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Charles Eric Maine: Il Grande Contagio

Stato lettura: LIBRO CONCLUSO IL 23/07/2021
Voto: leggi la recensione
Dall'Estremo Oriente si diffonde un nuovo potentissimo virus, che si propaga fino in Europa, costringendo le nazioni inermi a chiudere le frontiere. Insieme a quella sanitaria, prende rapidamente forma un'emergenza economica, sociale, democratica: i governi impongono la censura, l'assegnazione dei posti nei rifugi basata su favoritismi scatena rivolte, sedate con la forza. E intanto il contagio dilaga e miete vittime... Nel 1963, all'epoca della prima edizione di questo grande romanzo, Carlo Fruttero scriveva: «Dall'Inghilterra ci viene un'altra di quelle magistrali e paurose cronache dove tutto è quotidiano, riconoscibile, vero; e dove a un tratto entra in scena un elemento imprevisto che sconvolge la società, getta nell'anarchia la nostra vita ben ordinata, riduce gli uomini a bestie impazzite dal terrore che lottano disperatamente per sopravvivere. Questo inarrestabile contagio diventerà uno dei classici della fantascienza».

Recensione

Si comincia la lettura col botto: nelle prime righe c'è un moribondo e scopriamo subito che è l'ennesimo di una lista già piuttosto lunga. In poche pagine la epidemia è già pandemia con nazioni prossime al collasso che applicano censura e organizzano centri di isolamento per gli immuni o i non ammalati, anche se non si sa chi quali e quanti siano. Nascosti fra le righe e assolutamente non evidenziati vi sono accessi a "si passò la mano sulla bocca", o "si fermò a bere una birra al bar" o ancora "si deterse il sudore dal volto" che attirano l'attenzione solo perché pressoché inutili, ma il senso è chiaro e forse lo si nota bene solo ora che attraverso una pandemia stiamo passando da più di un anno.
Come nel precedente libro Luna Chiama Terra emerge velato un senso di sfiducia profondo e radicato nei confronti dell'uomo e dei governi.
Questo libro è una botta violentissima e disincantato, un pugno in faccia all'uomo e alla sua superbia e indubbiamente, visti i tempi, fa molta impressione e a tratti anche paura. Dall'epidemia si passa immediatamente in pandemia e quindi in strage e in men che non si dica si passa alla guerra civile globale, segno che ciò che interessa maggiormente l'autore è lo sviluppo sociale di una pandemia grave, non la pandemia in sé. Questo è un po' un peccato perché mi piace molto, di questi libri, la narrazione della desolazione, dell'abbandono, del vuoto e del silenzio come ad esempio in Febbre di Ma Ling o ne L'Ombra dello Scorpione di Stephen King. Maine riesce comunque a mantenere una storia sviluppata con acume, tranne per il finale che è un po' inconcludente soffermandosi sulla vita di un uomo solo.
C'è solo una nota da fare su questi libri e film pandemici: nessuno è riuscito ad immaginare, nel passato, come veramente sarebbe stata una pandemia. Meno violenta, magari, riguardo i contagi, ma incredibilmente spietata e tragica nei confronti della società e delle abitudini interpersonali. Pensando a tutte le piccole cose perdute quali strette di mano, resse al bar, i concerti, i baci e abbracci di compleanno o semplice felicità, luoghi chiusi quali ascensori o sale d'attesa, distanziamento sociale e isolamento in lockdown e perdita di fiducia nei confronti delle relazioni fisiche più prossime, ci rendiamo conto che nessuno è riuscito, in passato, ad immaginare tutto ciò. Come, del resto, in nessun libro di fantascienza si era mai pensato a internet o agli smartphone o a Google Earth.

Vuoi saperne qualcosa di più? Controlla se ho inserito citazioni di Charles Eric Maine

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