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Ishmael Beah: Memorie di un soldato bambino

Stato lettura: LIBRO CONCLUSO IL 22/09/2015
Voto: leggi la recensione
Il 1993 è appena iniziato in Sierra Leone e a Mogbwemo, il villaggio in cui vive il dodicenne Ishmael, la guerra tra i ribelli e l'esercito regolare sembra appartenere a una nazione lontana. Ishmael, suo fratello Junior e gli amici Talloi e Mohamed possono liberamyente dedicarsi alla loro attività preferita: la musica rap. Affascinati dalla «parlata veloce» di un gruppo americano visto in televisione, i ragazzi hanno fondato una band e se ne vanno in giro a esibirsi nei villaggi vicini.
Un giorno, però, in cui sono in uno di questi villaggi, li raggiunge la terribile notizia: i ribelli hanno attaccato e distrutto Mogbwemo. La guerra per i ragazzi cessa così di essere un film di Rambo e diventa l'orrore che sbuca di colpo dal fondo della foresta. Ishmael non vedrà piú casa sua e i suoi genitori. Fuggirà nella foresta, sarà catturato dall'esercito governativo, imbottito di droga, educato all'omicidio. Il suo migliore amico non sarà piú il tredicenne Talloi ma l'AK-47 e la sua musica non piú l'hip-hop ma quella del suo fucile automatico.
Testimonianza indimenticabile dal cuore dell'Africa, Memorie di un soldato bambino «dà voce letteraria a una delle figure più drammatiche del nostro tempo: l'adolescente guerriero e assassino» (William Boyd).
Ha raggiunto gli Stati Uniti nel 1998. Dopo aver terminato gli studi superiori alla United Nations International School di New York si è laureato nel 2004 in Scienze Politiche all'Oberling College. Membro dello Human Rights Watch Children's Rights Division Advisory Committee, ha parlato numerose volte alle Nazioni Unite, al Council on Foreign Relations e al Center for Emerging Threats and Opportunities. Vive a New York. È l'autore di Memorie di un soldato bambino, libro autobiografico dove racconta la sua terribile esperienza di bambino soldato nella Sierra Leone. Nel libro racconta la sua terribile vita aggravata dalla perdita della famiglia. Nel libro non tralascia parti violente e sanguinose delle battaglie combattute quando era un soldato del esercito regolare della Sierra Leone. È ambasciatore dell'UNICEF

Recensione

Tanto bello quanto terribile. Quasi troppo corto. Scritto bene, semplice e diretto, impersonale per riflettere la sua perdita di umanità. È infatti più un diario prima, e dopo la guerra. Ma durante è senza anima, quasi come parlasse di un'altra persona. Fa un po' specie il modo in cui lascia la casa, i cugini, la zia neo-vedova. E anche il fatto che non ci dica cosa ne è stato di loro. Ma come rimproverare qualcosa di questo tipo, a chi ha fatto la sua terribile esperienza? Non si giustifica, né spiega. Ma non lo fa mai. Né quando racconta di invasioni ai villaggi, né quando parla delle torture che esegue sui "ribelli", né quando descrive come ha sgozzato una guardia durante una battuta in un villaggio per rubare il cibo. Salta di netto tutta la parte in cui dalla paura della prima volta che imbraccia il fucile, obbligato, passa direttamente a lui già guerrigliero (come si chiama lui "soldato", perché in teoria fa parte dell'esercito regolare) vissuto, dedito ai saccheggi, alla guerra, all'omicidio, alla tortura, alla droga. Né poi spiega il processo interiore che, durante la "cura" nel centro di riabilitazione, lo porta dall'aggressività dei primi giorni al comprendere ciò che è, e ciò che ha fatto.
E' come fossero due persone distinte a parlare, l'una dell'altra, mai la stessa di se stessa.
Quello che si può intuire è semplicemente che, al ritorno della guerra, quando cominciarano a sparare ed uccidere a Freetown e il governo finì nel caos dei golpe, dopo essersi riabilitato con estrema fatica e sacrificio - in parte, perché non ci sarà mai una riabilitazione totale, come per Freud l'analisi è sempre interminabile - la paura di poter tornare in guerra, di poter tornare soldato, di ritornare ad esse l'altra persone che era stata deve averlo devastato. Sono mondi che facciamo fatica a capire. Dopo neanche un secolo noi siamo ancora a pensare se l'Olocausto non fosse stato da completare, si inneggia a Mussolini e Hitler nelle piazze, in qualche decina d'anni noi abbiamo dimenticato l'Orrore con la O maiuscola, ma in quei mondi non si dimentica nulla perché l'Orrore è presente ogni giorno.
Si vive duramente, si muore facilmente, guerre faide o omicidi un bambini li vedrà sicuramente, fino a caderci dentro, e non c'è spazio in un mondo così per il facile moralismo da tastiera che a noi piace tanto. Anche salvarsi diventa un sacrificio.
Vuoi saperne qualcosa di più? Controlla se ho inserito citazioni di Ishmael Beah

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  • Memorie di un soldato bambino (stato: Libro finito)
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