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Se la vita ora mi ha portato in questo percorso, beh, respiro a fondo, e lo affronto con coraggio. (Dez)
Sherwood Anderson, Winesburg, Ohio

AUTORE: Sherwood Anderson

TITOLO: Winesburg, Ohio


Stato lettura: LETTURA CONCLUSA IL 20/06/2017

Recensione

Una cittadina del Mid-West raccontata attraverso le storie di alcuni suoi abitanti. Le loro doppie vite, normalissime e nevroticissime, sono diventate un modello descrittivo degli Stati Uniti che ha avuto infinite applicazioni nella letteratura e nel cinema. Faulkner ha detto: «Sherwood Anderson è stato il padre di tutti i miei libri», ma la stessa cosa avrebbero potuto dirla molti altri, perché lo scrittore dell'Ohio con i suoi romanzi degli anni Dieci e Venti, e soprattutto con questo libro (1919), ha «inventato» la letteratura nordamericana contemporanea. Winesburg, Ohio è stato tradotto da Einaudi nel 1950 e più volte ristampato con il titolo Racconti dell'Ohio; è stato riproposto nel 2011 con la traduzione rivista e aggiornata, a partire dal titolo.
Sherwood Anderson nasce a Camden nell’Ohio nel 1876, terzo di sette figli. Dopo il fallimento negli affari del padre, la famiglia è costretta a frequenti trasferimenti. Nel 1885 quando sopraggiunge la morte del padre, Anderson abbandona la scuola e inizia a lavorare. Nel 1900, terminata la guerra, frequenta l'Università Wittemberg a Springfield nell'Ohio e ottiene un posto come copywriter a Chicago. Nel 1904 sposa Cornelia Lane (il primo di quattro matrimoni preceduti da divorzi). Nel 1916 pubblica il suo primo romanzo dai toni autobiografici Windy McPherson's Son (Il figlio di Windy McPherson). Winesburg Ohio, pubblicato nel 1919, dà ad Anderson fama internazionale. Il romanzo Poor White del 1920 rivela l’impatto della meccanizzazione sulla cittadina di Bidwell in Ohio. Nel ’21 Anderson ottiene un premio di duemila dollari dalla rivista Dial che gli consente di andare a Parigi. Qui conosce tra gli altri James Joyce e Gertrude Stein, alla quale rimane molto legato. Fra il 1921 e il 1925 Anderson pubblica due libri di racconti, l’autobiografico A Story Teller’s Life e i romanzi Many Marriages e Dark Laughter. Quest’ultimo, il suo unico successo commerciale, viene tradotto nel '32 da Cesare Pavese con il titolo Riso nero. Nel 1927 si stabilisce a Marion in Virginia e diviene l’editore di due giornali. Anderson muore a Panamá all'età di 64 anni. Con la creazione di una mitica provincia americana, abitata da giovani ribelli, da sognatori, da «diversi», in fuga dalla storia, Anderson ebbe un’influenza di rilievo su alcuni scrittori a lui contemporanei come Hemingway e Faulkner, e con il suo stile deliberatamente semplificato, fondato sull’uso del «colloquiale» e su riprese «musicali», secondo la lezione di Mark Twain e di Gertrude Stein, offrì una nuova gamma di possibilità espressive alla narrativa imperniata sullo studio della vita americana. Fernanda Pivano lo ha definito 'il padre della letteratura americana moderna'.

Giudizio

Voto:
Non il mio stile preferito, ma un bel libro. Anderson fa una camminata, diciamo, per la cittadina di Winesburg cogliendo piccoli eventi e isolandoli, narrandoli uno ad uno a partire dai suoi protagonisti. E' una piccola cittadina rurale, e come ogni comunità non è un elemento indipendente, ma dipendente, costituito, dai suoi abitanti. Qualcuno un po' matto, qualcuno un po' triste, nessuno mai completamente soddisfatto o felice, ciascuno con una mancanza. Ogni racconto ha un titolo che sintetizza simbolicamente il significato profondo dello stesso, e ogni racconto ha un protagonista diretto anche se ci sono protagonisti tra le comparse. Tutto ciò crea una ragnatela di conoscenze e relazioni che costituisce la stessa società di Winesburg, vera protagonista di ogni racconto e di tutto il libro. C'è però una linea comune che lo attraversa: George Willard, giovane discendente dei primi proprietari del piccolo e ormai inutile albergo, che diventerà giornalista del settimanale locale, e con aspirazioni (o reali, o attribuitegli) da scrittore, mai realizzate. Tutto si muove, bene o male, intorno a lui. O lui è il protagonista, o i protagonisti gli raccontano le loro storie. Difficile è capire bene il sostrato dei racconti, chi sia veramente George, che valore abbia, ma tutto è in parte simbolico, mascherato, di certo non un libro facile, probabilmente molto intriso della cultura americana del primo novecento. Questa difficoltà rende sfortunatamente l'intero libro un po' incomprensibile e noioso. Il finale con l'enorme punto interrogativo di Willard che abbandona la cittadina è forse il momento chiave: che ne sarà della cittadina stessa, senza colui che ha raccolto le sue memorie? Ricorda molto il finale de La Montagna Incantata di Thomas Mann, un enorme insondabile e terrificante punto interrogativo sul protagonista e il mondo che lo circonda. A tratti tuttavia veramente pesante, stsavo per dargli 4 stelle quando le ultime 50/60 pagine fanno pian piano, in crescendo lento, capire la struttura fondamentale del libro, che è quasi un romanzo a capitoli più che una raccolta di racconti, struttura complessa e potente.
Saltate indubbiamente a pié pari in un solo balzo l'introduzione di Vinicio Capossela che è un'accozzaglia di termini estratti a caso da un dizionario di retorica degli anni '50.

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