Isaac Bashevis Singer

Ombre sull'Hudson

Stato lettura: LIBRO CONCLUSO IL 02/12/2019
Nella New York degli anni '40 s'intrecciano le vite di ricchi ebrei sopravvissuti all'Olocausto e rifugiatisi in America. Il pio Boris Makaver disereda la figlia Anna non appena scopre che ha lasciato il secondo marito per fuggire in Florida con il suo ex precettore, Hertz Grein. La fuga non va a buon fine: i due tornano a New York e si separano. Nel frattempo una dentista, fanatica di sedute spiritiche, organizza una messinscena con un'attrice, facendo credere al secondo marito di Anna che la sua ex moglie, defunta, è tornata in vita. Per l'uomo lo shock è tale che presto ne muore. Anna decide di tornare con il primo marito, un attore di teatro yiddish divenuto famoso a Broadway.

Giudizio

Voto:
Un libro mastodontico che, all'interno della linea narrativa principale, nasconde molte altre storie. Un vero classico vecchio stile dove c'è da pensare molto durante la lettura. La storia di Anna e Grein si svolge in mezzo alle storie di tanti ebrei arrivati in America dalla Guerra, nonché di ebrei che già erano lì. Vi si trovano così storie individuali, caratterizzazione di tipi psicologici e sociologici, elaborazioni di tradizioni e forme culturali. Non mancano saltuariamente piccole micro-narrazioni di gulag, di lager, di ghetti, di soprusi e violenze, di Hitler e Stalin, raccontate da personaggi vacanti e con un tono misto fra l'autocommiserazione e l'ironia tipica della letteratura ebraica. Grein e Anna non vanno quindi visti come protagonisti principali, ma come una specie di scusante per un discorso più ampio.
E' un ampio spettro di indagine sull'ebreo senza patria, sull'ebreo sopravvissuto, sull'ebreo errante e tormentato, sull'ebreo multiculturale, con velate critiche (a mio avviso) al sionismo. Sono queste persone quelle le cui vite sopravvivono lungo l'Hudson come ombre più che come uomini. Boris, Luria, Grein, Anna, Esther, Yasha, Margolin, loro sono tutte ombre, persone annientate spiritualmente e culturalmente dalla furia della guerra, dalla furia di Hitler e di Stalin, e che ora si muovo in un ambiente che non è il loro, in un mondo che non vogliono né lui vuole loro, che fanno cose che loro non scelgono e a volte insensate come appunto un'ombra ripete meccanicamente ciò che facciamo noi ma non vale il contrario. La morte di Stanislaw Luria è emblematica e agghiacciante, tanto che lascia veramente la pelle d'oca: una vita buttata che si spegne in una maniera letteralmente agghiacciante, mi ha fatto venire i peli dritti, ma c'era un'alternativa?
Un fiume Hudson popolato da continue ombre come in un gioco di specchi che, a partire da un incontro tra ebrei sopravvissuti, si moltiplicano sempre più, a volte chiare ed esplicite a volte taciuto e solo sottintese o dedotte. Come la più triste e demoralizzante, un'ombra sull'Hudson che si potrebbe anche non notare perché fugace ma non meno importante: quella dell'ebraismo sconfitto dai forni di Hitler, dai Gulag si Stalin, dal mondo moderno. Un ebraismo ortodosso che perde colpi, preciso e devoto nelle cerimonie ma al cui tavolo siede sempre qualche peccato. Un ebraismo mantenuto da chi è rimasto come consuetudine sociale per ricordo e rispetto di quel mondo degli shtetl e delle comunità yiddish spazzate via dalla furia della guerra e che ormai non potrà più ripetersi. Cerimonia dopo cerimonia, shabbat dopo shabbat, pesakh dopo pesakh, perde pezzi come un carretto troppo vecchio aggiustato più e più volte alla buona. Ciò che rimane di questa lunga storia a partire da alcuni ebrei e passando dall'Essere-Ebreo-in-sé, è un quadro complessivo sociale e culturale di un mondo perduto e soprattutto sull'insoddisfabilità tipica dell'essere umano. E' un magnifico e tragico quadro dell'Uomo Globale che ne esce assolutamente male, un'ombra dell'etica che propugna, un'ombra dei buoni propositi che non attua, un'ombra delle belle parole che semina al vento, un'ombra della bontà che tradisce ad ogni gesto. Tutti coloro che vediamo in questo racconto sono visti ciascuno sotto varie angolazioni che ne chiariscono un po' le personalità ma senza mai riuscirci per tutti perché, a ben vedere, neanche noi siamo mai chiari su noi stessi e alla fine, comunque, tutti ne escono sconfitti.
Interessantissime le parti riguardanti la Russia: in tutti i libri dei fratelli Singer la Russia è un luogo di caos, di anarchia da sopravvivenza, di distruzione, ma qui più di tutti la Russia è sia prima che dopo la guerra (soprattutto dopo) è chiaramente delineata come luogo di tirannia barbarica, di morte e deportazione. Il comunista Herman, nipote di Boris, scompare nel nulla appena ci mette piede peraltro da "compagno" e di lui nulla nel libro è più detto, ad immagine di ciò che si sa delle migliaia e migliaia e migliaia a decine e centinaia di persone (non ebrei, di persone!) che là furono letteralmente cancellate. Questo dovrebbe essere un grande insegnamento per i "revisionisti" di moda oggi, quelli che dicono "Basta con l'olocausto, e Stalin?": aprite il cervello, cominciate anche voi a ricordare le cose, senza doverlo fare - come fate - iniziando dal denigrare chi già ricorda.
Un libro di quasi 600 pagine che tiene attaccati alle pagine riga per riga, parola per parola. La cultura ebraica, si può dire quello che si vuole ma è incredibilmente affascinante perché oltre ad essere una cultura incredibilmente ricca e varia perché da sempre mescolata a varie civiltà e culture "gentili", alcune perdute altre vive e vegete, e questa cultura si esprime magnificamente nell'ambito letterario poiché da sempre loro hanno a che fare coi libri, col mondo dello scritto e ciò si presta bene a tramutarsi in narrazione.

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