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Ayaan Hirsi Ali: Infedele

Stato lettura: LIBRO CONCLUSO IL 25/12/2014
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La protagonista arriva in Europa a 22 anni per sfuggire a un matrimonio combinato e a una cultura che costringe le donne a suubire l'infibulazione e a sottomettersi alla volontà del padre, del fratello, del marito, del figlio. Diventa cittadina olandese e si laurea in scienze politiche, si impegna per i socialdemocratici, riceve una fatwa per aver difeso alla radio e in televisione i diritti delle donne musulmane. Si rifugia in California, poi torna in Olanda, viene eletta deputata per il partito liberale, scrive la sceneggiatura del film Sibmission del regista Theo Van Gogh. Quando nel 2004 van Gogh viene ucciso da un estremista islamico, l'assassinio infila nella ferita un foglio con minacce di morte rivolte a lei. Vive sotto scorta e poi si nasconde in America, torna in Parlamento e chiede un'indagine sui delitti d'onore e le violenze nelle famiglie musulmane in Olanda. Nell'aprile 2006 la Corte suprema dà ragione ai vicini di casa che considerano pericolosa la sua presenza nel quartiere. A maggio le viene revocata la cittadinanza e lei si dimette da deputata. A giugno il primo ministro le restituisce la cittadinanza olandese, ma lei ha già deciso di trasferirsi a Washington. Continua a battersi contro una politica che, nel nome di un pretesto multiculturalismo, importa di fatto in Europa il fanatismo religioso.

Recensione

Il libro di Ayaan è un libro di riscatto simile a quello di Malala Yousafzai: si muove all'interno di una società mussulmana che mischia una forte religione con una cultura sociale molto impegnativa e basata - su interpretazione! - su quella stessa religione. L'esito tuttavia è ben diverso. Malala tenta di riunire l'Islam con la libertà femminile, cosa piuttosto difficile. Pare non rendersi conto che nella maggior parte del mondo islamico, integralista o meno, la libertà delle donne è un discorso chiuso già dal principio. Lei però lotta solo per l'istruzione, e pare non rendersi conto che l'istruzione della donna sarebbe cosa ben inutile se poi non si può applicarla. Ayaan invece fa il salto radicale, perché la sua esperienza in Occidente le apre gli occhi sull'Islam, o meglio sulle società islamiche che sono ben altra cosa.
Ayaan passa attraverso la terribile infibulazione - e posso assicurarvi che la descrizione fa venire la pelle d'oca... -, i matrimoni forzati, un finto matrimonio che ha il solo scopo di violentarla, i pestaggi da parte della madre, la segregazione in casa, le violenze di un insegnante di Corano, la solitudine di una famiglia nella quale se viene a mancare il padre la madre non ha più modo di riscattarsi, la guerra religiosa e tra clan... Ayaan passa attraverso gli incubi che noi abbiamo letto solo tramite i giornali e squallidi servizi tv.
Una volta giunta in Occidente Ayaan vede la differenza tra il volere di Allah trasmesso agli uomini e una società in cui Dio è invece solo un atto di fede, non una sottomissione, e capisce che è il momento di fare una scelta: non una scelta tra un Islam moderato, libero, e un Islam radicale, però, perché lei sa che l'Islam, in qualsiasi forma, per la donna sarà sempre una sottomissione maggiore, agli uomini prima ancora che a Dio. Ayaan capisce che deve abbandonare l'Islam per raggiungere la libertà individuale, la possibilità di fare una scelta prima ancora di farla effettivamente.
La sua ricerca di libertà non sarà facile, comunque: passerà attraverso le violenze anche in Olanda, scoprirà i limiti della democrazia e dell'integrazione ossessiva dei rifugiati, passerà attraverso la morte di Theo Van Gogh della quale ci narra bene i retroscena, passerà attraverso anche i movimenti di elegante politica tipici dell'Occidente che falciano la gente per convenienza, e finirà con stabilirsi nel paese del Grande Nemico, gli Stati Uniti, dove, nonostante tutti i limiti, riconosce esserci rispetto della libertà, dell'autodeterminazione, della proprietà e della protezione del singolo individuo, chiunque esso sia.
Un libro magnifico, che ci ricorda come la lotta agli stati integralisti islamici (ma chiamiamoli, più giustamente, solo "integralisti religiosi") debba cominciare con la sensibilizzazione della donna affinché riscopra che ha anche un posto nel mondo da sola, e non solo quando è sposata.
Un appunto: interessante è la riflessione che Ayaan fa tra la politica di apertura verso i profughi musulmani e il senso di vergogna per le colpe, palesi, dell'esercito olandese durante il massacro di Srebrenica...
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