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Elie Wiesel: La notte

Stato lettura: LIBRO CONCLUSO IL 29/09/2013
Voto: leggi la recensione
La notte è un romanzo autobiografico di Elie Wiesel che racconta le sue esperienze di giovane ebreo ortodosso deportato insieme alla famiglia nei campi di concentramento di Auschwitz e Buchenwald negli anni 1944-1945, al culmine dell'Olocausto, fino alla fine della seconda guerra mondiale. In poco più di 100 pagine di narrazione frammentaria Wiesel descrive come l'orrore vissuto nei campi di concentramento e di sterminio gli abbia fatto perdere la fede in Dio e nell'umanità; tale perdita si riflette nell'inversione dei ruoli padre-figlio, poiché egli, da adolescente, dovrà badare a suo padre, divenuto via via più debole, fino alla morte. "Se solo potessi sbarazzarmi di questo peso morto [...] Immediatamente mi vergognai di me stesso, per sempre". Nel racconto, ogni cosa viene invertita, ogni valore distrutto. "Qui non ci sono padri, fratelli, amici", gli disse un Kapo. "Ognuno vive e muore in solitudine".
Wiesel aveva 16 anni quando Buchenwald venne liberata dagli Alleati nell'aprile 1945, troppo tardi per suo padre, che era morto a causa delle percosse subite, mentre egli assisteva impotente e silenzioso nel letto a castello per paura di essere a sua volta colpito.
Per la perdita di fiducia in Dio e nell'umanità, Wiesel non volle parlare della sua esperienza per 10 anni.
Tratto da Wikipedia

Recensione

Mai dimenticherò quella notte, la prima notte nel campo, che ha fatto della mia vita una lunga notte e per sette volte sprangata. Mai dimenticherò quel fumo. Mai dimenticherò i piccoli volti dei bambini di cui avevo visto i corpi tramutarsi in volute di fumo sotto un cielo muto. Mai dimenticherò quelle fiamme che consumarono per sempre la mia fede. Mai dimenticherò quel silenzio notturno che mi ha tolto per l'eternità il desiderio di vivere. Mai dimenticherò quegli istanti che assassinarono il mio Dio e la mia anima, e i miei sogni, che presero il volto del deserto. Mai dimenticherò tutto ciò, anche se fossi condannato a vivere quanto Dio stesso. Mai.
Elie Wiesel era un ragazzino ebreo ortodosso di una comunità rumena, della Transilvania. Subì la instaurazione dei ghetti nella sua città, la loro chiusura, quindi la deportazione ad Auschwitz e Buchenwald al culmine della follia dello sterminio, dove perse la sua famiglia mentre lui si salvò per miracolo.
Nel 1955 lo scrittore François Mauriac lo conobbe, Wiesel era allora un giornalista di Tel Aviv, e durante questa intervista Mauriac, che aveva conosciuto l'orrore della guerra e che con la moglie era stato testimone delle deportazioni degli Ebrei, e dei treni pieni di bambini, scopre che Wiesel era "uno di quei bambini". Ascoltata la sua storia, Mauriac lo convinse a scriverla, per far capire al mondo non solo cosa è successo, ma soprattutto per tentare di far capire a cosa erano stati obbligati, a quali orrori incredibili anche per loro stessi. Così nacque "La Notte", in cui Wiesel racconta la propria storia.
In una tra le foto più diffuse sullo stato dei detenuti nei campi si vede lo stesso Wiesel; la foto è stata scattata subito dopo la liberazione, nel campo di Buchenwald. La trovate allegata.
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