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François Mauriac: Groviglio di Vipere

Stato lettura: LIBRO CONCLUSO IL 11/12/2015
Voto: leggi la recensione
Nella provincia francese, un celebre avvocato consuma la propria vita nel disprezzo per la religione e nell'odio per il prossimo. Abbandonato da tutti, il vecchio, in una lettera aperta alla moglie, ricorda con sarcasmo le tappe fondamentali della sua «brillante» esistenza: successi professionali, ricchezza, evasioni extraconiugali. In realtà quello che doveva essere un atto d'accusa è una confessione che rivela nell'uomo ormai stanco e ammalato una vittima, illusa nella prima giovinezza di trovare sincera corrispondenza di affetti nelle persone che più gli erano vicine. Per vendicarsi, egli costruisce giorno per giorno un piano sottilmente malvagio: diseredare quella coalizione avida di figli e nipoti dai quali non è mai venuta una parola di comprensione a sciogliere il «groviglio di vipere» del suo cuore. Ma all'odio subentra gradatamente una stanca condiscendenza, quasi un barlume di amore per quegli esseri che, in ultima analisi, hanno sofferto con lui.

Voglio che questo cuore divorato dall'odio e dall'avarizia, questo nemico dei suoi, lo consideriate con pietà nonostante la sua bassezza; voglio che interessi il cuor vostro. Tristi passioni gli nascondono, durante la sua tetra vita, la luce che gli è tanto vicina, sebbene un raggio talvolta lo tocchi, quasi lo bruci. Le sue passioni... e soprattutto i mediocri cristiani che l'osservano e che lui stesso tormenta, gli nascondono questa luce. Quanti tra noi respingono così il peccatore e lo allontanano da una verità che, attraverso essi, non risplende più! No, non era il denaro che questo avaro amava, non era di vendetta che questo infuriato aveva fame. Il vero oggetto del suo amore lo conoscerete se avrete la forza e il coraggio di stare a sentire quest'uomo fino all'ultima confessione interrotta dalla morte. (F. Mauriac)

Recensione

Bello, un capolavoro di Letteratura con la "L" maiuscola. Un groviglio di vipere universale, a partire dalla scrittura stessa. Il vecchio, Luigi, crea il groviglio perchè lui stesso ha nel cuore un groviglio, e trasforma in un groviglio di sospetti, gelosie, e passioni il suo matrimonio. I figli, che nascono in questo clima avvelenato, non possono che risentirne e divenire a loro volta dei malvagi e subdoli essere senza casa o affetti, dai mariti, ai nipoti, ai genitori, è tutto un complotto. Nessuna redenzione sarà possibile, le vipere si avveleneranno l'un l'altra.
Ricorda molto le Memorie dal Sottosuolo di Fëdor Dostoevskij ma mentre quest'ultimo, nello stile del grande russo, era quasi un simbolo universale, un libro che doveva quasi essere epica per il significato globale che portava, qui abbiamo una memoria prettamente individuale, che non vuole insegnare nulla, che non vuole simboleggiare nulla, se non la storia di una persona che, sistematicamente, ha sbagliato, e si ritrova alla fine della sua vita solo e perso e sconfitto in tutto e, anche quando vuole cambiare, il suo cuore, il suo groviglio di vipere, è ormai così maturo che lui ne resta comunque schiavo.
Quasi a testimoniare che il groviglio di vipere è lo stato normale universale di tutti noi.
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