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METTIMI IN UN SACCO E SPEDISCIMI A CASA

Tim O'Brien

Il suo libro Le Cose che Portiamo mi era piaciuto molto quindi ho deciso di dargli un'altra possibilità leggendo il suo primo romanzo, scaturito in diretta questa volta, ovvero più in senso autobiografico, dalla guerra del Vietnam vissuta da Tim stesso e narrata proprio (da) dentro la giungla. Sfortunatamente la mia è stata una scelta azzardata e la scommessa l'ho persa. Il libro è noioso, ma la cosa peggiore è l'impostazione: pacifismo assoluto, quel pacifismo che sbandiera la propria grandezza morale mentre tutti gli altri sono cattivi. Sia chiaro: la guerra in Vietnam è stata una inutile carneficina e senza mezzi termini persa pure in malo modo, vide avvenimento spregevoli da parte degli USA e massacri di civili. Sarebbero però da aggiungere molti "ma". Ad esempio: quanti omicidi di innocenti sono quelli distinti dall'innocente che nasconde i guerriglieri? Sempre innocente è? Fino a che punto ci si può permettere di parteggiare per i nemici prima di diventare un collaborazionista? Ok, un collaborazionista disarmata non merita di essere ammazzata, ma se a lui vogliamo garantire un grado di umanità che lo renda salvabile, quanto possiamo farlo (e perché non lo facciamo) nei confronti del soldato che gli ha sparata perché usciva da una settimana durante la quale metà dei suoi migliori amici sono finiti letteralmente in pezzi? Perché questa azione dev'essere sempre razionalmente bilanciata, senza considerare quanto possa essere sbilanciata dal contesto di una guerra che veniva combattuta con tutti quei trucchi che lo stesso O'Brien narra, miranti spesso a frantumare arti di soldati in modo agghiacciante? La maggior parte della gente di cui Tim parla è caratterizzabile come psicopatici: ciò fa intendere che tutti fossero così, tranne lui del resto e ciò non è tanto una deduzione che può fare il lettore ma spesso esplicito; be, a rigor di logica è piuttosto difficile fosse così. Perché Mad Mark spara a un contadino innocente, peraltro mancandolo e finendolo solo col ferendolo, quasi per gioco, ma subito dopo chiama l'elicottero medico per farlo portare in ospedale? Se quelle erano le sue intenzioni che ha coperto con una divisa per dire che era un guerrigliero, perché non finirlo con un altro colpo una volta che il contadino era fermo a terra, o con la pistola una volta arrivato dal contadino? La guerra è violenza pura che genera altra violenza, questa non può essere una giustificazione ma dovrebbe generare comprensione, è controproducente dire "io ero contrario" ma essere lì e additare tutti gli altri per salvarsi l'anima. Tutto questo senza pensare al contesto anche oltre il fatto bellico, i Viet Cong non erano degli stinchi di santo come pare quasi far passare O'Brien, e basta leggere a cosa successe in Vietnam dopo il ritiro degli USA (e si può fare la stessa cosa con la questione Afgana oggi). No, libro bocciato: oltre a questa impostazione quasi "woke", come si dice oggi, oltre a una narrazione confusa e noiosa, oltre a luoghi comuni tipo Full Metal Jacket, oltre a narrazioni dubbie come Mad Mark, manca veramente di pathos. Pathos che crolla totalmente quando appaiono le sue dissertazioni platoniane (pure farcite di citazioni) sull'etica, il coraggio, la perseveranza...
Sia chiaro, non sto dicendo di essere contro il pacifismo, anche se nella realtà effettivamente è così ma per quanto riguarda il pacifismo d'oggi, quello di "pace senza se e senza ma", è una tesi assurda. Non so dicendo che la guerra è bella o buona, sarei folle a farlo perché non è mai tale tuttavia andrebbe valutata a partire dal riconoscimento della sua inevitabilità, giusta o sbagliata che sia. Possiamo odiarla, dobbiamo evitarla, ma non ignorarla. In questo libro Tim non riesce a farla odiare perché giustifica il tutto con un piatto banale pacifismo dove lui pare l'unico ad essere il buono "che deve eseguire gli ordini". L'altro suo libro Le Cose che Portiamo ci riesce appieno, la fa odiare; Babchenko la fa odiare, anche Junger a suo modo mostra quando sia una evenienza deplorevole. O'Brien no, mi ha disturbato non poco l'impostazione generale perché ricorda il vecchio adagio "io ero contro, ma dovevo eseguire gli ordini".

Tutti i libri di Tim O'Brien

  • Le cose che portiamo (stato: Libro finito )
  • Mettimi in un sacco e spediscimi a casa (stato: Libro finito )
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