Richard Dawkins

Il gene egoista. La parte immortale di ogni essere vivente

Stato lettura: LIBRO CONCLUSO IL 08/09/2019
Il gene egoista è un saggio scientifico del biologo inglese Richard Dawkins pubblicato nel 1976. Si basa sulla teoria principale espressa nel primo libro di George Christopher Williams, Adaptation and Natural Selection, ovvero la teoria dell'evoluzione analizzata dal punto di vista del gene anziché da quello dell'individuo. Costituisce inoltre il punto di partenza per la formulazione del concetto di meme come entità di informazione replicabile[1] e per la stesura del suo successivo saggio, Il fenotipo esteso. Il libro è uscito in una prima edizione originale nel 1976, e in una seconda edizione accresciuta con due nuovi capitoli nel 1989 (fonte Wikipedia.it)

Giudizio

Voto:
Se leggete recensioni di questo libro che dicono "Fantastico e adatto a tutti" sappiate che molto probabilmente sono scritte o da persone che non l'hanno letto, o che ne hanno letto un sunto o solo alcune parti, o i soliti minchioni che voglio farsi belli su internet. Innanzitutto non è adatto a tutti: è veramente complesso. Dawkins tratta argomenti per nulla semplici e che richiedono una base di biologia. Io ho una formazione blandamente scientifica ma un vasto studio di filosofia alle spalle, e filosofia non quella prettamente teoretica. Da appassionato ho letto centinaia di libri di divulgazione scientifica. Tuttavia questo libro è molto complesso: in termini divulgativi e spesso antropomorfici tratta questioni riguardanti la biologia: niente di peggio. Se non avete una formazione scientifica e basi di biologia, rischiate di fare la fine dei filosofi che lui proprio in questo libro denigra perché la loro "istruzione è andata molto al di là delle loro capacità di pensiero analitico" (citazione). In secondo luogo, è a mio avviso scritto male: l'antropomorfizzazione del linguaggio si spinge troppo in là producendo un'infinità di esempi, metafore, esemplificazioni che però sono continue e spesso consecutive sebbene slegate. Seguirne la linea di pensiero a volte è proprio dura. In terzo luogo la chiarezza con cui spiega i propri punti di vista è troppo spinta verso la tesi che la sua visione sia semplicemente quella giusta. Sebbene da un punto di vista scientifico la sua visione possa essere corretta, non abbiamo invece ancora sufficienti dati sull'evoluzione per portare il tutto a una conclusione definitiva. Anch'io sono d'accordo con lui che la evoluzione sia la sopravvivenza del più adatto riguardo i geni, e che la sopravvivenza della specie ne sua una conseguenza indiretta. Ma è proprio così? O sotto i geni c'è altro? Perché il punto è che l'attribuzione dell'egoismo di cui al titolo del libro è un'attribuzione ballerina. È lui stesso che dice che una definizione teleologica antropomorfa dell'egoismo nei geni è una semplificazione ma su questa base in realtà si fonda il libro. Oltretutto si rischia veramente di cozzare con il determinismo biologico teoria che per quanto affascinante è sempre difficilmente difendibile perché redibile solo in via teorica, non essendo (attualmente) possibile un'analisi genica e biologica così profonda da poter concludere che "Si, i geni determinano ogni cosa".
Inoltre molte riflessioni nonostante le sue critiche iniziali sono prettente filosofiche: la sua teoria del meme ripercorre moltissimi studi di filosofia del linguaggio, i memi mi richiamano alla mente in maniera molto precisi i V-Enunciati e quindi va contro i suoi stessi iniziali dettami, oltre al fatto che a questo punto si poteva sfruttare tranquillamente l'enorme mole di studi di linguisti e filosofi. 
Insomma un bel libro, ma a mio avviso molto, molto complesso e i cui infiniti giudizi estasiati che trovo su internet a mio avviso lo sopravvalutano troppo (oppure, come dicevo, sono lì tanto per fare). Pensateci due volte prima di leggerlo: non è Darwin, complesso ma bello. Ma non Konrad Lorenz, autore molto poeticizzato che peraltro Dawkins critica in più punti (o meglio, critica la sua fama). Non so a livello scientifico che portata abbia, se sia un punto di vista o una teoria accettata; nonostante sia è indubbiamente un libro importante, ma non è proprio un bel libro, e la base scientifica è un po' precaria perlomeno a livello narrativo.
Resta comunque importantissimo il punto fondamentale: l'evoluzione dovuta dalla selezione è causata dai geni. Questo implica che non c'è alcuna pulsione di sopravvivenza della specie ma solo dei geni quindi, di riflesso, del portatore. Inoltre l'evoluzione del portatore è incredibilmente lenta e non sempre di successo perché non è una evoluzione adattativa ma casuale e di comodo, è adattativa solo a fine processo ovvero è adattativa solo perché le parole che restano sono solo quelle dei "vincitori". Infine: l'evoluzione può apportare modifiche che poi possono decadere senza che l'individuo perisca ovvero non è detto che una evoluzione porti alla nascita o alla morte di una nuova specie. L'evoluzione non è delle specie ma dei geni, e indirettamente si può arrivare all'evoluzione delle specie.

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