sempre perché spesso lo starai semplicemente costruendo, una banalità quale la voglia di fare soldi e diventare grande la trasformerai in una architettura globale d'inganni quando è solo puro e semplicemente (spietato, certo) commercio. "Non esistono fatti, solo interpretazioni" è un adagio nietzscheiano che anche in questo caso calza a pennello, ogni cosa si può a posteriori ricostruire come si vuole, basta avere un'idea in testa, prendere le fonti più consone, e utilizzare trucchi linguistici.
La sparatoria del 1986 con cui inizia il libro ne è un esempio. Barret dice che, analizzando e traendo conclusioni dagli eventi, gli esperti del FBI criticando la dotazione dei revolver tacerono riguardo il fatto che altri agenti avevano delle semiautomatiche con caricatori più corposi. E' un'allusione tendenziosa visto che proprio gli agenti uccisi avevano dei revolver e uno di loro fu freddato poiché, con una mano maciullata, non riuscì a ricaricare la sua Smith & Wesson: la facilità di sostituzione di un caricare già pieno e pronto in tasca avrebbe fatto la differenza. Proprio loro invece vennero, letteralmente, freddati. Anzi, considerando che si ritrovarono ad affrontare non criminali comuni ma ex-militari addestrati e ben armati, diventa ancora più importante che in casi simili gli agenti che non siano mai "outgunned" ovvero in inferiorità di potenza di fuoco, come dissero gli esperti chiamati in causa. In quel caso, su otto agenti solo due avevano semiautomatiche e gli altri sei delle rivoltelle in calibro 357 o 38 quindi penso 6 proiettili per tamburo. Per quanto i revolver siano belli, potenti ed affidabili ed esistano anche i "carichini" per agevolare la nuova scorta nel tamburo, rimangono sempre armi con poca autonomia per sessione, con un tamburo da aprire per poterlo ricaricare e che per farlo lo devi anche prima svuotare. Sia chiaro: gli agenti fecero svariati errori perché armi più grosse le avevano e pure i giubbetti antiproiettile, resta il fatto che la semiautomatica avrebbe mitigato l'effetto dovuto a questi errori: la Glock 17 armata è già pronta con 17 colpi, posso tenere in tasca altri quattro caricatori carichi per un totale di ben 85 colpi a gruppi di 17 sostituibili in pochi secondi senza necessità di manipolazione particolare. Questo è un fatto, una pistola facile copre volumi d'azione più ampi che tornano d'aiuto nel caso di situazioni eccezionali. Se gli agenti avevano altre armi a disposizione poco conto dato che i revolver erano le armi principali. Probabilmente, inoltre, e questo l'autore lo fa presente se pure in maniera non propriamente diretta, la Glock ha avuto la fortuna di ritrovarsi in un'America dove la criminalità stava qualitativamente cambiando, la polizia stava cambiando di conseguenza, i civili vi si stavano adattando e allo stesso tempo l'interesse per le armi stava aumentando; allo stesso tempo, i marchi principali e più blasonati e diffusi si erano seduti sulla propria gloria sia a livello di prodotti sia a livello di qualità. La tradizione stava cedendo il passo alla modernità e la modernità è stata Glock, del resto egli stesso cita non ricordo chi che dice "Il resto del mondo da tempo ormai usa il 9mm e noi continuiamo a restare coi revolver". Il marketing e il capitalismo commerciale non hanno creato Glock, Walter ne è stata una conseguenza, molto semplicemente. Cambiando l'atteggiamento, i revolver sarebbero rimasti in poligono, a casa, e non nelle mani di agenti che di colpo si sono ritrovato a sostenere uno scontro a fuoco inaudito.
Opinione personale, ovviamente, e di un dilettante per le armi, anche se proprio quattro giorni fa ero a sparare con una Smith & Wesson 686 e questo è ciò che è da fare: apri il tamburo, inclina la pistola, premi l'astina per lo scarico, scuoti la pistola perché qualche bossolo non vorrà saperne o persino rimuovili a mano, inserisci uno a uno i proiettili ruotando il tamburo almeno due volte, chiudi il tamburo ma aspetta perché un proiettile non è entrato bene e non lo fa rientrare, chiudilo e finalmente sei pronto a sparare; per non parlare dello sparo in doppia azione che è duro e destabilizzante. Il tutto va pensato mentre attorno a te c'è l'inferno e due tizi ti voglio morto crivellato di piombo e il tuo sangue appiccicoso unito a brandelli di carne si insinua nel tamburo.
Barrett ritorna spesso su questo punto e si può dire che da lì comincia a tessere la sua trama di inganni, marketing e soldi quando la realtà è semplicemente che la Glock è un'arma che oltre ad essere stata innovativa lo è stata principalmente nella sua spietata efficienza: è leggera, la tieni dove vuoi, è sicura, è precisa, non si inceppa. Tutto qua, semplicemente. Che poi, per venderla, ci sia stata gente pronta a tutto non conta, è lo stesso tipo di gente che vende la Coca Cola, il frico o gli RPG. Non cambia nulla, sparatoria di Miami o meno, quella pistola va bene perché ha superato i canoni classici delle pistole diffuse negli USA fino allora, quelle che hanno conquistato il West, quelle prodotte da fabbriche nazionali centenarie, quelle che comparivano nei film: priva di esteticità, la Glock è semplicemente efficiente e tutti hanno dovuto confrontarsi con lei tant'è che al giorno d'oggi le polimeriche striker sono le pistole più diffuse in ambito operativo e con "polimeriche striker" si intendono pistole che dalla Glock 17 sono derivate (articolo in merito di GunsWeek). Ovviamente, un giornalista la banalità non può vederla e quindi dovrà concentrarsi sulle trame e gli intrighi altrimenti il libro finisce in fretta. La Glock è la Renault 4 o l'Africa Twin delle pistole, delle quali si dice che "male, ma possono fare tutto". Ogni volta che in poligono noleggio il revolver Smith & Wesson 686 mi chiedo come cavolo si possa portare in giro una roba simile: ok, magari un poliziotto lo tiene con canna da 3 o 4'' mentre io uso la 6'' ma santo dio è un mattone! La Beretta 98 (sarebbe la 92 in calibro 9x21 invece che 9x19 e la Beretta 92 è la M9 per anni tenuta dalle forze armate americane, e non solo) ugualmente pesa come un macigno e quando l'ho noleggiata non essendoci abituato mi è capitato più volte di innestare per sbaglio la sicura durante l'esplosione dei colpi; stessa cosa con una 1911 (la pistola in uso alle forze armate prima della Beretta M9) che ho noleggiato tant'è che con questa non riuscivo proprio a sparare perché la innestavo di continuo; il direttore di tiro mi ha consigliato di impugnarla diversamente ovvero col pollice sopra la sicura invece che sotto, come mi viene naturale, e ho risolto ma appunto con una posizione non naturale della mano. E per la 1911 parliamo di una pistola con 8 colpi ovvero solo due più di un revolver standard e ben 9 meno di una Glock. Questo tanto per dare un'idea dal punto di vista pratico.
È un libro ripetitivo perché la struttura è sempre la stessa, capitolo dopo capitolo: intrigo, intrigo, altro intrigo; furbata, furbata, altra furbata. Ciò non toglie che sia un bel libro, sia chiaro: intrighi a parte, apre uno sguardo sulla storia non tanto della Glock (Gaston è una figura un po' di margine, ad esempio) quanto delle armi negli USA, sia tra la popolazione sia tra i reparti.
Un'altra delle cose che guidano il tema perché tutto viene interpretato alla luce di ciò, è il fatto che indubbiamente Barrett non è a favore delle armi. Non lo dice, ma lo si evince facilmente, e partendo da questo assunto ogni cosa viene vista in una luce particolare: basta leggere i primi paragrafi del capitolo "Glock Culture" per trovarsi di fronte una descrizione della popolazione armata: lo stile piatto e meramente descrittivo usa uno stile che punta semplicemente a ridicolizzare chiunque sia un appassionato di armi, comprese citazioni dal forum GlockTalk.com ovviamente prendendo solo esempi da discussioni futili citando nickname ridicoli.
Parlando degli spari accidentali (gli "accidental discharges") sottolinea per un capitolo come la politica di Glock fosse quella di pagare l'interessato, la "vittima", poiché più conveniente di andare incontro ad un processo. Poiché buona parte di questi accidenti, quando non tutti, sono dovuti a manipolazione errata della pistola (il dito sul grilletto, mancata verifica della camera, caricatore sempre inserito, e simili), il fatto che Glock pagasse la vittima non è un'ammissione di colpa: chiunque abbia affrontato un processo sa bene cosa vuol dire ovvero anni di spese e lavoro ricorsivo con un costo enorme da sostenere quasi sempre anche in caso di vittoria, e con lo spettro di trovarsi di fronte un giudice contrario alla diffusione delle armi che magari comincia a far pendere la bilancia dalla parte opposta. In questo caro parliamo in un errore della vittima, non dell'arma. Del resto se la "vittima" è convinta di vincere i soldi del patteggiamento non li accetterebbe, magari con la previsione di ottenerne molti di più dopo la vittoria in tribunale, con l'aggiunta della soddisfazione etica di aver creato un precedente. No, pagare per sanare non è un'ammissione di colpa bensì una pratica abituale, ma Barrett non lo dice, pare che l'espressione "risoluzione extragiudiziale" per lui denoti qualcosa di negativo. Caso tipico è quello di quella Grant uccisa per un colpo accidentale poiché il poliziotto teneva il dito nel grilletto: Barrett dice "Grant has consumed alcohol and cocaine that evening, but she was not armed" (corsivo mio); ora, la Grant tornava a casa con suo marito a forte velocità, una pattuglia l'ha notata e lui invece di fermarsi ha accelerato facendone scaturire un folle inseguimento, il marito si è gettato dall'auto in corsa per fuggire e lei ha preso il volante continuando a correre finché non ha speronato un'auto della polizia quindi è scesa ed ha cominciato a scappare inseguita dall'agente che a un certo punto l'ha vista fermarsi e girarsi di scatto e temendo avesse un'arma lui ha estratto la sua invece lei gli si è gettata contro e ne è nata una colluttazione durante la quale il colpo è partito. Ok, non andava uccisa, ma lei non è stata uccisa, è morta accidentalmente: punto. Né il poliziotto perché aveva il dito nel grilletto, né Glock per avere il grilletto morbido e non avere una sicura, possono essere reputati coinvolti; anche se la pistola avesse avuto una sicura, il poliziotto l'avrebbe a quel punto già disinnescata, e anche se avesse avuto un grilletto più duro il colpo sarebbe partito comunque. Grant non era solo fatta di coca e sbronza, correva in auto ad alta velocità scappando dalla polizia, con pericolo per eventuali altri automobilisti e per i poliziotti che la inseguirono, speronò un'auto e poi fuggì a piedi quando ormai la targa la polizia l'aveva già presa. Per fermarsi e alzare le mani ci sono stati un sacco di altri momenti, tutti da lei ignorati, prima che il colpo accidentale le sfondasse la testa, ma la colpa non è né del poliziotto né di Glock. Questo Barrett lo omette ed, anzi, rincara un po' la dose della colpa alla pistola scendendo in tecnicismo sul peso di scatto, ma in realtà è inutile dire "She was not armed". Philip Dick in Un Oscuro Scrutare dice: L'abuso della droga non è una malattia, ma una decisione, come quella di andare incontro ad una macchina che si muove. Questo non si chiama malattia, ma mancanza di giudizio. e Dick non era certo un santo... la Grant ha fatto entrambe le cose.
Un altro esempio che ho appena letto (recensione "in opera", come mio solito, quindi scusate la frammentarietà del tutto) è la questione della sostituzione gratuita delle pistole alla polizia di Washington: il fatto che Glock lo abbia fatto per recuperare materiale da rivendere e il cui prezzo era salito è così subdolo, falso, quasi criminoso tanto che Barrett insinua quasi uno scopo criminoso citando Jannuzzo che quasi scusandosi dice "is well within the law"? Non è ciò che fanno tutti i concessionari di auto da molti anni a questa parte? Non lo fa anche Decathlon con le biciclette? Non è ciò che ha reso famosa la merdosa GS 1200 Adventure? E' così strano ignobile che la polizia di Washington si trovi una pistola nuova essendo il dipartimento più vecchio cliente di Glock? Parliamo di cinque anni, ipotizzando 2.000 colpi all'anno (io ne ho sparato 1.000 solo nel primo trimestre di quest'anno) vuol dire pistole con 10.000 colpi! Glock gratuitamente mette pistole con canne, estrattori, percussori, slitte, molle, caricatori completamente nuovi nelle mani di agenti di polizia e Barrett si lamenta, semplicemente perché Glock ha il suo tornaconto??? Ha senso che Barrett dica che le pistole sono identiche tranne le "texture antiscivolo"? Parliamo di un'arma santo dio, un problema a una guida usurata la inceppa, un estrattore usurato la inceppa, una camera rovinata la fa esplodere! Per non parlare poi del capitolo su Glock filo-nazista, solo perché la Carinzia - dice - ha una predilezione per la destra, perché Glock dimostrava simpatia per il partito di Jorg Haider del quale Glock (dice Barrett, però) era amico. Sotto questo aspetto Barrett non porta alcuna prova, alcun fatto, alcuna testimonianza se non quella di Jannuzzo, testimone non molto attendibile peraltro, di un ritrovo in un bar dove arrivò anche Haider. Tutto qua, insomma, un potente che si fila i politici è per Barrett una novità assoluta? Barrett avrebbe dovuto passare un periodo in Carinzia, o anche in Friuli, durante l'era Haider: quel politico non aveva bisogno di sovvenzioni da parte di Glock perché la Carinzia lo osannava e, appunto, quando annunciò una discesa in Friuli fu osannato neanche dovesse arrivare l'inventore del frico! Volantini, processioni, manifestazioni di giubilo, del resto Hitler era austriaco, buona parte della Germania probabilmente lo rivorrebbe in veste moderna e qui in Italia chissà, la bilancia tra chi vorrebbe Mussolini e chi vorrebbe Tito o Stalin pende sicuramente a favore dei comunisti ma solo perché buona parte degli italiani pensano solo alla pasta e all'aperitivo. Faccio notare, quando cita la morte di Haider, che sornionamente Barrett aggiunge "not far from the Glock estate"; spero di non morire a Roma che magari qualcuno di me dirà "non lontano dal Vaticano"!
Questa acredine di Barrett verso le armi e Glock lo porta a cercare risvolti taciti in ogni situazione quando la realtà, forse, è più semplice: gli agenti avevano bisogno di una capacità di fuoco maggiore e una comodità maggiore e maggiore efficienza in generale. I civili sono un caso diverso, se non sei contro il 2° Emendamento devi accettare che acquistino Glock, come posso acquistare Beretta M9, Colt 1911, Smith & Wesson 686, un Maverick 88 e che cazzo altro so io. A volte questa sua acredine mi fa venire in mente la recente "disputa dei coltelli" qui in Italia, dove un sacco di normative vengono studiate, elaborate, modificate, promulgate quando alla fin fine tutto ciò non sfiora nemmeno da lontano il criminale che se ne sbatte il cazzo di tutto e in un modo o nell'altro uccide. La mafia e le Brigate Rosse in Italia, e Bondi Beach in Australia, insegnano che puoi fare tutte le normative che vuoi ma dove le armi non sono diffuse puoi comunque trovare dell'esplosivo o dei mitra e puoi fare una strage anche con banali fucili da caccia. «Customers come to you every day out of fear. Fear is what they read in the newspaper. Fear of what they watch on the 11 o’clock news. Fear of the terrible acts of violence they see on the street. Your job is to sell them confidence. An impulse of fear has sent that customer to your shop, so you want a quality product in stock to satisfy the customer’s needs.» (Massad Ayoob a proposito dell'introduzione delle Glock compatte). Molto candidamente un poliziotto dice a Barrett: «It is the gun you want to have if you get in trouble», semplice semplice; in un attentato in Texas un poliziotto da solo tenne testa a due terroristi armati di fucile, lui aveva una Glock 21 in calibro .45 ACP. La differenza l'hanno fatta una pistola estremamente efficiente, un poliziotto ben addestrato, e un civile armato che gli diede man forte.
Un altro esempio citato a fine libro da Barrett è la sparatoria di Tucson del 2011 portata come esempio dei problemi legati al "conceiled carry" ovvero al porto nascosto d'arma, osteggiato da Barrett che però a mio avviso con questo esempio si tira la zappa sui piedi: se consideriamo infatti che lì in Arizona il porto nascosto è concesso e secondo lui questo avrebbe permesso a Loughner, l'attentatore, di agire (per strada, non in un luogo chiuso con metal detector), va considerato che un attentatore non si preoccupa mai se il porto è permesso o meno, mentre va notato che nessuno dei presenti era armato tant'è che solo al momento di cambiare caricatore una donna e un colonnello 74enne in pensione lo fermarono a mani nude buttandolo a terra. Forse se qualcun altro avesse avuto un'arma, com'era permesso, il risultato sarebbe stato diverso? Si. Forse se non fosse stato permesso il porto occulto, Loughner non avrebbe fatto l'attentato? No. Se ci fosse stato un ban dei caricatori l'attentatore avrebbe avuto un revolver da 6 colpi invece che una Glock 19 con caricatore maggiorato da 33 colpi? Non si sa, un criminale non è detto che non sappia come procurarsi un'arma illegale e/o illegalmente, magari avrebbe optato per una cintura esplosiva, o un fucile a pompa a canna corta nascosto nel giubbotto o una carabina da caccia.
La cosa principale che si impara da tutto ciò è che chiunque abbia intenzione di usare un'arma deve fare esercizio, esercizio, esercizio, civile o poliziotto che sia. Deve sparare, deve fare manipolazione, dry-fire, carico-scarico, smontaggio, inserimento ed estrazione, più e più volte. Un'arma non va presa per usarla una volta, mai. Un'arma va presa e usata spesso, in modi differenti, con la speranza di non doverla usare mai. Se si guardano un po' di video delle bodycam americane si vede una precisione assurda nella manipolazione, anche sotto stress, e consideriamo che tutte le pistole che si vedono sono o Glock o derivate, P320 e simili, pistole polimeriche senza cane ad azione singola con colpo in canna. Quello è esercizio, esperienza, una cosa su cui probabilmente una volta non si insisteva: bastava andare in poligono e sparare e chiuso il discorso, ma usare un'arma è molto più che solo sparare.
L'industria armiera è sicuramente un tipo di commercio che ha ben poco di ciò che solitamente identifichiamo con "etico". Penso sia molto peggio, tuttavia, l'industria del tabacco. Penso che quello dell'alcol sia un problema molto più grosso. Armare una persona è rischioso, senza dubbio, ma per la maggior parte delle volte (e lo dicono i numeri) non succede nulla. Con l'alcol non si può dire la stessa cosa, con il tabacco ancora meno. Per non parlare del problema della droga che, volente o nolente, a mio avviso non viene affrontato seriamente (ovvero, con aggressività, che ne sarebbe l'unico modo valido). Certamente ci sono molti punti da migliorare: a mio avviso l'obbligo di formazione dovrebbe essere più stringente, forse sarebbe anche il caso di valutare un obbligo di frequentazione di TSN, o perlomeno di corsi di formazione e aggiornamento sulla manipolazione sicura. Le armi automatiche non dovrebbero esistere in nessun caso fuori dal mondo militare. Ciò non toglie che vietare le armi è assurdo e irrealistico. Attorno al mondo delle armi ci sono molto sport, anche in Italia dove recentemente ci sono state anche belle vittorie, ma non se ne parla, non se ne può parlare. Farlo con un libro che è tendenzioso dalla prima all'ultima pagina è il metodo peggiore, e quello più controproducente anche per le tesi difese dall'autore perché i toni denigratori e ridicolizzanti esacerbano la discussione portando, come nel mio caso, ad un'abbondanza di critiche che possono anche essere esagerate, sicuramente anche nel mio caso, ma pienamente giustificate. Certo è che poi si arriva al momento in cui, per comprendere meglio il fenomeno, Barrett fa un corso di manipolazione con Ayoob e sua moglie Gail e partecipa a una gara, e fa sorridere la sua descrizione di quando per la prima volta usa una Glock 17: lo ammette senza fronzoli, la pistola va bene, va benissimo, e dopo aver sparato due caricatori guarda il bersaglio e confida che "My heart was beating quickly. I wanted to go again". Penso che questo potrebbe accadere a chiunque provi un'arma, e a mio avviso ancora più una pistola che è piccola, sta perfettamente in mano, un fucile ti dà l'idea di essere diverso mentre la pistola dà più l'idea di avere puro potere.
Comunque a parte il punto di vista "one-sided" è un bel libro perché ci offre uno sguardo su un mondo estraneo, quello dell'America Armata, e soprattutto quello dell'industria, armiera o altro che sia, pensiamo ad esempio a quei pupazzetti del cazzo che vanno di moda adesso, quegli orrendi Labubu. Quando un'industria raggiunge quei livelli, cosa può fare, direttamente o indirettamente, cosa può causare volontariamente o di riflesso, quanto può influire sulla politica e sulle leggi? L'industria armiera è così diversa dai grandi industriali edili, ad esempio? E perché, dopo questo libro, non pensare a Sig Sauer, dominante nelle forze armate usa nonostante sia un'azienda straniera e le sue pistole siano fin troppe volte state dimostrate come capaci di "accidental discharge" e nonostante ciò oggi persino il suo fucile sia stato approvato in maniera non proprio così chiara? Tolto ciò, personalmente, penso che un'arma sia un'arma qualsiasi cosa uno ci voglia fare, un attentato o una gara goliardica in poligono, rimane sempre un'arma e non la potrai mai vietare perché chi vuol fare un attentato riuscirà sempre a reperirla mentre chi vuole andare in poligono dovrà trovarsi un altro hobby o sport che sia. Certo è che dovremmo pensare a cosa si può arrivare di fronte a un fatto come quello di Bondi Beach, sapere che se ci fossero stati dei cittadini armati avrebbe potuto fare qualcosa, come spesso accade ad esempio negli USA, chissà... Certo il caso recentemente emerso della GPG che ha estratto l'arma per disincentivare dei tizi che stava molestando delle ragazze, con intenzioni di continuare probabilmente la cosa ben oltre le molestie, fa pensare che ci sia un po' troppa paura delle armi, perlomeno dalle nostre parti. Per non parlare del "caso Ramy", una vergogna tutta italiana. In Massachussets un tizio ha cominciato a sparare contro la gente, è stato fermato da un poliziotto e da un civile armato, il secondo ha anche salvato una donna facendole scudo e permettendole di scappare, quella donna oggi sarebbe morta. Contemporaneamente appoggio anche molte delle perplessità che questo libro passa, e ciò ancora più da quando sono entrato nella cosiddetta "Italia Armata": che senso ha limitare a tre le armi comuni e sei le sportive se poi come armi da caccia posso detenerne senza alcuna limitazione di numero, anche se non ho la licenza? Forse le titubanze di Barrett e dei "no-guns" riguardo la capacità dei caricatori non sono così banali o meri teoreticismi. Come dice Jannuzzo a proposito del paragone tra le industrie di armi e quelle del tabacco e le cause in merito: «Cigarettes were supposed to be enjoyable, relaxing, and they turned out to be lethal. But guns are designed to be lethal. That’s why people buy them». Forse è meglio pensare di più al tabacco e al fatto che pur denigrandolo, gli stati in maniera ipocrita ci guadagna sopra, e non hanno alcun tipo di riscolto positivo? Ma allo stesso tempo detenere armi per puro gusto senza usarle è una procedura che rispetta la sicurezza richiesta nel mondo delle armi? O andrebbero assicurate solo a chi intende usarle, per passione ecc.? Che senso ha avere un'arma per difesa abitativa se a malapena si sa come riempire il caricatore? Ora però vi chiedo: ha senso vendere una moto come, diciamo, la GSX R-1000 della bellezza di 195cv? Vendere auto che hanno un intero tablet sul cruscotto col quale puoi persino parlare mentre guidi? Sono scelte logiche in un'ottica di sicurezza stradale? Siamo sicuri che riguardo i morti all'anno il problema siano le armi, rispetto alle sigarette e agli incidenti stradali? Domande, domande, domande... E mai una risposta, com'è sempre nella vita.
Ho detto che questo libro è di stampo giornalistico perché fondato sui pettegolezzi. Dopo aver per buona parte del libro portato a testimonianza dell'illegalità della (e di) Glock le parole di Jannuzzo come fosse un teste irreprensibile e prendendole per oro colato, a fine libro leggiamo «Jannuzzo’s tax allegations seemed plausible, if uncorroborated. [...] Indeed, he might have been able to negotiate leniency in a plea bargain if he had [...] provided detailed and accurate information to the government, and declared himself a chastened man. Instead he made the strange and self-incriminating choice of departing for Europe»: forse quel Jannuzzo diceva di sapere tante cose, ma alla fin fine erano perlopiù fuffa? Forse questo libro è, restando all'inglese, eccessivamente "one-sided"; si sente cantare solo una campana, ed è quella scelta da Barrett. Però, ripeto, nonostante tutto è un libro bello, interessante.

Nota

Questa recensione è un casino, conclusala l'ho riletta e mi sono reso conto che è un casino ma non ho voglia di metterci mano quindi così resta. L'ho redatta mentre leggevo il libro quindi non ha una linea chiara di progressione, alcune frasi sono sicuramente slegate una dall'altra anche se scritte appaiate. Pazienza, non mi scuso, se vi va bene così leggetela altrimenti ricordate che Internet è un mondo enorme e non siete obbligati a stare nel mio sito. non avendo affiliazioni né statistiche non me ne frega proprio nulla.
Il libro è in inglese (americano): io l'ho letto in versione Kindle sfruttando gli strumenti integrati ovvero dizionario, vocabolario, enciclopedia Wikipedia. Anche così, comunque, è stata dura perché molte espressioni gergali o parole composte acquistano significato solo nel contesto quindi spesso è stato difficile e a volte ho dovuto segnarmi delle parti per rileggerle con calma a PC. Dio benedica gli ebook.
Le figure di Walter e di Jannuzzo mi hanno curiosamente ricordato ciò che venne detto a proposito di Albert Speer: «il tipo del tecnico puro, del fuoriclasse, [...] questo tipo d'uomo di per sé insignificante andrà molto lontano. È il suo momento, il suo tempo». Certo è che se dalle sparatorie e dai ban dei no-guns la Glock traeva la propria forza, la stessa cosa si può dire a proposito di questo libro e di Jannuzzo: se all'uscita dal carcere ha potuto ricostruirsi una carriera come avvocato, penso che questo libro gli sia stato utile: ne esce come un vero genio del mondo legale!
AVVERTENZE | se siete dediti a qualche tipo di attività di tiro o magari siete solo interessati al mondo armi anche solo a livello informativo, sappiate che vi verrà la scimmia di avere qualcosa di marchio "Glock". Io ho comprato una toppa da cucire su un cappello, una maglietta, una stuoietta pulizia armi e siccome vorrei farmi una seconda pistola compatta e sto valutando vari modelli ovviamente ora ciò che vedo all'orizzonte è unicamente una G45 Gen6. La tesi fondamentale del libro è che Glock ha sfruttato tutte le situazioni che apparivano peggiorative per il mondo delle armi; stessa cosa succede per questo libro, nonostante tutta la merda che gli ha tirato io ora ho la Glock-Scimmia!

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  • Glock: The Rise of America's Gun (stato: Libro finito )
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    NOTA BENE | le recensioni di libri qui presentate sono esclusivamente frutto del mio gusto personale che inoltre è anche contestualizzato al periodo in cui mi trovo a leggere quel determinato libro. Ciò che io dico potrebbe non andare bene per voi, il mio consiglio è di leggere anche altre recensioni online, ma allo stesso tempo di lasciarvi ispirare dalla sensazione ingiustificata che il nome di un autore, il titolo di un libro, una copertina, ciò che ne dici la quarta, la fedeltà a una casa editrice o il consiglio di un libraio possono suscitarvi. E' così che io perlopiù scelgo un libro. Per quanto riguarda i voti si consideri che bene o male un libro brutto è sempre meglio che una bella serie in tv, perché i libri avranno sempre una cosa in più: tacciono. Per il resto vale quanto già detto in altre parte del sito: è mio, ci scrivo io, quello che voglio io, internet è grande e troverete altri siti che vi aggradano.

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