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IL SINDACATO DEI POLIZIOTTI YIDDISH

Michael Chabon

Il romanzo è ucronico e nella miglior tradizione di questo splendido genere letterario parte da basi reali per dipingere un futuro che avrebbe potuto essere: all'inizio degli anni '40 negli USA si propose il Rapporto Slattery per lo sviluppo dell'Alaska, sull'onda emotiva della Notte dei Cristalli si pensò ad offrire agli ebrei europei perseguitati dai nazisti di rifugiarsi in Alaska, allo stesso tempo sfruttando questa immigrazione per popolare il nuovo stato e lanciarlo economicamente. Da qui parte il romanzo: molti ebrei si rifugiarono in Alaska, altri andarono in Israele come accadde nella realtà ma il piccolo stato mediorientale non riuscì a reggere l'impatto coi paesi islamici che lo distrusse massacrandone la popolazione e sterminandola, nel frattempo la guerra in Europa proseguì più violenta ancora che nella realtà fino alle armi atomiche su (almeno, ma si parla di Europa ridotta in cenere) Berlino e così l'Alaska rimase l'unico territorio dove gli ebrei sopravvissuti poterono rifugiarsi per salvarsi. Tuttavia, rispetto all'odierno Israele che è uno stato indipendente (e sia benedetto!), la comunità di Sitka del romanzo non è così: è ebraica, ha confini, vi si parla Yiddish data la provenienza quasi esclusivamente europea, ma è in affitto e, al tempo dell'ambientazione del romanzo, il periodo di concessione di 60 anni è in dirittura d'arrivo e col nuovo anno terminerà, tornando l'Alaska di proprietà degli USA e dei nativi che lo reclamano da quando fu fondato. È una comunità che sta per sparire e gli ebrei dovranno andarsene, un'altra diaspora per questo popolo; il momento è chiamato la Restituzione. Landsman è un detective ebreo di Sitka al solito con una vita devastata, un po' per il classico cliché dei romanzi noir e un po' per il passato ebraico difficile (il padre arrivò in Alaska dopo anni di vita nell'Europa nazista, tra stermini e campi di concentramento, campione di scacchi ma con un disastro mentale che lo porterà in breve al suicidio); vive in un albergo malfamato dove una notte viene ritrovato il cadavere di un tanto eroinomane quanto misterioso individuo giocatore di scacchi, registrato in hotel come "Emmanuel Lasker" (che anche nel romanzo è veramente esistito), giustiziato con un colpo di pistola alla nuca senza alcun apparente motivo e i 79 omicidi l'anno a Sitka bastano a tramutare questo già misterioso assassinio in un caso ancora più eccezionale; tutto appare strano come pure il fatto che il Lasker ucciso era eroinomane e usava i Tefillin come laccio emostatico, cosa assurda in una comunità ebraica fortemente connotata anche tra i non ortodossi.
Il romanzo è lungo, quasi 500 pagine ma valgono tutte quante dalla prima all'ultima: la base ucronica è usata sapientemente per creare un mondo chiuso sia nello spazio che nel tempo, la comunità di Sitka, sottolineando il carattere perennemente precario degli ebrei e creando un forte senso di oppressione nel lettore, quasi claustrofobico, tenendo anche conto che siamo in Alaska quindi il meteo è sempre freddo, piovoso o nevoso. Tolta questa base ucronica, tutto è perfettamente realistico e credibile e a Chabon infatti non serve neanche scendere nei particolari di ciò che avvenne in realtà durante la guerra perché ininfluente. E' un romanzo noir sicuramente, quasi un giallo, ma molto curato sia nella narrazione che nelle sfumature sociali. Forse pecca un po' l'aver reso la trama molto complicata ai limiti del "troppo", tant'è che alla fine non si capisce bene cosa sia successo a Naomi e il finale è sicuramente artificioso. Non era proprio il caso di introdurre così tante variabili, misteri, intrighi, o meglio non era necessario, ma il fatto che ci siano non è neanche considerabile un lato negativo tanto è scritto bene il libro che è pienamente inseribile nella categoria "letteratura" più che semplici "fantascientifico", "poliziesco", "giallo". C'è profondità di analisi: l'ebraismo, la società civile, gli Stati Uniti, le difficoltà individuali, i drammi famigliari, ritroveremo sicuramente molte parti della nostra vita nelle migliaia di giochi di specchi che crea Chabon come un prestigiatore della scrittura.
Un ruolo importante ma in parte anche misterioso è assegnato agli scacchi che accompagnano tutto il libro: accompagnano Lasker/Frank/Mendel, accompagnano Hertz, accompagnano Landsman, accompagnano ogni vicenda sia personale sia sociale poiché non bisogna dimenticare che gli scacchi hanno avuto una costante importante presenza nel mondo ebraico europeo ante e post-guerra, con molti nomi ebraici nelle maggiori posizioni della classifica mondiale. Gli scacchi sono un mistero già all'inizio e resteranno tali fino all'ultima pagina, auntando Landsman a risolvere l'enigma di Mendel purtuttavia non per una qualche loro intrinseca forza, ma in modo assolutamente casuale (un tubetto di Vicks). Nei ringraziamenti Chabon dice che il problema di scacchi esiste realmente, è stato creato da Vladimir Nabokov e appare nella sua opera Poems and problems, raccolta di racconti e di problemi di scacchi, questi ultimi li trovate in questo sito, quello del romanzo è il secondo.
La narrazione è curata, piena di metafore e figure retoriche per creare sfumature emotive nel lettore, a tratti sicuramente non facile da seguire come ci si aspetterebbe da un libro acquistato con l'idea che fosse il solito paperback da leggere "in spiaggia". Un consiglio durante la lettura: per comprendere appieno alcune sfumature dovrete sfruttare Wikipedia per cercare i termini yiddish presenti nel romanzo in cui si sente la mancanza di un glossario; non sono tanti, ma vengono usati per tutto il libro, nel complesso basta anche crearsi un proprio piccolo dizionario personale in un foglietto da tenere poi come segnalibro.
Nel complesso un meraviglioso, stupendo libro di alta letteratura: i temi, la scrittura, la narrazione lo attestano. La fantascienza non c'entra nulla, è pura letteratura.

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