sab 24/10/2026 | RSS | Menu

SOTTOMISSIONE

Michel Houellebecq

Sottomissione è il celebre e discusso romanzo di Houellebecq in cui narra di un distopico prossimo futuro in cui in Francia vince le presidenziali un partito ortodosso islamico, la Fratellanza Mussulmana. Non è dunque molto distopico per due motivi: il futuro rappresentato è il 2022 (il libro è del 2015 - Charlie Hebdo!); effettivamente i movimenti islamici stanno ormai prendendo possesso di tutta la nostra società. Ormai si gioca una gara a chi arriverà prima, se la Francia o l'Italia. Il titolo è "olistico": fa riferimento alla sottomissione cui è costretta la società, nonché la cultura, impersonata dal narratore - insegnante di università; fa riferimento alla fine della libertà. La parola "sottomissione" è anche la traduzione di "islam", del resto la "sottomissione" è l'essenza stessa di questa religione, quando per il cristianesimo è invece "fede" e per l'ebraismo è "elezione".
Di Houellebecq ho letto solo Estensione del Dominio Della Lotta e ben 11 anni fa, non mi era molto piaciuto forse più per motivi personali, ma la questione "eruaraba" la considero piuttosto critica e, dopo il nefasto 7 Ottobre di Hamas e soprattutto la reazione occidentale che continua peraltro a prolungarsi, ho deciso di dare un'altra chance a questo scrittore del quale ho letto svariate interviste e articoli e mi è sempre piaciuto, forse magari solo perché sembra l'epigono della grande tradizione decadente francese che amo da morire, da Huysmans a Verlaine a Rimbaud a Baudelaire al mio amato Mallarmé.
I tre grandi monoteismi, i tre grandi flagelli anche se danni grossi nella storia li hanno combinati solo i primi due, il figlio e il nipoti dell'ebraismo. Non sono un amico delle religioni, anzi sono fortemente ostile alle religioni e in primo luogo ai tre monoteismi fra i quali svetta l'Islam, l'annichilazione dell'intelletto fatta teoria religiosa.
Faccio un po' di fatica a mettere assieme le idee per recensire questo libro che ho composto da vari argomenti paralleli.
In primo luogo, il protagonista: è principale, perché la narrazione è in prima persona, è lui che ci parla e con ciò principalmente ci parla di se stesso. E' un insegnante universitario di 43 anni in piena crisi esistenziale. La sua storia è la principale, o meglio quella che sta sempre in prima linea, ed è una storia di solitudine per scelta, di cultura letteraria francese, del grande Huysmans (A Rebours l'ho amato dalla prima riga all'ultima e lo lessi, penso 35 anni fa, ben due volte di fila). Ci parla del suo lavoro, delle sue giornate, del suo appartamento, di ciò che mangia e le donne che saltuariamente (o raramente) "scopa". Non ce ne rendiamo bene conto, ma così ci inserisce già in una quotidianità strana: mangia perlopiù etnico e etnico-arabo,
Avevo comprato del tarama, dell'hummus, del blinis e delle uova di sgombro; ilg iorno prima avevo messo in fresco due bottiglie di Rully [scene come questa con cibi esotici perlopiù mediorientali/arabi si ripetono spesso, ma sempre rimane, di francese, l'alcol; la cultura soppianta resiste ma nel peccato, nell'immensa forza del peccato]
fa pausa coi colleghi a bere un té "nella grande moschea". Capiamo che c'è qualcosa di strano pian piano, ad esempio quando non si spaventa trovando degli africani a pattugliare l'ingresso dell'università
Davanti alla porta della mia aula tre tipi sulla ventina, due arabi e un nero, bloccavano l'accesso, quel giorno non erano armati e avevano l'aria piuttosto calma, non c'era niente di minaccioso nel loro atteggiamento
o se parla di scontri molto violenti per le strade, anche armati, ma questa cosa ormai oggi non ci stupisce perché è la normale quotidianità e non solo in Francia, basta vedere cos'è successo ad Ottobre qui in Italia.
Poi pian piano comincia ad approfondire la situazione politica, ma sempre con lo stesso tono: il protagonista che guarda un servizio al telegiornale, degli spari durante una riunione dei professori, chiacchere mentre è a cena con qualcuno o beve una roba con un suo collega che fa parte di qualche movimento attivo. Conviene spendere a volte qualche minuto su Wikipedia per aggiornarsi su movimenti e persone. Tutto è però sempre bene o male sottomesso alla sua vita, alla sua esistenza: l'allargarsi della crisi a partire dall'emigrazione in Israele della sua amante, il cambio di banca dietro suggerimento di un amico ma fatto solo perché vive in uno spleen esistenziale, l'università che chiude preventivamente e lo lascia senza l'unico scopo (ma obbligato) che ha nella vita. Quando cominciano gli scontri lo vediamo scappare, ma senza un vero motivo: più che scappare da una incipiente guerra civile, si capisce che scappa dalla sua inetta esistenza ed infatti anche l'incontro con dei cadaveri non lo scuote più di tanto perché si sta richiudendo in se stesso e la nascita dello Stato Islamico di Francia c'entra ben poco. Peraltro, non finisce neppure la fuga: senza spiegare il motivo, la destinazione spagnola viene del tutto dimenticata e il capitolo dopo torna a Parigi, sono passati mi pare due mesi e nel frattempo le alleanze politiche dei partiti di sinistra, miranti solo a non far vincere la Le Pen, li hanno portati tutti a schierarsi con la Fratellanza Mussulmana. Una passeggiata per il centro commerciale, prima ancora della lettera di licenziamento giuntagli dall'università a seguito dell'adeguamento al concetto di "università islamica" (a mio avviso contraddittorio), gli rivela il cambiamento che ora però riguarda anche il suo ego, direttamente sottomesso:
L’abbigliamento femminile si era trasformato, lo avvertii subito senza riuscire ad analizzare questa trasformazione; la quantità di veli islamici era a malapena aumentata, non era questo, mi ci volle quasi un’ora di passeggiata per capire, di colpo, cos’era cambiato: le donne erano tutte in pantaloni. Il rilevamento delle cosce femminili, la proiezione mentale tesa a ricostruire la fica nella loro intersezione, processo il cui potere di eccitazione è direttamente proporzionale alla lunghezza delle gambe scoperte: in me tutto ciò era così involontario e automatico, per certi versi genetico, che sul momento non me n’ero reso conto, ma il fatto era lì: gonne e vestiti erano scomparsi. Si era diffuso anche un nuovo indumento, una specie di blusa di cotone, lunga fino a metà coscia, che toglieva qualsiasi interesse obiettivo ai pantaloni aderenti che una donna potesse eventualmente indossare; la contemplazione del culo femminile, minimo conforto sognante, era diventata anch’essa impossibile.
Tutto avviene attraverso la sua vita, tutto è filtrato dalla sua persona. Potrebbe essere benissimo l'allucinazione di uno schizofrenico. E' una guerra civile, una sottomissione europea, narrata da un egocentrico, da un solipsista, o meglio in chiave egocentrica e solo quando i vestiti gli negano la soddisfazione visio-erotica ne risente. Solo in questo caso se ne accorge, quando scompaiono culi e gambe; solo quando rimane solo del tutto si accorge di volere Myriam (ma di amarla?). Diciamocelo chiaro e tondo: François non piace.
E' divertente invece come annota che solo i cinesi, nel cui quartiere "Chinatown" lui vive, non sembrano risentire del cambiamento e come lo osserva:
neanche un regime musulmano, sembrava in grado di rallentare la loro attività incessante – il proselitismo islamico, come prima di esso il messaggio cristiano, si sarebbe probabilmente dissolto senza lasciare tracce nell’oceano di quella civiltà immensa.

Dopo questo exploit di islamizzazione e rivolgimento culturale ("sottomissione"), di nuovo torniamo alla sua vita, chi se ne chiava del resto. Suo padre muore e quindi comincia a parlare della sua compagna che lui mai aveva conosciuto, non vedendolo più da anni, delle proprietà, del notaio, della caccia cui suo padre da anni si dedicava con passione e di cui lui era completamente all'oscuro. Come in Estensione del Dominio della Lotta tutto il libro è fin troppo vero, ma l'attualità odierna forse me lo fa apprezzare di più, come pure l'impianti distopico che gli toglie qualche alito di verità permettendogli di restare, a mio avviso, più nel mondo fantastico della letteratura rispetto al precedente libro da me letto. In questo modo diventa più apprezzabile, più sopportabile, più godibile. Diventa un gioiello del decadentismo francese. Chi ne ha visto solo la questione eurarabica, chi ne ha sventolata una profeticità, a mio avviso ha letto questo magnifico romanzo nel modo sbagliato. Qui non c'è la Fallaci; c'è À Rebours. È una Saison en Enfer del XXI secolo. Una rivisitazione moderna dello Spleen di Parigi. La questione islamica è solo un abbellimento come nella musica clavicembalistica francese, come la fantascienza è spesso solo un mezzo per creare la situazione corretta a parlare d'altro.
Sfortunatamente questa visione interpretativa (quella "islamofoba", per intenderci) è quella dominante e ne pregiudica la comprensione, tant'è che anche io - per via di queste pervasive recensioni - sono stato inizialmente concentrato sul lato distopico di invasione culturale e solo da circa metà mi sono reso conto che la parte importante è quella della vita di François, il vero soggetto della narrazione, non solo mera voce narrante. Questa recensione lo prova, ho (come faccio solitamente) cominciato a scriverla ancora leggendo il libro e pian piano ho capito che la questione politica è secondaria, di cornice. Benché, ovviamente, non casuale. Forse mi ha aiutato il bel ricordo del libro di Huysmans, chissà, ma da metà in poi ho iniziato a intendere questo libro come un suo derivato.
Così inteso, diventa un gran bel libro, era comunque scritto bene e la storia in sé intrigante ma con queste premesse diventa magnifico, ma sicuramente non per tutti. Nonostante la contemporaneità del tema e la bella scrittura, letto solo da punto di vista della vicenda politica non sarebbe chissà che cosa. Ovviamente si può ribattere che anche 1984 è narrato da una persona, ma in realtà quella non è una persona ma una specie di marionetta, sia per il sistema politico, sia per Orwell che la usa per delineare il mondo di 1984. In Orwell è centrale cosa accade nel mondo, in Sottomissione è invece secondario. La salita al potere della Fratellanza Mussulmana è solo un altro momento che acuisce la crisi esistenziale di François, ma perché è palesemente su tale crisi (di un uomo al limite del solipsismo) che il romanzo canta. Del resto il sistema politico islamico francese c'è da dire che funziona, e pure bene.
Ecco i preconcetti da mass media a cosa portano. Lo sospettavo fin dall'inizio in realtà, lo capisco anche leggendo la recensione fino a qui, ma continuavo a pensare ad altro, ad aspettarmi altro quando in realtà la chiave di lettura l'avevo già sotto gli occhi, del resto il romanzo mi piaceva e man mano che lo leggevo continuava a piacermi e non capivo come fosse possibile dato che sicuramente sono contro le religioni e ancor più contro l'Islam ma non sono avverso agli scambi di popolazioni e culturali, anzi si potrebbe dire, li considero una forza. Ancora all'inizio c'è stato un passo che avrebbe dovuto chiarirmi le idee subito, me ne sono accorto e l'ho apprezzato:
Io continuavo a non avere voglia di farle un figlio, né di condividere le pulizie domestiche né di comprare un marsupio porta-bebè. Non avevo neanche voglia di scopare, o meglio, avevo un po' voglia di scopare ma al tempo stesso anche un po' voglia di morire.
Questo passo è decadenza pura, non mera depressione come si può sospettare, né esistenzialismo. E' spleen. Io l'avevo intuito, ma ho continuato a pensare che questo fosse solo a margine del romanzo quando piuttosto ne è il cuore.
L'unica critica che potrei fare è che mi pare altamente inverosimile la velocità di adeguamento della popolazione alla nuova cultura. Mi pare improbabile che nel giro di qualche mese un cinquantenne francese si adegui senza problemi, spontaneamente, ad avere più mogli e per giunta minorenni. Come pure ad avere tutte queste donne perennemente in casa! Mi pare difficile che i giovani non effettuino alcuna protesta, la protesta è la loro anima, che sia di sinistra o di destra non c'entra nulla, l'importante è protestare. Mi pare pure difficile che le donne tacciano e si ritirino dietro le mura di casa senza far nulla, così, di punto in bianco, adattandosi alla vita d'harem: le nostre donne non sono così, la loro mentalità è cambiata, una sostituzione culturale di questo genere richiederebbe un background molto lungo e complesso mentre la visione qui data è troppo repentina e poco credibile, persino superficiale.

Tutti i libri di Michel Houellebecq

  • Estensione del dominio della lotta (stato: Libro finito )
  • Sottomissione (stato: Libro finito )
  • Totale libri: 2
  • Non sai cosa leggere? Prova con un libro a caso

    NOTA BENE | le recensioni di libri qui presentate sono esclusivamente frutto del mio gusto personale che inoltre è anche contestualizzato al periodo in cui mi trovo a leggere quel determinato libro. Ciò che io dico potrebbe non andare bene per voi, il mio consiglio è di leggere anche altre recensioni online, ma allo stesso tempo di lasciarvi ispirare dalla sensazione ingiustificata che il nome di un autore, il titolo di un libro, una copertina, ciò che ne dici la quarta, la fedeltà a una casa editrice o il consiglio di un libraio possono suscitarvi. E' così che io perlopiù scelgo un libro. Per quanto riguarda i voti si consideri che bene o male un libro brutto è sempre meglio che una bella serie in tv, perché i libri avranno sempre una cosa in più: tacciono. Per il resto vale quanto già detto in altre parte del sito: è mio, ci scrivo io, quello che voglio io, internet è grande e troverete altri siti che vi aggradano.

    Ultimi 5 post dal blog riguardo a LIBRI

    Recensione ebook reader Pocketbook Verse Pro Color, servizio MLOL, confronto con Kindle Paperwhite 12a Generazione
    Riflessioni dopo 16 anni di ebook reader
    Ho abbandonato Kobo: Recensione Kindle Paperwhite 12a generazione
    Trucchi per ebook Kindle
    Esportare le annotazioni da un ebook Kobo
    Leggi tutti i post nella categoria LIBRI del blog



    © il sommo Bostro-X - www.BOSTRO.net

    Questo sito l'ho realizzato io e quindi è proprietà intellettuale mia e non ne concedo alcuna autorizzazione.
    La fruzione del sito sottintende l'accettazione della Privacy Policy e delle Condizioni d'Uso
    CONTATTI: info[at]bostro[dot]net

    Aggiornamenti via feed RSS | Torna in cima