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Chaim Cohn: Processo e morte di Ges¨. Un punto di vista ebraico

Stato lettura: LIBRO CONCLUSO IL
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"Quando, nel 1949, fondato lo Stato d'Israele, fu istituito il suo Tribunale supremo, giunsero delle petizioni con le quali lo si invitava pressantemente a prendere di nuovo in considerazione, quale sua prima attivita', il processo di Gesu' Cristo, per chiarire il tragico errore giudiziario che il nostro diretto predecessore, il sinedrio, avrebbe perpetrato nei suoi confronti. Queste petizioni, ampiamente documentate, arrivavano da tutto il mondo, soprattutto dai paesi protestanti.
Il presidente del tribunale, Moshe Smoira sapeva che io - procuratore generale fresco di nomina - mi dedicavo di buona voglia agli studi di diritto ebraico e romano antico. Mi chiese di occuparmi di quei documenti per dare atto in suo nome della loro ricezione e per scusare il tribunale del fatto che, per mancanza di basi legali, non poteva purtroppo dare avvio a una tale revisione. Io non solo scrissi le lettere ma mi immersi subito nella problematica che esse sollevavano, restandone sempre piu' affascinato.
Mi occorsero quasi vent'anni di intenso lavoro serale e notturno perche' potessi esporre per la prima volta le mie tesi sulla revisione del processo di Gesu', durante una celebrazione in memoria di Moshe Smoira.
All'edizione ebraica, uscita nel 1968, segui', tre anni dopo, molto ampliata, quella inglese, piu' volte ristampata e tradotta in cinque lingue. La presente versione italiana, compiuta con grande erudizione a partire dall'edizione tedesca, e' opera del professor Gustavo Zagrebelsky, giudice della Corte Costituzionale, al quale esprimo la mia profonda riconoscenza per l'impegno e la precisione con cui ha svolto il lavoro.
L'Italia e' la patria dell'ortodossia cattolica e le idee canonizzate del processo e della crocifissione di Gesu' sono profondamente radicate nell'animo dei fedeli: e' quindi possibile che un punto di vista ebraico susciti, se non scandalo e disaccordo, quanto meno profondo scetticismo. Posso solo auspicare che il testo trovi anche in Italia un pubblico aperto e comprensivo e che possa dare un suo contributo a un amichevole dialogo ecumenico".
Chaim Cohn - Gerusalemme, Agosto 2000.

Recensione

Libro bello, interessante, intrigante, scorrevole, e per tutti questi motivi poco conosciuto nella nostra bigotta e falsa Italia.  La ricerca che fa Ŕ mastodontica e il libro non Ŕ sicuramente semplice ma, come detto, la scrittura rimane molto lineare e semplice rendendolo veramente scorrevole. L'analisi parte da una domanda, si potrebbe semplificare: Ŕ possibile che, durante l'occupazione romana, il Sinedrio avesse il potere di gestire i sediziosi liberamente e persino di imporre la propria visione agli occupanti ovvero i romani? Questa domanda ne implica una seconda: il Sinedrio durante l'occupazione era un vero sinedrio ebraico?
Potete leggerne un'introduzione anche su e-brei.net
C'Ŕ anche una pagina dedicata all'autore su Wikipedia dalla quale scopro che divent˛ ateo dopo aver anche lui subito perdite durante l'Olocausto.

"Secondo l'idea che l'ortodossia cristiana ha accolto, Ges˙ di Nazareth fu condannato a morte e crocifisso dal governatore romano della Giudea che, tuttavia, era convinto della sua innocenza: il suo regno non era di questo mondo e il crimen laesae rnaiestatis non poteva riguardare le sue rivendicazioni messianiche. Egli agÝ in stato di necessitÓ, sotto la pressione del sinedrio che aveva organizzato un complotto contro Ges˙ e aizzato il popolo per farlo morire. L'autoritÓ romana fu il braccio secolare dell'autoritÓ ebraÝca.
L'analisi puntigliosa e spregiudicata delle fonti, esito di decenni di ricerche, conduce Chaim Cohn a conclusioni del tutto diverse: la morte di Ges˙ fu responsabilitÓ esclusiva dei romani che lo condannarono per sedizione; gli ebrei non svolsero nÚ avrebbero potuto svolgere parte alcuna nel processo romano, nÚ per accusare Ges˙ nÚ per costringere Pilato a condannarlo; la seduta notturna del sinedrio fu determinata da un intento del tutto diverso da quello di ottenerne la morte. Solo nei decenni successivi agli avvenimenti, in una situazione politica mutata, la vicenda venne ricostruita e narrata nei Vangeli in modo tale che Pilato potesse essere assolto, trasferendone la responsabilitÓ sugli ebrei.
Questa tesi storiografica si colloca in una revisione del destino di Ges˙ che ha profonde implÝcazioni teologiche: considerando la sua morte Ýnnanzitutto come una tragedia ebraica, perchÚ źGes˙ era un ebreo che, a Gerusalemme, col suo popolo visse, insegn˛, combattÚ e morÝ╗, Cohn partecipa a quello che Ŕ ormai un importante tentativo a pi˙ voci di comprendere Ia figura di Ges˙ e la sua vicenda nell'ambito proprio della storia politica e religiosa ebraica: dopo duemila anni di Ges˙-cristiano, una storia di Ges˙-ebreo, figlio legittimo del popolo d'Israele. "
Gustavo Zagrebelsky


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