Libro scritto in tecnica mista. Perlopiù indagine, poi la parte della contaminazione del deposito di scimmie a Reston è narrata con dialoghi, come un romanzo. Infine si chiude con una parte autobiografica. Libro molto bello, ma da leggere
prima di
Spillover di Quammen che in parte lo critica ma principalmente per ragioni estetiche e di metodo, in quanto la ricostruzione usa toni ad impatto degni più di uno scrittore e giornalista che di un divulgatore scientifico. Penso che, però, questi toni di Preston siano più adeguati per trasmettere al volgo i pericoli dei nuovi virus. L'eccessivo scientismo di Quammen in alcuni tratti rendeva il suo libro prolisso. Qua, invece, si cerca uno scopo solo: terrorizzare.
Preston decide di raccontare la sua storia, ovvero la storia della scoperta di Ebola (che è l'oggetto del libro), non come un saggio di giornalismo-scientifico ma come una narrazione che vuole farsi quasi thriller ma in senso buono. Si può dire che mentre Quammen vuole farci capire i pericoli e farci scoprire le ricerche scientifiche, Preston vuole invece farci
vedere e con ciò farci paura; si raggiunge la conoscenza in entrambi i modi, ma con Preston la raggiungiamo a forza. Ebola è un virus terribile che, per fortuna, per ora non ha una trasmissibilità forte ma proprio per questo è difficile da studiare. I focolai compaiono di colpo e così pure scompaiono, lasciando dietro di sé una scia di morte che avviene in poco tempo e attraverso sintomi agghiaccianti, così terribili, devastanti e veloci che per gli scienziati è persino difficile studiarlo e per questo è ancora in parte ignoto.
Troppo ignoto.
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