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NOME IN CODICE DAGGER 22. LA VERA STORIA DI UN MARINE AMERICANO NELL'INFERNO DELL'AFGHANISTAN

Michael Golembesky

Dopo l'esplosione di violenza in Red Platoon di Clint Romesha mi aspettavo qualcosa di simile invece il paradigma cambia totalmente, come cambia ovviamente qualcosa a seconda del periodo, del luogo, delle forze coinvolte, di chi scrive. In Red Platoon c'era uno specifico evento, una "battle": una battaglia specificamente determinata nel tempo e nello spazio. Una "war" è una guerra in senso generale, ad esempio la guerra in Afghanistan. L'inglese però ha il magnifico termine "warfare" che indica l'atto pratico della guerra, fuori dalla teoria che contraddistingue la guerra ("war") e oltre la specificità che limita la battaglia ("battle"). Golembesky si situa a metà tra la battaglia singola e la guerra in sé, narra forse quello che si può dire una zona di guerra, non un campo definitivo ma una zona più grande e in un periodo di tempo più lungo; potremmo dire che il suo è un "battlefield" ma nel complesso è una visione della "war" a partire da un "warfare". Un casino, non capisco neanche io cosa ho scritto. Se comunque vi aspettate una narrazione di battaglia non è così, questo libro è complesso.
Innanzitutto, abbiamo un punto di vista personale con tutta la potenza e la limitatezza dell'individualità. È lui che parla, è lui che spiega, attraverso lui conosciamo le altre persone e il contesto. In secondo luogo, non c'è un evento specifico come in Red Platoon ma è la storia di un dispiegamento che si sviluppa in un più lungo lasso di tempo. Golembesky ci parla di molte cose che non sono solo gli scontri che avvengono, le morti, le vittorie e le sconfitte, ma ci parla anche della noia, dello sporco, della mancanza di piccole comodità, di momenti di intimità, persino di un cane che trova adotta e spedisce a casa negli USA. È un libro che inizialmente mi ha fatto storgere il naso finché non ho capito che ciò che mi capitava era semplicemente che stavo passando ciò che anche lui passava in quella esperienza di dispiegamento a Bala Murghab. Sinceramente, non è bravissimo a raccontare gli scontri come Romesha, mi è capitato di leggerne alcuni e non capire nulla di ciò che accade tuttavia questo non è un libro di racconti, è una specie di estrapolazione da un insieme di ricordi. In tutto il libro affronterete una certa confusione mentale nel seguire gli eventi ma probabilmente è ciò che vuole lui perché anche Dagger 22 spesso non capisce il senso di tutto, perché spesso con la sua compagnia si trova a dover eseguire ordini apparentemente privi di senso. Emerge la incredibile piccolezza del soldato di fronte alla campagna bellica in sé dove il soldato è solo il minuscolo dente di un minuscolo ingranaggio. Siamo lontani da Romesha dove leggevamo "La guerra è un soldato con un fucile, tutto il resto è supporto". Complice di questa apparente insensatezza e caoticità generali delle azioni è anche il fatto che Golembesky raramente vi partecipa in prima linea essendo un addetto a droni e sorveglianza aerea (un "JTAC"). Verso la fine dice una cosa brutale riguardo tutto ciò che il soldato è al fronte: "In un mondo di imperfezioni, ci si aspettava che fossimo sempre perfetti ". E' un libro complesso da leggere, da capire e da mandare già del resto è complessa, incredibilmente complessa una guerra pensata non per semplicemente distruggere e conquistare, ma dove la prospettiva è riorganizzare un territorio e cambiare la mentalità di un popolo. Il finale è commovente, come riesce a rendere il senso di vittoria quando dopo mesi e mesi riescono a sopprimere i talebani a Bala Murghab e liberare il territorio per ridarlo alla popolazione, c'è quasi nostalgia nel mezzo.
Compaiono anche gli italiani che in quella zona avevano la logistica ed è interessante il suo giudizio in merito, pienamente positivo e colmo di rispetto. Su Youtube possiamo vedere i nostri militari in azione nello stesso periodo.
Aprite questo link per vedere Bala Murghab su gMaps e scorrete un po' la visualizzazione. Troviamo "alimentari", "steakhouse", "scuola", "fornaio", "sala mahjong"... Cliccateci sopra, se siete fortunati vi beccate qualche foto e soprattutto selfie di chi ci abita. Tutte queste cose col regime dei talebani non ci sarebbero state, nessuna. Non solo la scuola, la sala mahjong, ma neanche i selfie perché non ci sarebbero stati i cellulari e internet. Niente di tutto ciò. Forse sarebbe avanzata qualche foto del passato, ma basta così. Certo, la situazione oggi non è per niente bella: in nessuna foto si vede una donna, in qualche foto si riconoscono dei talebani col loro cazzo di turbante anche se il fatto che si facciano fotografare, e siano pure sorridenti, lascia sperare che un po' si stiano svegliando, che nel loro subconscio stia emergendo (ma represso, o forse proprio "sublimato") il sospetto che Allah li abbia un po' presi per il culo.

Tutti i libri di Michael Golembesky

  • Nome in codice Dagger 22. La vera storia di un marine americano nell'inferno dell'Afghanistan (stato: Libro finito )
  • Totale libri: 1
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    NOTA BENE | le recensioni di libri qui presentate sono esclusivamente frutto del mio gusto personale che inoltre è anche contestualizzato al periodo in cui mi trovo a leggere quel determinato libro. Ciò che io dico potrebbe non andare bene per voi, il mio consiglio è di leggere anche altre recensioni online, ma allo stesso tempo di lasciarvi ispirare dalla sensazione ingiustificata che il nome di un autore, il titolo di un libro, una copertina, ciò che ne dici la quarta, la fedeltà a una casa editrice o il consiglio di un libraio possono suscitarvi. E' così che io perlopiù scelgo un libro. Per quanto riguarda i voti si consideri che bene o male un libro brutto è sempre meglio che una bella serie in tv, perché i libri avranno sempre una cosa in più: tacciono. Per il resto vale quanto già detto in altre parte del sito: è mio, ci scrivo io, quello che voglio io, internet è grande e troverete altri siti che vi aggradano.

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