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Grazie, Malala Yousafzai. Grazie, Ayaan Hirsi Ali.

Grazie, Malala Yousafzai. Grazie, Ayaan Hirsi Ali.

Categoria: LIBRI

Inserito in DATA: 29/12/2014
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Ho da poco finito di leggere il libro "Io Sono Malala" della piccola pakistana Malala Yousafzai. Subito dopo ho letto il libro "Infedele" di Ayaan Hirsi Ali. E' chiaro che dopo due libri così potenti qualche riflessione doveva spuntarmi in testa. Sono due libri che colpiscono come un pugno allo stomaco, perché trattano di argomenti dei quali troppo spesso leggiamo stralci di articoli sensazionalistici che ci forniscono una prospettiva sommaria e spesso sbagliata, inducendoci a prendere posizione su questo o quello, spesso senza motivo.

"Io sono Malala" è la storia di questa ragazzina Pashtun che viveva nello Swat pakistano. La storia inizia con la sua vita felice nella magnifica regione dello Swat, ammantata da monti e da una natura lussureggiante e dura, e si conclude con l'avvento dei Talebani e l'attentato durante la quale le hanno sparato in faccia perché voleva essere una mussulmana che studia anche materie non religiose, che vuole avere un'istruzione.

Attraverso le sue parole innocenti e briose scopriamo il Pakistan come non lo conosciamo a causa di un giornalismo troppo superficiale che alimenta troppi già presenti stupidi preconcetti. Questo è uno di quei libri che vanno letti per rimettersi alla pari con un mondo che pensiamo di conoscere già, grazie a Twitter, Facebook e Youtube, e che invece ci sfugge ancora di più, proprio per questi motivi.

Lo Swat è una regione, abitata dai Pashtun, di un enorme territorio che è il Pakistan moderno, una nazione giovane e nata da spartizioni seguite alla fine del colonialismo britannico. Inizialmente divisosi dall'India per dividere i mussulmani dagli induisti, solo nel 1971 subì un'altra divisione dovuta alla separazione del Bangladesh. E' chiaro dunque che una nazione così giovani, da poco formatasi e ancora piena di divergenze tribali tra clan non può avere una stabilità sociale consolidata e pacifica. I Pashtun si dividono peraltro anche con l'Afghanistan. Malala ci introduce, con piccoli e semplici accenni storiografici, al suo stato madre, alla sua etnia, e alla situazione sociologica della sua regione, nonché religiosa.

Dopo un'infanzia felice passata attraverso le abitudini e normative del codice di condotta dei Pashtun, pian piano compaiono i Talebani, all'inizio con una insulsa radio indipendente promosso da un ignorante, come lo chiama il padre di Malala, che si fa chiamare "dottore": è paradossale che questo individuo privo di titoli adotti, per essere più credibile, un titolo tipicamente occidentale proprio per declamare contro ogni tipo di occidentalizzazione.

Leggiamo pagina dopo pagina la perdita di libertà del popolo, nonché degli individui singoli, perdita di libertà presente anche in chi viene intellettualmente soggiogato da questi demoni del pensiero chiamati Talebani. Soggiogano, ipnotizzano, alimentano odii e pregiudizi con fanatismi ben facili, nonché tra decapitazione pubbliche e violenze di varia natura terrorizzano la gente e così la soggiogano. Finché il danno è fatto, e la società gli cade tra le mani. Le scuole vengono fatte esplodere quando non chiuse, le donne segregate in casa o sotto a enormi Burqa, gli uomini piegati alla parola del Corano così come da loro interpretata.

Ma perché "grazie, Malala"? Perché attraverso le sue parole, con tutti i suoi limiti, ci insegna a pensare per conto nostro. I suoi limiti sono la giovane età, che la rende a volte troppo idealista, e la sua religiosità che comunque permane e la porta in seguito, ho scoperto per esempio, anche a perorare la causa di Hamas non intuendo che è la stessa realtà con la quale lei ha combattuto in Pakistan, una realtà che umilia le persone e che con la causa palestinese non c'entra proprio nulla.

Ci insegna che se vogliamo decidere, ad esempio, sulla "questione mediorientale" non serve che diventiamo antisemiti per appoggiare lo Stato della Palestina, né che dobbiamo diventare Sionisti per difendere il diritto di esistenza di Israele. Ci insegna che non dobbiamo diventare razzisti contro i negri quando ci lamentiamo che in Italia arrivano troppi immigrati. Ci insegna che nel complesso ogni cultura va, quando non rispettato, perlomeno prima di tutto compresa, e che bisogna evitare giudizi sommari su un'intera società o apparato sociale.

Ci insegna soprattutto che se a partire dalle gesta di qualcuno si deve incriminare tutti i fedeli dell'Islam, allora in quanto appartenenti ad una società cristiano-cattolica dovremmo essere i primi a guardarci allo specchio e sgozzarci. Pensiamo a quante volte vediamo un arabo che beve una birra e diciamo che non dovrebbe farlo, senza però scandalizzarci alle bestemmie in friulano dette appena usciti da messa, o all'uso del profilattivo, o ai divorzi, così diffusi nella nostra società. Confondiamo troppo spesso la religiosità con la pratica religiosa assoluta, con l'estremismo, ma non solo, anche con la santità. Ogni religioso dovrebbe essere un santo, un eremita? Fate attenzione, cattolici, perché anche la vostra religione ha molti paletti che dovreste rispettare, si penso solo allo scontro tra scienza e fede che è ben altro che sorpassato.

Mentre scrivo queste righe leggo su Ansa.it di un attentato contro una scuola in Pakistan in cui ci sono stati oltre cento morti, quasi tutti bambini, e non posso non tornare alle righe del libro della piccola Malala, alla sua paura mentre cammina per la strada andando a scuola coi libri nascosti sotto al vestito, a passi svelti, e il suo terrore appena sente uno dire "Ti uccido" per scoprire poi che stava semplicemente parlando al telefono. Non per niente Malala ha subito commentato l'accaduto, rovinandole forse la gioia dovuto al ritiro del Premio Nobel avvenuto qualche giorno fa.
Maggiori informazioni sulla crudeltà dell'attentato potete trovarle in questo articolo dell'HuffingtonPost
Terribile la storia dell'agghiacciante massacro, leggete questo articolo del Corriere della Sera.

Il libro "Infedele" di Ayaan invece è diverso, perché Ayaan non combatterà solo per la libertà di istruzione delle donne, ma per difendere la libertà di ogni individuo, in ogni sua scelta. "Ogni": è questa la parola che traccia un solco fra Ayaan e Malala. Ayaan vuole che ogni individuo sia libero di poter fare una domanda.

Cresciuta in Somalia, poi trasferitasi prima in Arabia Saudita, poi in Kenya, quindi di nuovo in Somalia, Ayaan ha patito come Malala la nascita dell'estremismo radicale islamico però, inizialmente, appoggiandolo.

Il libro di Ayaan è un libro di riscatto simile a quello di Malala: si muove all'interno di una società mussulmana che mischia una forte religione con una cultura sociale molto impegnativa e basata - su interpretazione! - su quella stessa religione. L'esito tuttavia è ben diverso. Malala tenta di riunire l'Islam con la libertà femminile, cosa piuttosto difficile. Pare non rendersi conto che nella maggior parte del mondo islamico, integralista o meno, la libertà delle donne è un discorso chiuso già dal principio. Lei però lotta solo per l'istruzione, e pare non rendersi conto che l'istruzione della donna sarebbe cosa ben inutile se poi non si può applicarla. Ayaan invece fa il salto radicale, perché la sua esperienza in Occidente le apre gli occhi sull'Islam, o meglio sulle società islamiche che sono ben altra cosa. 

Ayaan passa attraverso la terribile infibulazione - e posso assicurarvi che la descrizione fa venire la pelle d'oca... -, i matrimoni forzati, un finto matrimonio che ha il solo scopo di violentarla, i pestaggi da parte della madre, la segregazione in casa, le violenze di un insegnante di Corano, la solitudine di una famiglia nella quale se viene a mancare il padre la madre non ha più modo di riscattarsi, la guerra religiosa e tra clan... Ayaan passa attraverso gli incubi che noi abbiamo letto solo tramite i giornali e squallidi servizi tv. 

Una volta giunta in Occidente Ayaan vede la differenza tra il volere di Allah trasmesso agli uomini e una società in cui Dio è invece solo un atto di fede, non una sottomissione, e capisce che è il momento di fare una scelta: non una scelta tra un Islam moderato, libero, e un Islam radicale, però, perché lei sa che l'Islam, in qualsiasi forma, per la donna sarà sempre una sottomissione maggiore, agli uomini prima ancora che a Dio. Ayaan capisce che deve abbandonare l'Islam per raggiungere la libertà individuale, la possibilità di fare una scelta prima ancora di farla effettivamente. 

La sua ricerca di libertà non sarà facile, comunque: passerà attraverso le violenze anche in Olanda, scoprirà i limiti della democrazia e dell'integrazione ossessiva dei rifugiati, passerà attraverso la morte di Theo Van Gogh della quale ci narra bene i retroscena, passerà attraverso anche i movimenti di elegante politica tipici dell'Occidente che falciano la gente per convenienza, e finirà con stabilirsi nel paese del Grande Nemico, gli Stati Uniti, dove, nonostante tutti i limiti, riconosce esserci rispetto della libertà, dell'autodeterminazione, della proprietà e della protezione del singolo individuo, chiunque esso sia. 

Un libro magnifico, che ci ricorda come la lotta agli stati integralisti islamici debba cominciare con la sensibilizzazione della donna affinché riscopra che ha anche un posto nel mondo da sola, e non solo quando è sposata. Allo stesso tempo un libro terribile e spietato, che ci narra il terribile dietro le quinte che parole quali "infibulazione", "integrazione", "violenza" - che siamo fin troppo abituati ad usare - non ci faranno mai comprendere. E' violento l'ambiente natale della piccola Ayaan, è violenta la escissione degli organi genitali, è violento l'insegnamento della "etica" mussulmano-coranica, è violenta la sua vita in famiglia, la dignità richiesta dal clan e quindi dai suoi famigliari, l'abbandono in cui si ritrova e livello sociale, è violenta la descrizione del suo primo rapporto sessuale che altro non era che una violenza, è violento il costretto abbandono di madre e nonna (che tra l'altro è dimenticata nel libro e non si sa che fine faccia), è violento il secondo matrimonio, la sua fuga in Europa, è violento il tradimento dell'Olanda, è violento l'omicidio di Theo Van Gogh e tutto ciò che vi sta dietro e soprattutto che viene dopo. 

E' un libro che ci apre lo sguardo in un mondo di una violenza inaudita.

Per questo: grazie Ayaan. E complimenti per la storia della tua vita, soprattutto. 

Ciò che dobbiamo aiutare sono le persone, ciò che dobbiamo integrare sono le persone, ciò che dobbiamo combattere sono le culture che sopprimono e sottomettono.

Questi due sono libri DA leggere, sia perché sono ben scritti, sia perché hanno una portata etica enorme.
VANNO letti per capire, per ricordare, per sottolineare, quanto anche al giorno d'oggi può corrompere la religione. Che sia Allah, Jahvè, dio, Buddha, il grande spirito o lo spaghetto volante, la religione ha sempre e solo un risultato: violentare la libertà individuale.
Non serve credere in un dio per giustificare l'etica, è solo traslare un problema in un altro più grande.

Per risolvere un'equazione le variabili vanno ridotte, non incrementate.

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