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Roger Deakin e l'anima dell'ecologia

Roger Deakin e l'anima dell'ecologia

Categoria: LIBRI

Inserito in DATA: 07/07/2018
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Ho appena letto il libro di Roger Deakin "Un anno a Walnut Tree" e pensavo sarebbe stato un bel diario di vita isolata, solitudine, canto della natura.
Invece è stato un disastro.
L'anima dell'ecologia, e non è un complimento.
Deakin è l'ennesimo di questi nuovi ambientalisti estremi ma digitali, nuovi Thoreau 2.0 fatti di Tweet: un insieme di contraddizione.
Sbotta contro gli scavatori che rovinano la terra nei boschi invocando il ritorno agli attrezzi manuali perché non lasciano tracce nel terreno, ma in tutto il libro usa vari trattori per sistemare il suo terreno. Peraltro molto vecchio, Euro -5.
Parla della deforestazione che produce "solo carta" ma lui ne consuma a tonnellate perché preferisce scrivere a mano che a computer, che comunque possiede anche perché è un "regista". Oltre al fatto banale ma da lui non considerato che senza quella, non avrebbe un lavoro.
Parla di lasciare i boschi al loro stato naturale e adeguarsi noi a loro, e subito dopo pota e sistema le piante che gli fanno ombra sulla finestra.
Si scaglia contro i suoi nemici, alias l'uomo comune (noi), che crea un giardino perfettamente in ordine ovvero secondo lui finto e artificiale, celebrando i giardini selvatici e disordinati non regolamentati dalle convenzioni botaniche sociali capitaliste, e poi si ricorda che le sue "rose e il gelsomino sono disordinati" e si annota di doverli potare il prima possibile.
Si mette a cercare un "pollo biologico" tranne sbottare quando scopre che costa più dei polli da batteria, e la sua unica reazione veramente intelligente è dire "Dovrei allevarlo io" dove il "dovrei" la dice lunga... Perché infatti non lo fa. Né indaga il perché della differenza di prezzo. La discussione finisce lì, nel "dovrei".
Ingiuria i cacciatori che sparano al suo "amico fagiano", poi però si cucina del pesce alla griglia in giardino; perché si, quest'uomo che salva anche i ragni e non ammazza i calabroni e ingiuria chi lo fa dall'alto del suo scranno del "dovrei" non è vegetariano.
Sparla pure dell'addetto al carro attrezzi che viene a recuperare la sua Audi ferma a bordo strada! La sua Audi.
Saetta contro il commercio e il lavoro globale, ma tutto il libro è l'autobiografia di una persona che sopra, e grazie, a questo sistema può galleggiare beato. Non fa nulla da gennaio a dicembre: dorme quando vuole, passeggia, nuota, va a fare compere, pota piante, scrive, legge, riposa in veranda accarezzando il suo gatto, va a pattinare sul ghiaccio, va a trovare amici o al pub, dorme un po' qui e un po' là, scrive fino a tardi e si sveglia ancora più tardi, sempre così ogni giorno. Non gli fa nessuna differenza che sia lunedì, mercoledì, domenica, Natale o un infrasettimanale lavorativo.
Questa ipocrisia mi fa incazzare.
Questo narcisismo e questo egocentrismo mi fanno schifo.
Con che coraggio sbotti sul lavoro dei mezzi da scavo o pale meccaniche, e poi ti lamenti che un viaggio in treno dura ben 8 ore? Con che coraggio vanaglori te stesso che vivi nei campi e curi gli alberi, deridendo chi non lo fa, chi vive nelle città, chi usa il cellulare, chi si infastidisce per le api, chi corre sui marciapiedi in tweed, chi mangia nei fast food, e poi te ne stai a casa con la luce accesa "perché il cielo è scuro di nuvole" spedendo email dal tuo PC portatile connesso a Internet?
Quando critichi gli altri perché vanno oltre certi limiti, ti chiedi mai quanto siano giustificati, o semplicemente soggettivi, quei limiti che tracci?
O se domani un nuovo eroe dell'ambiente scrivesse un libro contro chi usa trattori, anche se vecchi? Contro chi dorme in case costruite invece che in capanne di legno, o in grotte? Contro chi cucina il pesce invece di mangiare solo radici spontanee? Contro chi pota i fiori?
Non pensate poi che viva in una baita sperduta, animale tra gli animali, perché ha l'acqua corrente e l'elettricità, ha un computer, una cucina, lava le pentole, e che riscaldi con una stufa i suoi ambienti lo fa per scelta, perchè così può passare alcuni pomeriggi a tagliare la legna. Vive in una normale casa rurale, peraltro enorme, con un appezzamento di terreno coltivato. E si può supporre sia enorme dal numero di piante e alberi che ha, citati uno per uno coi loro nomi, o dalle camminate che vi fa, o dagli animali che vi girano (caprioli, volpi, ecc.).  O dal suo stagno privato.
Tutta questa premessa fa capire che non ho molto a simpatia per questo tipo di ecologismo: questi stili di vita sono ammirevoli ma propugnare che diventino un esempio da seguire è assolutamente ipocrita, stupido, facilone e molto egocentrico, poichè che un artista possa tenere questo stile di vita è possibile solo perché la maggior parte delle altre persone non lo tiene, e qualcuno paga i suoi "lavori" più dello stipendio di un operaio. Come sarebbe il mondo se le città invece di svilupparsi in verticale come lui depreca, si sviluppassero in orizzontale, ovvero ogni famiglia (o ogni individuo?) con il suo terreno e la sua casa? Ciascuna persona? La cementificazione e la costruzione di città/alveare sono una manna dal cielo per l'ambiente selvaggio, ma allo stesso tempo, per poter esistere, richiedono che vi sia una proliferazione di centrali elettriche, movimentazione di acqua e gas o carburanti, e via dicendo. 
Abbiamo superato un punto limite, e non c'è più modo di tornare indietro, a meno che non avvenga una qualche calamità che metta la parola fine a metà della popolazione mondiale e alle capacità tecniche finora acquisite e sviluppate. L'epidemia di peste nera fu un male per chi morì, ma una manna per il problema dell'incontrollabile espansione demografica.
Pensare questo stile di vita è un ideale, non può essere una pratica. La pratica può metterla in... pratica solo qualche individuo, e meno sono meglio è: uno di questi è Deakin che ci fornisce così un libro che non fa altro che dire di non leggerlo, che ci fornisce tanti consigli che la pagina dopo vengono già rimangiati, che ci dice cosa fare affinché lui non possa più fare ciò che fa. Se nessuno avesse mai comprato i suoi libri, che avrebbe fatto?
Perché tutti quelli che diventano persone dello spettacolo, direttamente o indirettamente (diretto è l'attore, indiretto lo scrittore o il giornalista), non fanno altro che parlare a vanvera di luoghi comuni più alla moda, sottintendere insulti agli altri per difendere la propria vita "etica" e pura, vanagloriarsi ininterrottamente per il fatto di poter vivere liberamente, solo perché chi non è dello spettacolo non lo può fare perchè se non sei dello spettacolo i soldi fanno veramente fatica ad arrivare, mentre non la fanno per andarsene, e senza soldi alla fine oggi non si è né può nulla? 
Chi fa una vita libera come la sua è chi può permettersela, e può permettersela perché quella vita è totalmente debitrice al sistema stesso che critica.
Quando Deakin si apre una "bottiglia di buon vino australiano" per riportarsi alla mente l'Australia (si, ha girato il mondo un po' dappertutto) deve ringraziare non se stesso ma i grandi cargo che sferragliano per i mari.
Vivere una vita che dipende direttamente dal sistema che critica non lo rende un paladino, ma lo rende un complice.
A mio avviso, per quanto riguarda la mia concezione della vita che considera molto di ciò che oggi è il mondo come inevitabile, questo libro è eticamente sbagliato, falso, e controproducente, e anche un po' una presa per il culo.
Ciò che ci resta sono pagine e paine di diario scritte neanche male ma prive di contenuti, ingarbugliate da un'infinità di nomi di piante e insetti e uccelli mai sentiti che necessitano perennemente un'enciclopedia aperta, a meno di scegliere di sbattersene le palle anche perché non avrebbe senso imparare tutti quei termini, quando poi vivi in un condominio o una casa senza un giardino capace di gestire anche solo un decimo di quelle piante, e comunque non avresti il tempo di fare come lui: "dormire undici ore" e poi passare la giornata a potare un'edera e poi stare a mollo in un laghetto per sfuggire all'arsura pomeridiana di un qualsiasi martedì o giovedì. E' la nuova religione: beati coloro che il martedì o il giovedì possono starsene a fare un cazzo in un laghetto, invece di guadagnarsi i soldi per acquistare un cazzo di bicamere. 
Io leggendo il suo libro non provo nostalgia per il nostro pianeta e voglia di salvarlo, provo solo invidia per il suo stile di vita, visto che io solo per scrivere questo corto e sgrammaticato post, buttato giù di getto in sessioni di qualche minuto di tempo, ci sono stato quasi una settimana.
Di certo, bisogna dire una cosa: individui così devono esistere. E devono essere così. E' un tira e molla che dobbiamo avere. Un ecologista, un naturalista deve essere così: estremo. Stronzo. Solo così può farcela. Mi dà i nervi leggere la biografia di quest'uomo che per quasi tutta la vita è stato a leggere, camminare, passeggiare, nuotare, potare, tra un viaggio e l'altro in ogni parte del mondo: Tasmania inclusa, tanto per dirne una non proprio dietro l'angolo.
Io mi faccio in quattro anche solo per andare a comprare un pacco di pasta, per non parlare dei miei hobby: da due settimane attendo di arrivare a sera con sufficiente forza per fermarmi a cambiare la catena della moto. Da una settimana attendo di finire di lavorare a un orario decente che mi permetta di andare un'ora a pescare dietro casa. Dovrò attendere altri due week-end prima di avere tempo libero a sufficienza nel fine settimana (che per me è solo la domenica) e andare a grigliare in Tagliamento. Tutte cose che, comunque, dovrò sempre fare di corsa, perché comunque alle 8 devo essere già pronto sul luogo di lavoro. Non posso, una mattina, decidere di "potare l'edera" o andare a controllare i nidi delle rondini o andare a visitare una rocca abbandonata con lo zaino e il sacco a pelo. A pranzo devo correre per mangiare e riposare un po' le gambe per poi ricominciare col tran tran della vita quotidiana, di certo non posso mettere il cartello "Torno subito" e andare a sprofondare nell'acqua del mio laghetto privato, visto che l'unica cosa che ho fuori casa è una terrazza di 2,5x1,0mt
E' molto probabile che a conoscerlo sarebbe stata un'altra cosa. E' un limite dei libri, e degli scrittori, darci spesso solo una visione della cosa, magari quella che in quel momento dell'atto della scrittura sembrava la più importante: noi lettori ci troviamo solo quella tra le mani. Tra i mille punti a favore del leggere, questo è forse l'unico a sfavore. Ma vale la pena rischiare. Nel complesso non dico di non leggere questo libro. Se siete appassionati di piante (ma solo dei nomi, non vi è nient'altro: consigli di potatura, colori, forma, niente, c'è solo il nome) o di insetti (anche in questo caso, difficilmente vi è qualcosa oltre il nome e il colore) forse riuscirete a godervi qualcosa di più. Ma, a mio avviso, non fate di ciò che dice un'etica: è pericolosa, stupida, ipocrita, narcisista, e controproducente.
Va invidiato per come vive, ma non ammirato per ciò che dice. Non si può invocare per tutti questa vita, o meglio: non si può invocarla e difenderla, criticando la vita "normale". È ipocrita, è ingiusto.
Perché invitare a questa vita, e poi vivere degli introiti della vendita del suo libro? Vorremmo anche tornare, invocando il ritorno ai lavori manuali, a quando non c'erano le stamperie ma i libri venivano copiati a mano? Sostituiremmo gli editori con le sovvenzioni date dai monarchi cui chiederemmo aiuto? Perché una volta gli scrittori vivevano così: lottando per cercare di trovare un signorotto che finanziasse la copia a mano del libro, libro che sarebbe poi stato stampato in chissà, poche centinaia di copie e difficilmente rintracciabili. Tornereste a quei tempi?
Sei così sicuro che dove vivono in mezzo alla "natura" ma veramente, con solo strade sterrate e senza corrente elettrica, lavorando i campi a mano perché non hanno né possono avere un trattore, dove spianano il terreno per una casa con la forza della schiena e con la zappa perchè non hanno una pala gommata, dove quando piove non possono rintanarsi in casa al calduccio con il gatto sulle ginocchia e la luce accesa semplicemente perché anche dentro casa piove, dove una tempesta o una siccità mettono in crisi il tuo sostentamento principale... Sei così sicuro che in quei posti, quelle persone che sono a milioni e milioni che in sostanza vivono come te (più precisamente: come tu millanti di fare) o ancora più oltre il limite non per scelta ma semplicemente perché altra scelta non hanno, siano così invidiabili?
Avresti il coraggio di andare a dirglielo in faccia?
Non mi stupisco che Deakin fosse amico di MacFarlane, il cui Le Antiche Vie. Elogio del Camminare è pedante e saccente allo stesso modo, ed allo stesso modo comunque dotato di una bellissima scrittura. Che poi parli di Dark Star Safari di Paul Theroux è la ciliegina sulla torta: altra persona che, come lui, esalta in maniera esasperante se stesso, sminuendo "la gente", tutti noi che non possiamo passare uno o più anni a fare un cazzo in giro per il mondo, spendendo soldi e spandendo parole. Questi tre libri sono tra i peggiori libri che ho letto negli ultimi anni a livello di idea ed etica propugnata: se vi fosse un indice dei "libri ipocriti" questi vi dominerebbero senza ombra di dubbio.
Sfortunatamente neanche la bella prosa e il bel lirismo sulla natura riescono a cancellare questo fastidioso senso di superiorità dell'autore quasi che non avesse altro interesse che puntare il dito e criminalizzasse i cittadini, tutti noi, chi lavora, chi non può non vivere in città, chi non può non lavorare la terra senza la tecnologia, chi non può fermarsi in veranda tutto il pomeriggio a coglionare, chi non può non usare un'auto, chi non può non guidare un carro-soccorso, chi non può sopportare un nido di vespe in cucina.
Resta che, sotto sotto, a mio parere lui stesso, fuori dalla scrittura, è conscio di ciò. Sarebbe stupido non esserlo, non potrebbe essere un così bravo scrittore; un ipocrita sa sempre di essere un ipocrita, e agisce o dice ciò che fa o dice solo per semplice narcisismo; la verità su se stesso gli sfugge quando dice che gli spazi naturali ci servono, "a tutti noi" indipendentemente dal fatto che ci viviamo in mezzo, "ci basta sapere che esistono": io la vedo come una triste ammissione della artificiosità della sua vita, tutt'altro che naturale.  
E comunque dubito che possa essere totalmente uno stronzo uno che ama i gatti!

Gli spiriti mediocri di solito condannano tutto ciò che non è alla loro portata. (Francois de La Rochefoucauld, Massime)

Diffidiamo di coloro che aderiscono a una filosofia rassicurante, che credono nel Bene e lo erigono volentieri a idolo; non vi sarebbero pervenuti se, ripiegati onestamente su se stessi, avessero sondato le proprie profondità o i propri miasmi; ma coloro – quei rari, è vero – che hanno avuto l'indiscrezione o la sventura di immergersi fino all'intimità del loro essere, sono informati sul conto dell'uomo: non potranno più amarlo, perché non amano più se stessi, pur restando (e sarà il loro castigo) incatenati al loro io più di prima… (Emil Cioran, Storia e Utopia)

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