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SUD. LA STORIA DELL'ULTIMA SPEDIZIONE DI SHACKLETON

Ernest Shackleton

Questo è il primo ebook che ho comprato, lo acquistai da IBS.it forse nel 2014 ed. Ginko quando avevo ancora il mio primo ebook, il Bebook One e diventai matto con la protezione digitale. Ne ho sempre rimandato la lettura fino ad oggi e ciò vale a testimonianza di quanto, anche riguardo l'acquisto, gli ebook siano simili ai libri cartacei: una passione che vuole farsi disturbo nevrotico d'accumulo.
La storia della spedizione di Shackleton è nota, se non la conoscete comunque nel momento in cui acquistate il libro la scoprite quindi non ci sono spoiler di cui aver timore in questo libro autobiografico. Dell'Antartide a quei tempi si sapeva poco soprattutto a livello di navigazione quindi chi partiva si assumeva una mole di rischi talmente grande da essere ignota, di certo dunque non si poteva improvvisare alcunché. Si legge spesso, anche se è un falso, che questo fu l'annuncio di ricerca personale di Shackleton: «Cercasi uomini: per una spedizione pericolosa. Bassa paga, freddo pungente, lunghi mesi nella più completa oscurità, pericolo costante, nessuna garanzia di ritorno. Onori e riconoscimenti in caso di successo» - certo è che questo, se non è l'annuncio reale, rimane comunque estremamente realistico.
Shackleton narra minuziosamente tutta la spedizione: dall'idea, ai preparativi, alla partenza, alla conclusione, tutto fitto di dettagli comprese tantissime coordinate delle varie tappe (tant'è che queste permisero nel 2022 il ritrovo dell'Endurance), cibo, vestiario, osservazioni, fondali, tutto quanto cosa che rende il libro lungo sebbene mai noioso. La sua narrazione è bella, ben fatta, non cade nella retorica ma non è piatta relazione. In coda al libro c'è anche la sua ricostruzione dell'Aurora, nave di appoggio al progettato attraversamento a piedi dell'Antartide, spedizione che si concluse ben più tragicamente.
Riesce ad immergerci nel pathos della spedizione e riusciamo a calarci bene nei suoi panni, uomo di mare quando le barche erano di legno, invece del GPS c'era il sestante, invece del cellulare o della radio c'era... Non c'era il Moment! Né Tachipirina! Ci caliamo così bene nella situazione che proviamo vera e proprio paura. Sembra di leggere un libro di fantascienza in cui si narra l'esplorazione di un nuovo pianeta. Il mistero dell'avventura permeata solo e costantemente dal rischio ricordano come atmosfere più Lovecraft che, per fare un esempio, Thesiger.
Ho sempre pensato che il mare sia incredibilmente più angosciante, sebbene forse più sicuro (con le dovute cautele) di un deserto, ma il mare unito all'Antartide (che paradossalmente è considerato un deserto, dato che non vi piove mai) è la pericolosità all'apice e gli uomini che volontariamente sceglievano di affrontare queste sfide erano veri e propri eroi. Sospesi in un guscio di listelli in legno su migliaia di metri di ignote profondità marine, mesi di navigazione solitaria con carte nautiche approssimative e costeggiando iceberg e lastre di ghiaccio, infilandosi nei corridoi sempre più stretti del pack fino al blocco, costretti a sopravvivere per circa 300 giorni su una nave che giorno per giorno, immobilizzata, si spezza fino al momento dell'abbandono dell'Endurance e della sua lenta agonia, narrata per pagine e pagine angoscianti con all'apogeo il panorama triste e sconsolato del suo relitto invaso dai ghiacci, fatto a pezzi fino al terribile repentino affondamento. Una avventura allucinante. E fosse finita lì: subito dopo comincia la vita sulle lastre di ghiaccio che vagano a caso spinte dalle correnti, col timore che si spezzino, spostandosi da una lastra all'altra trascinandosi dietro le scialuppe, col timore del freddo, del caldo, della neve, del ghiaccio, dello scongelamento, persino delle orche che, scambiandoli per foche, potrebbero sfondare il pack più sottile che infatti viene sempre evitato. Per dare un'idea: partono mi pare verso settembre, a gennaio la nave resta bloccata, la abbandonano verso ottobre vivendo su lastre galleggianti di ghiaccio e toccano terra (l'isola Elefante) ad aprile dell'anno dopo: si parla di un anno e mezzo senza toccare terra, nove mesi su una nave stretta nei ghiacci in lenta agonia, sei mesi su lastre di ghiaccio sospese sull'immensità del mare antartico...
Dà da pensare la loro sopportabilità degli eventi, soprattutto quelli atmosferici, tra gelo estremo, venti gelidi, cadute in mare, neve e ghiaccio come uniche forme solide della materia: è incredibile come l'uomo sia intellettualmente che fisicamente sia adattabile. Homo Sapiens è un animale meraviglioso, la sua adattabilità è fenomenale, inguagliabile; questa unita al suo articolato intelletto ne fanno un animale perfetto, considerando che in ciò però sta anche la sua letalità.
Che libro tanto angosciante quanto meraviglioso, che se all'inizio sembra tratteggiare un mondo alieno, che non esiste, in realtà ci rendiamo conto che la realtà è ben più amara perché ciò che tratteggia è un mondo che invece non esiste più.
Peraltro è un'angoscia prolungata dalla vicenda dell'Aurora perché, quando la vicenda dell'Endurance si risolve e conclude con il recupero di tutte le persone sane e perlopiù salve, Shackleton comincia la narrazione delle vicissitudini dell'Aurore, la nave d'appoggio che doveva gestire il lato opposto della programmata spedizione a piedi attraverso il continente Antartico. Questa spedizione si concluse con la morte di tre persone ma fu tragico in due modi differenti ma paralleli. Innanzitutto, delle dieci persone lasciate sulla terraferma per distribuire le scorte di rifornimenti, tre morirono, mentre le altre sette rimasero per ben un anno e mezzo abbandonate senza vestiti, rifornimenti, accessori, sopravvivendo a stento. In secondo luogo, ciò accadde inutilmente: la spedizione via terra non vi fu, ma l'Aurora non poteva saperlo, quindi i dieci e la nave continuarono a lottare per gestire i rifornimenti senza sapere che l'Endurance aveva fallito, ma invece con la coscienza che se non avessero distribuito i rifornimenti la spedizione via terra avrebbe potuto concludersi in un disastro. Forse qui sta il vero aspetto tragico, e Shackleton a partire dai diari e dalle voci dei protagonisti ce lo racconta per filo e per segno, prolungando la nostra angosciata agonia.
Come nel caso della missione Apollo 13, si può dire che la spedizione Endurance fu un clamoroso "a successful failure", un fallimento di successo. C'è un ultimo dettaglio secondo me importante, accennato più volte da Shackleton ma che sottolinea bene la tempra di quegli uomini: la spedizione partì quando stava scoppiando la Prima Guerra Mondiale e solo a spedizione conclusa i partecipanti scoprirono che tale terribile guerra era diventata "mondiale" ed era ancora in corso. Nonostante tutte le sofferenze e privazioni passate, il loro primo pensiero fu di tornare velocemente in madrepatria per arruolarsi e andare a combattere! Nel capitolo finale Shackleton, che aveva anticipato lievemente questa cosa alla fine della storia della Endurance, sottolinea bene e con decisione la tempra d'acciaio di questi uomini d'altri tempi:
Praticamente ogni membro della spedizione è stato poi impiegato in una delle divisioni dell’esercito nel corso della guerra. Diversi di loro, poi, sono ancora all’estero ed è per questa ragione che non mi è stato possibile ottenere alcuni dettagli per questo libro. Quando siamo partiti per il Sud eravamo in cinquantasei; dei cinquantatré che hanno fatto ritorno, tre sono stati uccisi e cinque feriti. In quattro hanno ricevuto decorazioni ufficiali e il contributo di alcuni ha permesso loro di essere menzionati nei resoconti di guerra.
La chiusura del libro invece è piuttosto triste. Shackleton dice, sono le ultime righe del racconto: "Nonostante queste perdite, il numero dei sopravvissuti è sufficiente per formare il nucleo di una nuova spedizione, quando i tempi difficili saranno ormai alle spalle e le esplorazioni scientifiche potranno essere intraprese nuovamente con una maggiore serenità". Ciò non accadde, Shackleton morì poco tempo dopo per un attacco di cuore, si trovava ai limiti dell'inferno antartico in partenza per una nuova spedizione, nella Georgia del Sud, dove ancora oggi c'è la sua tomba. Decenni dopo accanto a lui venne sepolto Frank Wild, il suo braccio destro.
Il mio ebook non ha foto: peccato, qualcuna si poteva anche mettere, l'ebook non sarà il massimo per vedere le foto ma insomma, si vedono e qualcosa è sempre meglio di niente.
Utile, sicuramente, sarà confrontarsi con Wikipedia, di seguito qualche link: Spedizione Endurance | Mappa riepilogativa
Frank Hurley era l'addetto alla fotografia ed a lui si devono le immagini che abbiamo, di seguito alcuni link: Foto | Video: Fine dell'Endurance | Piccolo documentario | Documentario del 1919
Il relitto dell'Endurance è stato ritrovato nel 2022, esattamente cent'anni dopo la morte di Shackleton, otto anni dopo il mio acquisto di questo ebook e quattro anni prima della sua lettura: Video | Foto | Tomba di Ernest Shackleton


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    NOTA BENE | le recensioni di libri qui presentate sono esclusivamente frutto del mio gusto personale che inoltre è anche contestualizzato al periodo in cui mi trovo a leggere quel determinato libro. Ciò che io dico potrebbe non andare bene per voi, il mio consiglio è di leggere anche altre recensioni online, ma allo stesso tempo di lasciarvi ispirare dalla sensazione ingiustificata che il nome di un autore, il titolo di un libro, una copertina, ciò che ne dici la quarta, la fedeltà a una casa editrice o il consiglio di un libraio possono suscitarvi. E' così che io perlopiù scelgo un libro. Per quanto riguarda i voti si consideri che bene o male un libro brutto è sempre meglio che una bella serie in tv, perché i libri avranno sempre una cosa in più: tacciono. Per il resto vale quanto già detto in altre parte del sito: è mio, ci scrivo io, quello che voglio io, internet è grande e troverete altri siti che vi aggradano.

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