Edgar Allan Poe
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Oltre 20 anni fa lessi tutti i racconti di Poe, qualcuno anche più di una volta, e lo amai. Dopo tuttavia non l'ho più affrontato e da troppo tempo rimandavo la lettura di questo suo romanzo.
Peccato, perché sono rimasto deluso. I punti deludenti sono tanti ma tutti girano attorno a un'estrema frammentazione della storia che, se da un lato pare l'unione di racconti diversi, dall'altro pare che questo lavoro di unione sia incompiuto.
E' scritto bene, con incredibile flessioni psicologiche che, come nel Poe dei racconti, sono anticipatrici anche a livello scientifico. Quando Pym, nell'isola misteriosa dell'Artico, viene preso dalla vertigine, Poe gli fa dire che gli venne letteralmente voglia di buttarsi, a sottolineare l'incoerenza profonda cui la nevrosi porta l'individuo, di colpo dominato da una pulsione di morte irrazionale ma irrefrenabile. Magnifico. Pure la scena del cannibalismo è mirabolante per come riesce pian piano a farci capire, senza dirlo, che a quella fine si dovrà arrivare e poi ci si arriva di punto in bianco si conclude tanto velocemente quanto atrocemente. Mi ha fatto venire la pelle d'oca, però questi momenti sono stati rovinati dal resto del libro che è la maggior parte.
Innanzitutto, pare di leggere un trattato: a volte etnografico altre naturalistico, poi geografico, spesso nautico, pagine e pagine dedicate a un argomento sviscerato a livello enciclopedico ma il tutto senza un senso palese perché difficilmente riusciamo a sapere cosa sia vero e cosa inventato, colpa questa di Poe ma anche del curatore che qualche nota avrebbe anche potuto metterla. Capisco che ai tempi di Poe il continente Antartico era ancora avvolto nel mistero ma quando questi mi snocciola paralleli, isole, arcipelaghi, fauna e via dicendo qualche nota si poteva inserirla perlomeno per capire quando dalla realtà si passa alla finzione, cosa che accade la prima volta che l'equipaggio incontra quella specie di orso polare che, essendo il lettore ancora lontano dal lato "fantascientifico" del romanzo, non si può non chiedersi cosa gli sia passato per la testa di inserire un animale dell'Artico dall'altro faccia del pianeta. In realtà non è così perchè serve ad introdurre il "mistero bianco" ma, dato che fino allora la narrazione si era mossa nella realtà del viaggio oceanico per nave, non si è pronti.
Questo è un altro lato problematico del romanzo: la frammentazione tematica. Si parte dalla vita sociale, dalla crescita di un giovane che esce dalla scuola e dalla famiglia, si passa al primo viaggio per mare e allo speronamento, e di colpo si arriva all'imbarco nascosta nella stiva che pare chiedersi da un lato cosa gli sia passato per la testa di ideare una cosa simile (dove cagava, ad esempio?) e dall'altro come sia possibile che un Pym che non sapeva nulla, a suo stesso dire, di navigazione, ce lo ritroviamo a parlare di tecnicismi marinari nel corso di tutto il libro - e troppi perché si rischia di passare buona parte del tempo sul dizionario o l'enciclopedia. Poi c'è l'avventura del dirottamento, poi quella dell'affondamento e dei naufraghi, poi quella della nuova nave, poi quella dell'Antartide, poi quella dell'isola, insomma troppi temi messi lì senza una linearità con un personaggio che, se da un lato offre una narrazione diaristica in prima persona, diventa via via sempre meno credibile.
Questa frammentazione riguarda anche le persone che incontriamo che vengono via via dimenticate, abbandoni tragici che non lasciano alcuna memoria in Pym. Il padre di Augustus, ad esempio, quello compare subito: dopo che viene abbandonato, non ne parlano più. Il cane Tigre, la cui presenza viene inserita come una magia (ma ti pare che Augustus di colpo porta in una nave un grosso cane di proprietà di un amico e il padre non dice nulla?) e che anche ruoli abbastanza importante, tranne il fatto che scompare nel nulla e di lui non sappiamo niente, né viene più ricordato. Pure Augustus, grande amico, presenza centrale, inizialmente quasi un co-protagonista, viene liquidato piuttosto velocemente. Per non parlare dei genitori di Pym che lui non cita né ricorda mai, sebbene si sia imbarcato senza dir loro nulla. Tutte le avventure in generale sembrano annichilire le precedenti come se Gordon non possedesse memoria a lungo termine. Non c'è mai riflessione sulla vita passata. Dà, proprio maggiormaente sotto questo aspetto, l'impressione di racconti uniti artificialmente senza creare le dovute associazioni.
Poe dette il meglio di sé nei racconti, questo romanzo a mio avviso non gli rende giustizia sebbene abbia letto che dovrebbe essere inteso come summa della sua "dottrina". A me non pare proprio.
Una nota: i gradi, anche se non specificato, sono probabilmente in Fahrenheit, "59°" come temperatura dell'acqua mi pare un po' troppo tenendo conto che poi aumenta, e siamo al Polo Sud, ma del resto questa parte del romanzo è quella meno definita quindi chi lo sa.
Ho letto recensioni in cui questo romanzo viene accostato a "Le Montagne della Follia" di Lovecraft e giudicato superiore. Secondo me un giudizio simile è folle ma... de gustibus...
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