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Helga Schneider: La baracca dei tristi piaceri

Stato lettura: LIBRO CONCLUSO IL 15/04/2014
Voto: leggi la recensione
La storia fin troppo poco nota e lasciata in disparte, quasi fosse un delitto minore, dei bordelli dei campi di concentramento nazisti, dove si consumava lentamente e tristemente il destino di molte internate.
Sveva, alla presentazione del suo primo libro, viene abbordata letteralmente da una donna, Frau Kiesel, la quale le chiede un incontro per parlare. Inizialmente restìa alla cosa, la donna quasi per caso decide di accettare a viene così a contatto con la terribile realtà di un capitolo passato spesso in secondo piano, nella storia dei Lager nazisti: quello delle prostitute obbligate, donne costrette dalla SS a sottomettersi ai loro sadici piaceri, e ai prigionieri maschi, allo scopo di controllare sia l'omosessualità, sia l'orgoglio degli internati. Un mondo di oppressione, annientamento, svilimento, e un mondo di perdita infinita ed irreparabile di un pezzo di sè.
Veramente triste la vicenda del rapporto della donna con la famiglia, che la cacciò di casa a causa della sua relazione con un ebreo, seppur non praticamente e di antica, nobile e rinomata famiglia. Famiglia che fu comunque spazzata via dalla furia nazista. Leggendo la biografia dell'autrice, non si può non avvicinare questa vicenza fantasiosa alla realtà della sua gioventù, quando fu cacciata dalla madre che, peraltro, fu vicina agli ambienti nazisti e non li rinnegò mai, non potendo poi riavvicinarla neppure in fin di vita.

Recensione

Sebbene l'argomento del romanzo sia intrigante, ed eticamente spinga il lettore ad affrontare il libro, in realtà questo è - a mio parere - scritto in maniera fin troppo sbrigativa. Manca approfondimento, manca psicologia, e troppo spesso ci sono divagazioni mirate forse a creare suspence sulla vita della povera donna, ma che in realtà non sono altro che ritardi privi di senso. Non si capisce molto a cosa servano, e dove vadano a finire: sono questi l'omosessualità di Marco, e il suo rapporto non chiarito; sono le magagne psicologiche di Frau Kiesel e i suoi malori fisici; sono le stesse domande interne di Helga. Non si capiscono molte cose. Di buono ha che svela, in maniera fin troppo realistica, l'ennesima pagina nera della violenza nazista.
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