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Charles Bock: Quando era più facile amare

Stato lettura: LIBRO CONCLUSO IL 18/09/2012
Fino a che punto le nostre scelte sono reversibili? Qual è la linea di non ritorno nelle nostre vite? Lorraine e Lincoln Ewing galleggiano in un vita matrimoniale semidistrutta dalla sparizione improvvisa del loro unico figlio, Newell. Kenny è cresciuto nello squallore dei sobborghi e non riesce a credere di meritarsi qualcosa di meglio. Bing vive online più che nel mondo reale. Cheri vuole diventare la migliore spogliarellista del Nevada e Ponyboy, il suo fidanzato, sogna per lei un futuro radioso nel mondo del porno. Adolescenti spaesati e fragili adulti, bulli senza legge e professionisti all'apparenza ineccepibili: in una Las Vegas senza un filo di trucco e senza lustrini, i protagonisti di Quando era più facile amare affrontano contraddizioni e dilemmi così umani da essere universali, cosi feroci da mettere i brividi. Bock ci accompagna in questo mondo popolato di anime perse, con ironia e un po' d'amore, dando voce a chi non ce l'ha, e speranza a tutti quelli che non sono capaci di arrendersi. Debutto fra i più celebrati degli ultimi anni negli Stati Uniti, Quando era più facile amare ha imposto Charles Bock come una delle voci più interessanti e intense della sua generazione.
Allora, l'ho appena finito di leggere. Quella scrittura arzigogolata, piena di "come se" a riempire in maniera ossessiva ogni descrizione, tipica degli scrittore contemporanei, non mi fa proprio impazzire. E' pesante, e pedante. E' da grafomane. Un Thomas Mann lo trovo infinitamente meno pesante e laborioso. Si nasconde così la psicologia dei soggetti, e si lascia tutto un po' in sospeso. Ed è ciò che succede in questo romanzo, che altrimenti sarebbe stato un gran romanzo. Ed invece... è un'occasione persa. Se è stato 11 anni a scriverlo, poteva mettercene altri 2 e creare una conclusione vera e proprio, perché pare quasi che debba esserci una seconda puntata.
Fuori luogo mi sembrano anche la miriade di ringraziamenti alla fine. Scusatemi, lo so, è una critica un po' da pignoli, ma se leggi Slash ed Axl Rose nei ringraziamenti... è un po' prolisso. Allora ringrazia anche la marca del caffé che bevi, e il produttore della tua carta igienica... Bo. Mi è piaciuto molto fino a metà, poi ho cominciato ad avere il sospetto che negli anni avesse perso lui stesso il filo del discorso, ed il "finale" (è tale solo perché terminano le pagina, non per la storia) me lo ha confermato.

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