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Wilfred Thesiger: Quando gli arabi vivevano sull'acqua

Stato lettura: LIBRO CONCLUSO IL 04/01/2015
Voto: leggi la recensione
Per scrivere "Sabbie arabe", epico racconto dalla traversata del Rube l-Khali, il deserto dei deserti, Thesiger si chiuse in un albergo di Copenaghen in inverno: in questo modo, circondato dal plumbeo cielo nordico, la nostalgia del deserto arabo si sarebbe fatta più lancinante e il ricordo più vivo ed emozionante. Sembrava che la fama di questo straordinario, scostante inglese imperiale, un uomo d'azione che si sentiva vivo soltanto quando sfiorava la morte, dovesse essere affidata a un solo irripetibile libro.
Poi, un giorno del 1951, Thesiger scese nel sud della Mesopotamia, la terra chiusa dal Tigri e dall'Eufrate, e fu come entrare in un mondo che si credeva scomparso. In primavera, le nevi che si scioglievano sui picchi più alti della Persia e della Turchia, facevano andare in piena il Tigri e l'Eufrate, e le Paludi erano il risultato secolare dell'inondazione e della dispersione dei due fiumi: un mondo acquatico, popolato da uccelli paradisiaci e piante gigantesche, dove gli Arabi si spostavano remando su leggere barche lungo canali lunghi decine di chilometri e costruivano con i giunchi immense, fantastiche cattedrali sostenute da un'architettura audace, come non se n'erano mai viste da nessuna parte. Il racconto incantato di questo Eden, non a caso situato nella stessa area dell'Eden della Bibbia, ha i toni dell'idillio e il fascino dell'iniziazione a una cultura all'epoca sconosciuta e già declinante. Chi ha letto "Sabbie arabe" farà bene a non perdersi questo altro memorabile testo di Thesiger, commovente testamento di uno stile di vita unico oltre che autentico gioiello della letteratura di viaggio.
[recensione tratta da www.bol.it ]

Recensione

Cosa potrei dire? Cosa ci si potrebbe aspettare da un libro simile? E' scritto in maniera sublime, sappiate innanzitutto questo. Non annoia, a tratti è buffo, a tratti è triste. Thesiger non perde un attimo per far comprendere come il suo desiderio non fosse altro che immergersi nella cultura di queste popolazioni arabe e condividere tutto con loro, e l'ha fatto. Scendiamo per un po' in un mondo passato, che Thesiger ha attraversato nel momento in cui i contatti con l'Inghilterra, il commercio delle armi, della auto, l'urbanizzazione e la ricchezza derivata dai primi pozzi di petrolio cominciava a radere al suolo queste culture.
Lascia molto amaro in bocca il finale, con la separazione definitiva e involontaria da tutti i suoi amici. C'è la sensazione, netta, ed esplicita nelle parole di Thesiger, che quello è un mondo al suo tramonto, indifeso e inerme nei confronti della modernità, dell'urbanizzazione, del petrolio, dell'apertura all'occidente. La separazione tra Thesiger e i Ma'dan la percepiamo come separazione tra noi e il passato, un passato più difficile e brutale ma sicuramente migliore.
Magnifico.
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