Facebook | Commenta | È martedì 05/07/2022

Frank Brady: Finale di partita. Ascesa e caduta di Bobby Fischer

Stato lettura: LIBRO CONCLUSO IL 29/06/2022
Voto: leggi la recensione
Enfant prodige e paladino dell'America prima. Latitante poi, in fuga dall'Ungheria alle Filippine, con frequenti dichiarazioni di odio verso gli Stati Uniti. Infine l'arresto in Giappone e la grazia ottenuta solo acquisendo la cittadinanza islandese. Una vita pazzesca. Eppure Bobby Fischer, forse il più grande campione di scacchi di sempre, ha condensato tutto questo in 64 anni. Nato a Chicago nel 1943, dotato di una capacità di memorizzazione e concentrazione fuori dal comune, a 14 anni Fischer diventa Gran Maestro di scacchi, il più giovane della storia. Inanella una vittoria dopo l'altra, fino ai primi tornei internazionali e alle prime sfide contro gli imbattibili sovietici. Le 64 caselle della scacchiera si trasformano in un campo di battaglia. Siamo nella Guerra fredda e Bobby Fischer, pur con le sue paranoie e le sue insofferenze, è l'unico che può battere i sovietici. Quella del 1972 è un'estate calda. Fischer incontra a Reykjavik il campione del mondo in carica, il russo Boris Spasskij. Nell'"incontro del secolo" si fronteggiano due avversari dal temperamento opposto: da un lato Fischer, inquieto, scalpitante, imprevedibile, dall'altro Spasskij, maturo, tranquillo, sistematico. Sconfiggendo l'avversario, Bobby non solo vince un match, ma entra nel mito: è il primo americano a polverizzare l'egemonia sovietica negli scacchi. Salutato come un eroe al ritorno in patria, diventa una star: la folla lo segue ovunque, le aziende lo vogliono come testimonial di lusso.

Recensione

Intervistato riguardo l'uscita del libro, Garry Kasparov ne fece una bella disamina che si conclude con un giudizio tanto tremendo quanto realistico: "La sua tragica fiaba non ha morale, né nulla di contagioso che richieda la quarantena. Bobby Fischer è stato unico, e i suoi difetti furono tanto banali quanto il suo stile di gioco fu geniale".
E' difficile valutare un libro quando questo è una biografia, di certo questo è scritto bene e pare molto imparziale nei confronti di Fischer e della storia in sé senza cercare troppi sensazionalismi anche se, a leggere l'intervista a Kasparov di cui sopra, forse alcune cose sono state lasciate un po' superficiali o non approfondite quasi a salvare il "personaggio" dall'individuo storico. Ad esempio, dal libro non evince molto ma il "ritorno" con Spasskj non fu, a leggerne alcune opinioni (tra cui Karparov nell'articolo sopra) così degno di nota a livello tecnico. E' un libro che può interessare tutti perché avvincente sebbene gli scacchi si muovano in un ambiente molto settario non tanto per scelta loro, ma poiché sono un gioco complesso e sicuramente non diffuso a livello culturale, perlomeno qua in Italia. E' un libro che può interessare tutti perché la curiosità nei confronti di un genio pazzo è innegabile, e può interessare anche perché Fischer operò in un contesto storico particolare attraversandolo in maniera violenta: il maccartismo, il negazionismo, la guerra jugoslava, il terrorismo, Fischer fronteggiò tutti questi aspetti del mondo, oltre agli scacchi. E' stata una figura strana che non può non diventare letteraria: mille contraddizioni, segreti, battaglie. Fu campione di scacchi e per molti scacchisti geniale ma alla fin fine ebbe una carriera incredibilmente breve; sebbene anche Kasparov nel succitato lo celebri, forse lo fa più dal punto di vista del "Bobby analista", studioso che nell'atto pratica della giocata, data anche la brevità della sua carriera.  Del resto gli scacchi sono un gioco a due, non puoi giocarci da solo e basta perché diventi un grande analista ma quando di fronte a te c'è una mente inaccessibile e a fianco un orologio e dietro un arbitro, la situazione cambia incredibilmente. Su questo punto comunque Brady non tergiversa, e a fine lettura ci rendiamo conto che il Fischer che conosciamo è un uomo che ha mandato tutto a puttane. Peccato.
Non si può non appoggiare il giudizio di Kasparov quando dice che non gli scacchi lo hanno fatto ammattire, bensì lo hanno mantenuto sano. E quando ha abbandonato gli scacchi, è impazzito (e diventato anche un po' coglione).

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