ven 03/07/2026 | RSS | Menu

OGNI MATTINA A JENIN

Susan Abulhawa

Un libro sulla Nabka palestinese, romanzo mi pare semi autobiografico. E' il mio primo prestito MLOL, è un libro che volevo leggere da tanto.
Appena lo inizio a leggere, capisco subito l'antifona del tema dominante: la solita ipocrisia palestinese farci di menzogne. La protagonista, Amal, si ritrova con il fucile di un soldato israeliano puntato contro: il soldato è subito definito, senza conoscerlo, senza sapere chi è, la sua storia, semplicemente è "uno che uccide". Si dice "Chissà quanti ne ha uccisi", "Un morto in più cosa gli cambia", "Questa volta ha paura perché mi guarda in faccia, di solito ammazza senza guardare chi uccide". La morale è stabilita in poche righe, gli ideali ben definiti, attraverso due persone i popoli etichettati in precisi casellari. Tutto ciò che segue è un'estensione, tutto ciò che segue è inficiato da questo inizio: la morale è tratta, gli animi scaldati, forgiato subito il lettore che proseguirà sempre con questa idea in testa, l'assassino seriale da parte israeliana e la vittima innocente da parte palestinese. Non importa che "palestinese" non comprenda chi ha deciso invece di accettare l'esistenza di Israele e, sebbene arabo, abbia dovuto lasciare Cisgiordania e Gaza per poter avere una vita, sia economica sia in senso letterale.
Dopo questo prologo, dove la proustiana madeleine è sostituita dal fucile, si torna indietro alla sua infanzia, una vita bucolica quasi virgiliana, con il lavoro nei campi, la donna felice che prepara il té mentre i maschi lavorano sodo gli uliveti, tra una preghiera ad Allah, un ringraziamento ad Allah, una Bismillah, una abluzione per la preghiera, una intonazione ad Allah. Basta così, la situazione è definita: l'Islam come una specie di buddismo mistico e spirituale, una religione interiore, e la famiglia ideale nella sua quotidianità agreste, ovviamente la famiglia ideale è "palestinese" dove questo termine - di per sé assente di definizione - prende la sua definizione da quanto fin qui visto.
Peccato che non sia così e la realtà fuori dal libro sia tutt'altra cosa: tralasciando il disinteresse totale verso il soldato, che magari era al suo primo giorno, che magari aveva visto smembrare la sua famiglia in un attentato terrorista contro i civili, che magari è fratello di un povero disgraziato cui hanno strappato il cuore a mani nude mentre era ancora vivo sventolandolo poi da una finestra (questa non è fantasia, sia chiaro, ma storia attestata anche da foto e dagli stessi protagonisti), ma chi se ne frega di lui e della sua storia, è un sionista... di certo però l'Islam nella sua stessa essenza non è una religione interiore, anzi, è totalmente esteriorizzata perché il Corano è non-interpretabile, non è in teoria nemmeno traducibile perché deve essere letto e memorizzato nella lingua in cui è stato scritto, con quella scrittura. Se sei bosniaco, cinese o americano, è in arabo standard che lo devi leggere, così com'è dai tempi (si dice) di Maometto; anzi, memorizzare, lo devi imparare a memoria perché questo è più importante che comprenderlo, capirlo. Non c'è spazio per la persona, quindi l'interiorizzazione non c'è, non deve esserci. Tralasciamo pure il discorso sulla donna nel mondo dell'Islam, per anni ho insistito sulla loro difesa ma giunti a questo punto penso che se accettano il loro ruolo di zerbino, se lo tengano.
Poi si passa all'amicizia tra l'arabo e l'ebreo, con una narrazione devo dire meravigliosa, l'ebreo fuggito dalla Germania per salvarsi dal nascente Nazismo in quella Gerusalemme che per un pelo dal Nazismo si è salvata e di certo non per merito della popolazione araba (anzi). Ma taciamolo questo, sia mai che qualcuno si ricordi che la "palestina", ovvero la popolazione araba di quella terra, che stato non era, era in combutta col Nazismo, combutta totale, operativa, ideologica e appassionata.
Hassan e il suo amico ebreo sono amicissimi, perché ovviamente la furbata del libro è introdurre questo fatto per sottolineare che non tutti gli ebrei sono cattivi. Ma c'è una gran differenza: il soldato dell'inizio è senza nome, senza interesse della sua storia, e usato per farne un simbolo; Ari invece ha un nome, una famiglia, è ben definito e si sottolinea che è tedesco e che la "Palestina" è stato il rifugio dal nazismo per la sua famiglia. Quindi Ari non è un simbolo degli ebrei, ma diventa altro, innanzitutto riduce il campo degli ebrei "buoni", essendo ben definito, in secondo luogo fa sembrare che la "Palestina" sia un rifugio, un'oasi, una terra immune. Hassan dice chiaramente "L'Europa vi ha sterminati, non la Palestina" mancando il fatto che la Palestina e i paesi arabi in generale erano alleati dei nazisti, alleati attivi, il famoso Muftì in Palestina voleva eliminare tutti gli ebrei e, come attesta Hitler, la cosa non riuscì perché gli inglesi erano forti e soprattutto perché i nazisti fecero il loro "più grande sbaglio" (cit. Hitler): allearsi con gli italiani. Furba veramente questa brava scrittrice. Ovviamente, non si può salvare Ari totalmente, perché diventerà il mezzo attraverso cui mostrare altre malvagità ebraiche perché Hassan ne verrà corrotto totalmente.
In seguito Ari e Hassan comunque ancora giovani si separano temporaneamente perché Hassan si innamora di una ragazza: una beduina. Ora, chiariamo una cosa, se la "Palestina" non esisteva già come stato ma come regione (tipo "Scandinavia", o "Pianura Padana"), l'attuale popolazione è "araba" lì arrivata dopo che Maometto fece la scelta scellerata di fondare una nuova religione monoteistica, come se il mondo non andasse già male con quelle che avevamo già. Successivamente gli arabi partirono alla conquista di tutto il territorio ben noto. Quelli che oggi vengono chiamati "palestinesi" sono arabi, arrivati lì secoli dopo la fine del primo stato di Israele, secoli dopo Gesù, secoli dopo la conquista romana. Lì, in "palestina", c'erano già da secoli ebrei e beduini. I Beduini, come i Tuareg o i Berberi, sono malvisti dagli arabi perché non completamente "sottomessi" all'Islam e da sempre vessati. Hassan si sposta con una beduina e ciò introduce subito questo popolo come ladro e violento, essenzialmente barbaro. Curioso, dato che, escludendo gli ebrei, questi sarebbero i veri palestinesi!
Anche in questo caso, come nel caso di Ari, i barbari beduini vengono però salvati dalla grande saggezza araba... Da quella Bassima presentata come una forte e libera donna matriarca che però stranamente, quando litica con suo marito, non può neanche uscire di casa sicché si rifugia nel luogo in cui si svolge tutta la vita delle donne arabe: la cucina.
Arriviamo alla nascita dello stato di Israele, fatta anche questa in modo molto, molto furbo. Tutto è liquidato in pochi passi. Si parla di ebrei che arrivano da ogni dove in "Palestina" armati fino ai denti e di azioni terroristiche ebraiche contro britannici: cara signora, era guerriglia e non terrorismo il quale principalmente attacca i civili ed è tipico arabo, tipico "palestinese". Certo, erano violenti, non voglio sicuramente dire che gli ebrei erano dei santi, io non lo dico e loro non lo sono. Ma la verità è questa. Volevate lo Stato di Palestina, perché non l'avete preso? Perché dopo gli ottomani non l'avete preso con la forza come hanno fatto gli ebrei? Perché quella volta non vi siete messi armi in mano per fondare finalmente lo stato di Palestina che, sia chiaro, finora non è mai esistito? Ovviamente, sono arrivati i britannici e pure piuttosto incazzati perché voi siete stati per tutta la Seconda Guerra Mondiale fianco a fianco coi nazisti: tutto qua. Se aveste preso le armi, vi avrebbero annientati. Gli ebrei invece avevano una scusante e direi pure molto valida. In realtà, tali azioni violente c'erano, ma ormai tarde: volevate la torta pronta, vi avevano tolto gli ottomani e volevate così senza far nulla la Palestina: azioni di guerriglia arabe (palestinesi) contro britannici ed ebrei c'erano eccome. Ma è impossibile dire una cosa simile, vuoi mica rovinare tutto togliendo tutto il merito della violenza ai "sionisti" e rovinando questa bucolica vita palestinese tra campi preghiere e amore?
Quando poi dice che nel 1948 gli inglesi si ritirarono e fu dichiarato lo stato di Israele, anche in questo caso tace completamente qualcosa di molto importante, anzi di fondamentale. Il piano di divisione del territorio di palestina sancito dall'ONU prevedeva due stati, quello di Israele pure piccolo, e Gerusalemme di entrambi e sotto controllo internazionale. Insomma, la famosa cosa dei "due stati" tanto sbandierata oggi poteva essere già nel 1948 dato che agli ebrei andava più che bene tant'è che accettarono subito, ma il piano fu rifiutato da egiziani giordani libanesi siriani e iracheni (che costituivano la popolazione palestinese, dato che lo stato di "Palestina" ricordo che non esisteva né è mai esistito): questi lo rifiutarono senza se e senza ma e dichiararono guerra a Israele e - pare ridicolo a dirsi, ma è una delle varie prove che Allah è un dio molto debole e anche un po' goliarda - la persero, perdendo ulteriori territori rispetto alla divisione iniziale e questa in sintesi è la naqba. Tutto ciò è taciuto, modificando totalmente la Storia, raccontando fandonie, mentendo, falsificando la storia in un enorme imbroglio ben scritto ma sostanzialmente favoleggiato.
Questo libro parte subito, in due o tre pagine, impostando una situazione che è pura menzogna e continuando per questa strada ma a un quarto mi sono fermato perché era insensato continuare a leggere questa storia fantasy. Per anni ho detto che bisogna fare di tutto per liberare gli arabi dall'Islam, per anni ho detto che quei popoli se lo meritano: ora basta, ora mi sono rotto i coglioni di perdere tempo, che Israele si comporti in modo piuttosto canagliesco non c'è dubbio ma il terrorismo internazionale l'hanno fatto i palestinesi, i dirottamenti, le uccisioni, le stragi di civili anche in Europa, anche in paesi arabi che infatti si sono stufati pure loro. Del resto quella schifezza del 7 Ottobre è venuto fuori solo perché gli Accordi di Abramo erano diventati gioiosamente pienamente operativi e i paesi del golfo e Israele erano finalmente uniti e ben felici di farlo, la conseguenza naturale sarebbe stata l'isolamento di Iran, e la definitiva fittoria di Al Fatah e Hamas non poteva accettarlo. Eravamo a un passo dalla pace in tutto il Medio Oriente ma, ancora una volta, i palestinesi hanno inciso il loro NO nel sangue.
Non ho neanche più passione di leggere i loro libri, per quanto siano ben scritti e strutturalmente anche belli, sinceramente di questa causa mi sono rotto i coglioni. Ricordo Il cacciatore di aquiloni di Hosseini: meraviglioso, e pensai quella volta che bisogna fare in modo, tutto l'Occidente, di aiutare per quanto possibile gli afghani. Anche lì, ho gettato la spugna: possibile che questo popolo di guerrieri prode e forte sia capace di lottare solo quando c'è da instaurare un regime nel loro paese, ma quando invece quel regime c'è non siano in grado di fare altro che lamentarsi, e sia invece impossibile sconfiggerlo anche con l'aiuto del potente esercito USA? Dopo la guerra Kabul era diventato un posto destinato alla libertà: c'erano persino festival heavy metal, c'erano radio online dalle quali ascoltavo musica rock afghana, musica tradizionale, c'erano le scuole libere, le donne studiavano alle università, e invece di nuovo in pochi anni sono ricaduti sotto i talebani appena gli americani hanno abbassato le difese, e tutti gli afghani dov'erano? Cos'hanno fatto? Com'era il Libano prima che i palestinesi vi portassero la loro eterna devastazione? Basta, c'è ora da dire solo una cosa: si ha ciò che si merita. E i palestinesi prima di tutti, sono in prima linea nel raccogliere quel seminato. Ho continuato un po' la lettura per vedere se in questi ricordi bucolici riemerge l'appoggio diretto e incondizionato al Nazismo, se riemerge il rifiuto della soluzione "due stati" compresa nella risoluzione ONU che autorizzò la fondazione dello stato di Israele, se c'è il ricordo che in quella risoluzione (se l'avessero accettata) Israele era pure ben più piccolo, se c'è il ricordo del rifiuto e della dichiarazione di guerra, se c'è il ricordo che quella dichiarazione non è stata fatta dalla Palestina poiché come stato non esisteva né è mai esistito e per scelta loro, se c'è il ricordo di quanti casini hanno fatto all'estero anche nei paesi arabi e mussulmani, se c'è il ricordo dell'espulsione dal Kuwait, dalla Giordania, se c'è il ricordo dell'immenso muro che gli egiziani hanno eretto per toglierseli dai coglioni, se c'è il ricordo di quando l'11 settembre fu celebrato per le strade offrendo cibo e da bere in piazza con magliette subito pronte che inneggiavano alla strage di civili nelle Torri Gemelle. Ma non ce l'ho fatta. Arrivato a circa un quarto non ce l'ho più fatta perché questo libro è un falso storico, è una presa per il culo, peraltro incredibilmente noioso. Inoltre in questa edizione (di MLOL) non ci sono note, totalmente assenti, assurdo in un libro pieno zeppo di espressioni arabe. Ma tanto chi se ne frega, sparano solo cazzate.
Andate in mona, avevo in coda un altro libro ma dopo questo e quello della nazista giapponesina mi leggo Primo Sangue di David Morrell.

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