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Evgenij Zamjatin: Noi

Stato lettura: LIBRO CONCLUSO IL 26/08/2021
Voto: leggi la recensione
È la fine del terzo millennio, l'umanità vive in uno spazio ipermeccanicizzato e socialmente ipercontrollato, chiuso dalla Muraglia Verde. Gli individui non hanno più un nome, sono alfanumeri. Come D-503, ingegnere al lavoro sul progetto dell'Integrale, la nave spaziale destinata a esportare su altri pianeti il perfetto ordinamento politico dello Stato Unico, dove ogni attività è disciplinata, standardizzata e, soprattutto, visibile a chiunque: tutti gli edifici sono di vetro. È proprio D-503 a raccontare la vicenda della ribelle I-330 e del suo piano per dare inizio a una nuova rivoluzione. Scritto tra il 1919 e il 1921, prontamente censurato (uscito in inglese nel 1924, nel 1952 in russo ma a New York, e solo nel 1988 in URSS), Noi è il capostipite di tutte le distopie del Novecento, antesignano di 1984 di Orwell e del Mondo nuovo di Huxley.

Recensione

Un libro allucinante già per il semplice fatto che è stato scritto attorno al 1920. Il protagonista D-503 comincia a scrivere un diario che dovrebbe essere un messaggio per gli alieni che devono essere raggiunti dall'Integrale, una nave stellare in costruzione di cui lui è il Primo Costruttore. Perfettamente integrato nello Stato Unico, il diario comincia decantando le lodi di come la statalizzazione abbia cancellato il Libero Arbitri fonte primaria di infelicità nell'uomo, e lo ha fatto trasformandolo in Numero. Quando D-503 parla dei suoi "connazionali" li chiama appunto così "numeri", mai uomini. Nel corso del tempo però D-503 già comincia a soffrire di alcuni dubbi (ovvero "malattie") poiché la passione per una donna lo porta ad uscire saltuariamente dai processi che regolano ogni ora della giornata dei numeri, ovvero comincia ad agire in maniera libera dal conto delle ore che elimina la libertà. Nel corso delle varie "note" che compongono il diario scopriamo pian piano un progetto di sommossa per destabilizzare lo Stato Unico ma soprattutto vediamo la mentalità di D-503 cambiare a poco a poco sempre più verso la libertà e, in effetti, anche verso il dolore, la sofferenza. E' un romanzo terribile, più di 1984 o di Fahrenheit 451 o de Il Mondo Nuovo, spietato nella trama e nella scrittura ancora di più, piena di mancanze, parole non dette, puntini di sospensioni, dialoghi interrotti e sospettati ma mai detto. Un mondo, un romanzo, e uno stile narrativo in cui il dialogo è manchevole e inadeguato e il linguaggio stesso è il primo "sintomo" della malattia, ovvero della libertà. Questo discorso dello stile narrativo così integrato nel racconto stesso è forse il motivo per cui un film tratto da questo libro, se mai ci sarà, non potrà mai stargli dietro sebbene mi piacerebbe esistesse. Allo stesso tempo rende la lettura abbastanza ardua, non scorrevole perché la frammentazione del linguaggio rispecchia la frammentazione psicologica di D-503.
Nell'edizione Kindle ho trovato svariati refusi.

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