dom 01/11/2026 | RSS | Share | Menu

LA VIA DEL TABACCO

Erskine Caldwell

Romanzo ambientato nel sud degli Stati Uniti durante la Grande Depressione e che narra le vicende di una famiglia che sprofonda nella povertà totale. E' tanto angosciante quanto ridicolo perché sottilmente ironico. La prima scena, che dura un terzo del (quasi troppo) breve romanzo, è iconica: Lov ha percorso oltre 10 km per comprare un sacco di rape, tornando a casa decide di fermarsi di fronte casa dei Lester per lamentarsi della moglie, figlia del capostipite Lester , che non accetta i suoi doversi coniugali. Sa che i Lester stanno morendo di fame e solo ladri, ma decide di fermarsi lì col sacco di rape e comincia pure a mangiarle davanti a loro. E' una scelta stupida, anche perché viene imbambolato dalla figlia brutta e i Lester gli rubano così il sacco di rape.
E' una scena ridicola e cruda: ridicola perché i protagonisti sono spietatamente tratteggiati come degli "imbecilli contadini del sud": Jeeter parla ripetendo le cose, come un idiota, Lov fa una scelta che dire stupida è poco, la piccola Ellie May sembra un animale ma Lov ha la sessualità fortemente messa alla prova dalla "incongrua" freddezza della moglie (da notare che ha 12 anni) e quindi si scalda terribilmente diventando ancora più scemo; il figlio Dude è decisamente cretino. E' anche una scena molto cruda, per via di come si parla della piccola sposina Pearl, minacciata di essere legata e violentata, picchiata, abbandonata, che vive nella sua solitudine terrorizzata dal buio e dal grosso marito; è brutale per come senza scrupoli queste persone si trattano a vicenda, Lov prendendoli in giro mangiando le rape, i Lester rubandogliele; cruda anche per Jeeter che, una volta rubate le rape, scappa con l'intenzione di mangiarsele tutte senza darne alcuna a figli e moglie. E come dimenticare "Nonna Lester", che nessuno considera, quella che rappresenta ciò che conosciamo come pilastro della famiglia tradizionale, l'anziano, il nonno, muta e relegata a peregrinare da sola raccogliendo legnetti per accendere un fuoco inutile che dura pochi minuti, lasciata a sopravvivere solo per morire di inedia pian piano. Quando Jeeter scappa come una lepre con le rape e Lov rimane in piedi a lungo senza saper come fare ci viene quasi da ridere a pensare come poco prima era erotizzato alla follia da Ellie, poi basta fermarsi un attimo e ci sovviene per caso quanta tragedia cruda, brutale, vi sia in quella scena. Stessa cosa poco dopo, con la preghiera di Bessie e dei Lester, ridicola ma con un gran senso di inutilità e sconfitta irreparabile. È tutto molto, troppo amaro.
Ecco un bell'esempio di cosa intendevo con quella enorme mancanza di profondità in Histoire d'O: Caldwell, senza verbalizzare alcun pensiero, senza narrare passato presente e futuro, senza tante verbalizzazioni teoriche, in una scena che penso duri una o due ore, ci dà talmente tante informazioni in maniera oculata e indiretta che riusciamo a farci un quadro enorme della situazione e le persone rappresentate diventano semplici figure ideali di un mito. E riesce a farlo con una narrazione che scorre si potrebbe dire che acqua, ma in realtà scorre come sabbia, la sabbia dei Dust Bowl che ci strappa l'epidermide granello dopo granello, che si infila nelle orecchie, nel naso, nella bocca, negli occhi.
E' una letteratura molto simile a quella di Steinbeck o Faulkner ma più brutale perché i protagonisti, che in questi narratori assumono quasi una veste eroica nella loro inutile resistenza alla catastrofe, qui sono degli idioti a tutti gli effetti e ciò brutalizza ancora più la narrazione portandoli al limite del grottesco e dell'ironico, persino ridicolo. In Faulkner e Steinbeck i protagonisti fanno pena perché si sforzano di sopravvivere, qui fanno nervoso perché sono indolenti, Jetter resta uno sfaticato anche mentre muore di fame, Sorella Bessie non ha più neanche una casa eppure l'unico suo pensiero è la libidine per quel ritardato di Dude. Con molta poca empatia ti viene da dire "Morite di fame allora!" e forse questo è il motivo per cui il romanzo ha suscitato notevoli proteste, come leggo sul web; è però chiaro che Caldwell non scrive per deridere e nel finale, assolutamente maestoso e gestito alla perfezione fino all'ultima battuta, si perde piano piano ogni voglia di ridere o anche sorridere, svanisce al il nervoso. La morte della nonna, un momento agghiacciante, sancisce questa variazione della narrazione che fa precipitare gli eventi in men che non si dica e più che ridere, in noi rimane il senso di colpa per aver riso.
La letteratura americana è magnifica, la adoro. Non so cos'è precisamente che mi piacere, forse la loro storia così recente e turbolenta fornisce molti soggetti tematici, forse le persone sono così genuine e brutali e simpatiche, forse la moltitudine di ambienti che forgia anche una moltitudine di società permette di avere tanta variazione, dalle foreste ai boschi ai deserti alle pianure, dai businessman agli agricoltori ai cacciatori, dai ricchi ai poveri. No so bene cos'è, ma è sempre un gran piacere leggerla quando è un narratore coi fiocchi che se ne occupa.
Mi sono chiesto cosa fossero le vie del tabacco citate nel testo e che danno il titolo al romanzo, e ho cercato sul web: le Vie del Tabacco erano le strade lungo le quali fino a fine '800 venivano fatte rotolare le enormi botti in legno contenenti le foglie lavorate di tabacco per portarle ai porti dove sarebbe poi state imbarcate sulle navi. Erano quindi strade che rappresentavano il boom economico mentre ora, nel romanzo, sono simbolo del crollo sociale seguito a quello economico, stendardi di decadenza culturale polverosi e abbandonati che pian piano vengono conquistati non da nuovi commerci ma da sabbia arida e saggina. In questo romanzo la ricchezza, il commercio e lo sviluppo economico dei tempi del tabacco non ci sono più e i protagonisti sono piuttosto avidamente e costantemente alla ricerca di introvabile tabacco un po' per vizio e un po' per arginare i morsi terribili della fame, quindi il significato allegorico del titolo è perfetto. Su queste strade polverose, desolate, abbandonate, tra catapecchie che ormai crollano a pezzi, abitate da persone derelitte e devastate si muove la storia narrata da Caldwell. Ad Augusta, città citata anche nel romanzo, esiste anche una Tobacco Road in memoria di quel retaggio storico.
Questo libro fa parte di un cosiddetto "Ciclo del Sud" di Erskine Caldwell, tre libri, di cui questo è il primo, uniti dal tema ma autoconclusivi e non interdipendenti. I successivi sono Il piccolo campo, che narra della famiglia Walden, e Fermento di Luglio.
La trilogia è disponibile su MLOL: Ciclo del Sud di Erskine Caldwell

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