gio 22/01/2026 | RSS | Menu

LA SESTA ESTINZIONE. UNA STORIA INNATURALE.

Elizabeth Kolbert

Tempo fa avevo letto un libro che avevo messo in lista desideri assieme a questo: tra i due decisi di leggere l'altro, L'Ultima Occasione e a mio avviso di "occasione" ce n'è solo una, quella sprecata. Orazio diceva che "si può dire la verità anche ridendo" ma sono più propenso ad ascoltare la massima che "il riso abbonda sulla bocca degli stro... stolti", del resto una vicenda raccontata a suon di battuta è come raccontata per metafore e le metafore, se a volte posso aiutare a capire qualcosa, molto volte deviano invece l'attenzione e l'argomento stesso, o peggio ancora lo semplificano troppo. Appena cominci a leggere il libro della Kolbert, invece, capisci subito che hai fatto centro: parla e scrive bene. L'impostazione è simile a quella di Quammen in Spillover, un misto di autobiografia di viaggio e di scoperta, si passa da argomenti ben definiti - la scoperta della progressiva estinzione della rana d'oro panamense, ad esempio - per definire l'argomento a livello generale e concettuale, ovvero la definizione dell'estinzione come decimazione di una specie e a livello storico, le cause che possono anche essere naturali, l'antropismo ad esse correlato o meno, la vita delle persone che tentano di risolvere queste situazioni, la visione e l'operatività della scienza e degli scienziati. Come Quammen si muove a puntate (la rana d'oro, i denti del mastodonte, ecc.) per pian piano costruire una visione generale, ma che è anche crescita personale perché non mancano le sue riflessioni e pure le sue emozioni. Kolbert riesce a creare un libro che parla di estinzioni accadute nelle varie epoche del pianeta, del concetto di estinzione in sé, parla di evoluzione/darwinismo sia a livello teorico sia pratico, parla di storia della scienza e di ricerca scientifica attuale, parla di scienziati, parla di giornalismo, parla di viaggi e luoghi, parla di scoperta e studio e conoscenza, parla di tante tante cose ma sempre in maniera non tecnica sebbene approfondita ma neanche superficiale. Mentre lei viaggia ci accompagna a conoscere uno a uno i ricercatori sul campo, gente che dorme in capanne quando non in tenda, che soffre la sete e la fame e le zanzare per studiare gli alberi, le rane, gli uccelli, gli insetti, passando le nottate in mezzo a foreste e giungle con una torcia in testa, tutto per capire quanto velocemente stanno scomparendo (non "se"). Usciamo da questo libro con tante conoscenze in più, perlopiù scientifiche ma non solo, anche emotive, antropologiche, viatorie, geografiche, botaniche, etologiche, insomma un libro bellissimo. Ho messo il voto quand'ero ancora a metà.
Come tutti questi libri, dobbiamo chiaramente entrare nell'ottica che è un monologo: è tutto vero ciò che dice? E' obiettiva? Non lo sappiamo. Faccio un esempio. C'è una parte dove spiega la funzione ideata per verificare il tasso specie-area ovvero la distribuzione di specie a partire dalla riduzione dell'areale. La formula è S=cA^z dove S sono le specie, A l'areale in kmq, c e z due costanti. La Kolbert a questo punto dice "Supponiamo che la prateria [area di x kmq] ospiti 100 specie di uccelli. Se è stata eliminata metà della prateria [quindi il 50% perché creati campi, edifici, o per qualsiasi motivo] dovrebbe essere possibile calcolare la proporzione di uccelli andata perduta. Approssimando in modo considerevole, la risposta è il 10%". Mi sono interessato, ho pensato cavolo penso che al 50% di terreno corrisponda magari il 50% di specie invece è più drammatico, ho cercato informazioni ed ho scoperto che non è così perché le due costanti giocano un ruolo chiave essendo z "variabile tra 0.15 e 0.35" come dice Gemini di Google e i valori inferiori a 1 giocano un ruolo principale. Nelle isole caraibiche sempre secondo Gemini z=0.31 e c=2.5 e se provate a fare i conti il risultato della diminuzione di S è ben diverso. Kolbert ha mentito? Non so, forse ha fatto un trucco o forse non l'ha capito neanche lei o forse chi lo sa, la formula è una formula usata indicativamente ma non presa come una vera applicazione della matematica alla realtà, sta di fatto che non viene per niente fuori che al 50% corrisponde il 10%! La ragione, penso, è che sia proprio un trucco ma letterario e rivolto a maggior comprensione: una formula matematica come quella richiede anni di studio per comprenderla, che il lettore di questo libro non ha sulle spalle; a questo punto risulta comodo buttarla lì e poi mettere sul piatto dei valori allarmistici per tirare acqua al proprio mulino, ma non è errato a mio avviso. Non ci sta facendo un corso di scienza, ci sta dando informazioni su un problema reale, matematica o meno. Prendiamo questo brano come se dicesse: "Ecco, sappiate che gli scienziati usano la matematica per ottenere dei risultati, non improvvisano", e questo motivo è invece encomiabile. Del resto c'è poco da fare, i passeri nei nostri giardini sono quasi scomparsi e i grandi stormi di uccellli che quand'ero bambino sorvolano i cieli in autunno ormai sono uno sbiadito ricordo quindi, le notti sono scure ormai prive di lucciole e qualsiasi pescatore vi può confermare che si pesca solo se ci sono le "semine" (per i pesci si usa un verbo dell'agricoltura!); matematica o meno, forse ha ragione lei a dirci che c'è un problema, no?
Molto interessante le parti in cui tratta la storia del concetto di evoluzione perché mostra come anche negli scienziati più innovativi, religiosi o laici che fossero, la forma mentis religiosa continuava ad esercitare la sua immane forza debilitante (vd. Cuvier o Lyell). Questo è un punto molto interessante, indiretto rispetto al tema del libro ma emerge con prepotenza: quando si cominciò a parlare della possibilità delle estinzioni (un corollario alla teoria dell'evoluzione di Darwin, perché evoluzione non è una forza esterna ma solo una teoria, e i fatto sono invece che casualmente una deviazione porta si una specie ad essere più ottimizzata, ma ciò significa che le altre non lo sono e andranno verso l'oblio) ci si scontrò subito con la sua difficile accetazione perché era inammissibile che dal Creato venisse a perdersi qualcosa. Si pensi che anche quando Walter Alvarez propose la teoria dell'impatto come causa dell'estinzione del Cretaceo, nonostante varie prove anche teoriche essa fu spesso respinta; a leggere tra le righe si intuisce che il ripudio della teoria dell'impatto era irrazionale ed infatti derivava da un limite si può dire inconscio nelle capacità intellettuali che non avevano problemi con l'impatto (una cosa logica, del resto) ma sostanzialmente continuavano ad avere problemi con il concetto, con la realtà anzi, delle estinzioni naturali. E parliamo ormai degli anni 70 e 80 del '900! Il libro è scritto nel 2014 e nel capitolo sui rinoceronti parla del rinoceronte bianco come molto a rischio: l'animale ha due sottospecie, meridionale e settentrionale, e solo quattro anni dopo un Kenya morì Sudan, l'ultimo maschio di rinoceronte bianco settentrionale... L'uomo è un problema quanto lo furono i primi cianobatteri: è una forma di vita, un prodotto della natura talmente perfetto che sta soppiantando tutte le altre.

Tutti i libri di Elizabeth Kolbert

  • La sesta estinzione. Una storia innaturale. (stato: Libro finito Libro molto apprezzato! )
  • Totale libri: 1
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    NOTA BENE | le recensioni di libri qui presentate sono esclusivamente frutto del mio gusto personale che inoltre è anche contestualizzato al periodo in cui mi trovo a leggere quel determinato libro. Ciò che io dico potrebbe non andare bene per voi, il mio consiglio è di leggere anche altre recensioni online, ma allo stesso tempo di lasciarvi ispirare dalla sensazione ingiustificata che il nome di un autore, il titolo di un libro, una copertina, ciò che ne dici la quarta, la fedeltà a una casa editrice o il consiglio di un libraio possono suscitarvi. E' così che io perlopiù scelgo un libro. Per quanto riguarda i voti si consideri che bene o male un libro brutto è sempre meglio che una bella serie in tv, perché i libri avranno sempre una cosa in più: tacciono. Per il resto vale quanto già detto in altre parte del sito: è mio, ci scrivo io, quello che voglio io, internet è grande e troverete altri siti che vi aggradano.

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