Shlomo Venezia, Sonderkommando Auschwitz

SHLOMO VENEZIA

Sonderkommando Auschwitz

Stato lettura: LIBRO CONCLUSO IL 06/03/2018

Recensione

I Sonderkommando erano le unità, costituite dagli stessi detenuti, destinati allo smaltimenti dei cadaveri degli internati soppressi mediante gas, e da bruciare nei crematori del tristemente famoso complesso di concentramento e sterminio Auschwitz. Venezia fece parte di uno di questi Sonderkommando. Penso non ci potesse essere destino peggiore, all'interno di un campo, di questo "lavoro". Dovevi raccogliere i cadaveri dei tuoi compagni, magari di qualche amico o parente, e con sistematica follia portarli nei forni crematori. I Sonderkommando venivano con regolarità soppressi, e i suoi membri uccisi, in modo che non nessun testimone della vera fine di molti internati restasse in vita. Venezia fu uno dei pochissimi - si parla di una dozzina al mondo - che riuscì a scampare.
"Tutto mi riporta al campo. Qualunque cosa faccia, qualunque cosa veda, il mio spirito torna sempre nello stesso posto... Non si esce mai, per davvero, dal Crematorio." Sono parole di Shlomo Venezia, ebreo di Salonicco, di nazionalità italiana; è uno dei pochi sopravvissuti del Sonderkommando di Auschwitz-Birkenau, una squadra speciale selezionata tra i deportati con l'incarico di far funzionare la spieiata macchina di sterminio nazista. Gli uomini del Sonderkommando accompagnavano i gruppi di prigionieri alle camere a gas, li aiutavano a svestirsi, tagliavano i capelli ai cadaveri, estraevano i denti d'oro, recuperavano oggetti e indumenti negli spogliatoi, ma soprattutto si occupavano di trasportare nei forni i corpi delle vittime. Un lavoro organizzato metodicamente all'interno di un orrore che non conosce eccezioni: il pianto disperato di un bimbo di tre mesi, la cui madre è morta asfissiata dal gas letale, richiama l'attenzione del Sonderkommando, lo scavare frenetico tra i corpi inanimati, il ritrovamento e subito dopo lo sparo isolato della SS di guardia che ammutolisce per sempre quel vagito consegnandolo alla storia. Per decenni l'autore ha preferito mantenere il silenzio, ma il riaffiorare di quei simboli, di quelle parole d'ordine, di quelle idee che avevano generato il mostro dello sterminio nazista ha fatto sì che dal 1992 abbia incominciato a parlare, e quei racconti sono la base della lunga intervista che è all'origine di questo libro. Prefazione di Walter Veltroni.

Giudizio

Voto:
Shlomo Venezia è un ebreo italiano che abitava a Salonicco e che verso la fine della guerra fu deportato ad Auschwitz e messo poi a lavorare in un Sonderkommando, ovvero una di quelle unità speciali di ebrei incaricate di provvedere allo smaltimento dei cadaveri dalle camere a gas ed alla loro eliminazione o nelle fosse comuni o nei crematori. Ai tempi di Shlomo già però non c'erano più le fosse comuni e tutti i cadaveri venivano bruciati. I sonderlommando venivano regolarmente rimpiazzati, ovvero quando cominciavano a diventare troppo anziani o troppo stanchi o troppo pericolosi per via delle loro conoscenze, venivano sostituiti e i vecchi membri eliminati. In questo modo ci si assicuravano meno prove possibili. Per addolcire i membri di un sonderkommando, rispetto agli internati standard, gli si davano migliori vestiti, miglior cibo, migliori camere, comunque sempre tutto quanto con uno standard da miseria: in questo modo il condannato deperiva più lentamente degli altri internati, ma la debole coscienza di "potercela fare" lo spronava ad andare avanti. Grazie a ciò i Sonderkommando sono riusciti, già metnre erano dentro al campo, a lasciare testimonianze: contatti con la resistenza polacca sporadici, diari seppelliti sotto-terra (uno trovato persino attorno al 1980 seppur quasi illeggibile), e persino una manciata di fotografie delle fosse di cremazione, a testimoniare che le prove del Grande Crimine Nazista esistono, ci sono, e c'erano già ancora a guerra in corso. I sonderkommando, per via della loro relativa miglior salute rispetto a un internato standard, riuscirono anche ad organizzare deboli rappresaglie, tutte spietatamente represse ma delle quali comunque, da una parte e dall'altra, restò testimonianza. Di tutto questo che vi ho appena raccontato Shlomo Venezia dà diretta testimonianza: alla fine della guerra, coi russi alle porte e i campi da evacuare, alcuni membri rimasti dei Sonderkommando (che già erano in diminuzione d'organico, molti già mandati a morte per eliminare le prove) riuscirono a mischiarsi con gli internati normali durante le "Marce della morte" e tra quelli che a questa marce sopravvissero ci fu anche Shlomo, che racconta tutto: racconta delle pire esterne, dei forni, delle camere a gas, delle selezioni sia delle vittime che dei suoi colleghi, dei metodi di taglio dei capelli e di estrazione dei denti, che della rivolta. Bisogna dire che di sopravvissuti dei Sonderkommando furono pochissimi per la verità: oltre ad essere quasi tutti eliminati nei campi, molti dei fuggiti morirono nelle marce, ed alcuni morirono pure dopo la liberazione, oppressi sia dalla inedia sia dalla vergogna dei ricordi delle loro azioni, ricordiamo sempre obbligate e in situazioni e contesti assolutamente non immaginabili. In realtà i sopravvissuti furono pochissime unità. Ma la loro testimonianza è troppo grande e troppo forte per essere ignorata.
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