Date bevande alcoliche a chi sta per perire, e del vino a chi ha il cuore amareggiato; perché bevano, dimentichino la loro miseria e non si ricordino più dei loro travagli. (Sacra Bibbia)
Wilfred Thesiger, Sabbie Arabe

AUTORE: Wilfred Thesiger

TITOLO: Sabbie Arabe


Stato lettura: LIBRO CONCLUSO IL 11/02/2017

Recensione

Il Rub el-Khali, l'Empty Quarter in inglese, il Quarto Vuoto, è il deserto più grande del mondo, il solo luogo in cui, secondoThesiger, "si può trovare la pace della vera solitudine". Il primo europeo ad attraversare l'Empty Quarter fu Bertram Thomas, un funzionario dell'Indian Civil Service trasformatosi in esploratore nell'inverno del 1931. Il secondo fu St John Philby, il padre di Kim, la spia.
Wilfred Thesiger è stato solo il terzo. La sua impresa, però, cominciata nel novembre del 1945, è stata davvero memorabile: una traversata proibita dal Dhaufar fino all'Oman, nel Golfo Persico, passando per le dune ritenute invalicabili dell'Uruq el-Shaiba e costeggiando sabbie mobili assai temibili.
Nato ad Addis Abeba, figlio del rappresentante britannico presso la corte del Negus, quando ancora regnava Menelik, Thesiger era il tipico inglese etoniano: faccia allungata e rossastra, occhi a fessura, vecchie giacche di tweed e scarpe di gran classe logore e rappezzate. Era capace di frasi quali "mai fatto un giorno di lavoro, vecchio mio", e di ammirazioni spropositate per i racconti e le gesta di Henri de Monfreid - un avventuriero e scrittore del Mar Rosso che trafficava hashish e perle - ma era anche uno dei pochissimi occidentali in grado di resistere come uno "sceicco" nel deserto e di "cavalcare e sparare in corsa come un beduino".
Probabilmente queste sue straordinarie capacità gli derivavano da una vera e propria immedesimazione nei popoli che amava. Viaggiando con i nomadi e facendo la loro vita, Thesiger aveva elaborato una teoria riassumibile nel motto che alimenta Sabbie arabe: "the harder the life, the finer the person". Coloro che nelle sabbie avevano trovato il loro rifugio, i veri uomini del deserto, i Rashid, capaci di resistere più di ogni altro essere vivente, eccettuato il dromedario, alla fame e alla sete, e che si fidavano solo del loro indomito spirito di sopravvivenza e della loro carabina, erano per lui i più nobili e i più degni di ammirazione. Scritto dieci anni dopo l'avventura dell'Empty Quarter in una stanzetta del Park Hotel di Copenhagen, Sabbie arabe è innanzi tutto un'appassionata celebrazione, composta con immediatezza ed eleganza, dei beduini e della loro esistenza. In un tempo fuori dal tempo, tra carovane e soste, silenzi e animate conversazioni, riviviamo, nelle sue pagine, la vita di un popolo fiero e generoso, religioso e violento, fatalista e solidale: una vita aspra e affascinante che, una volta conosciuta, non concede a "nessun uomo di restare lo stesso".

Giudizio

Voto:
La prima cosa che posso dirvi è: saltate la prefazione di Malatesta. Probabilmente l'editore non l'ha letta.
Magnifico, consiglio anche Quando gli Arabi vivevano sull'acqua sempre di Thesiger. E' uno dei più grandi cantori del deserto. Ho atteso a lungo la ripubblicazione di questo capolavoro, e oggi che ho potuto ricomprarlo mi chiedo come sia possibile pubblicare un gioiello simile, con quella terribile prefazione di Malatesta. Saltatela a pié pari perché fa solo innervosire. Ci manca solo che Malatesta vi sconsigli la lettura. Giudizi negativi sull'autore a non finire, del quale si salvano solo le foto, velati e nascosti da una retorica noiosa. Non capisco come sia possibile che l'editore abbia concesso una simile porcheria, piuttosto sarebbe stato meglio non scrivere nulla e salvare quelle terribile sei o sette pagine. Se Malatesta non apprezza Thesiger perché era anti-italiano (e buonanotte, era inglese durante la guerra e peraltro era nato in Etiopa, che adoraba!), mi spieghi perché ne ha scritto un'introduzione. Occorreva lanciare il sospetto che Thesiger fosse omosessuale, sospetto che peraltro ha lo scopo di essere un giudizio? Se Malatesta ne ha scritto la prefazione, si è informato su di lui, ma poi non ha voluto andare ad intervistarlo nonostante Thesiger fosse ancora vivo, e non ha voluto perché Thesiger FU anti-italiano, mi si spiega perché c'è questa introduzione a questo libro? E si badi che questa cosa non l'ho derivata leggendo articoli di/su malatesta, ma è scritta pari pari nella suddetta prefazione.
Mio consiglio, strappate quelle prime pagine, e buttatele nel fuoco, quindi godetevi questo magnifico libro che è allo stesso tempo un tributo ai grandi esploratore, un bellissimo libro di viaggio, un saggio di grande letteratura perché la narrazione è magnifica.
Tolte quelle pagine, immergetevi in questo libro che vi farà piangere e vi lascerà un'infinita tristezza dentro perché percepirete ogni pagina, ogni riga, ogni parola, l'infinita separazione ormai incolmabile tra il nostro mondo e quello dei nomadi del deserto, i Bedu, mondo ormai perduto e testimoniato solo grazie a questi esploratori del passato.
Un libro che forse apre anche uno spiraglio sulle diatribe aperte tra il mondo mussulmano e il mondo occidentale.

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