mar 30/06/2026 | RSS | Menu

Collasso di Jared Diamond a confronto con la AI Gemini di Google: un esempio

Categoria: INFORMATICA

KEYWORDS: antropologia | ia | informatica | libri | scienze | sociologia |
Inserito in DATA: 30/06/2026 | Vai agli ALLEGATI
Quello dell'Intelligenza Artificiale è il tema caldo del periodo. Io sono piuttosto scettico riguardo quanto delle IA si dice, abbastanza entusiasta da quello che le IA realmente sono. Le IA vanno bene, anzi benissimo, ma vanno prese con le pinze soprattutto perché prima di usarle bisogna capire per cosa vanno bene. L'assunto fondamentale che deve stare alla base di ogni loro utilizzo è che le IA non sono intelligenti, semplicemente parlano bene: è tutta qua la grande innovazione. Non è poca, ma sicuramente non è quello che viene fatto passare né quello che delle IA pensa l'utente comune. Sono ottimi strumenti per fare una ricerca articolata nel web e nello scibile umano, perché hanno letto molti libri e sondano il web quindi, ad esempio, se voglio fare un approfondimento di Collasso e di ciò che dice dei Maya glielo posso chiedere senza dover fare lunghe ricerche su Google con parametri multipli e analizzando le decine e decine di link che risultano dalla ricerca: la IA lo fa per me e mi fornisce un sunto, anche criticizzato. Tuttavia, la IA non pensa, non ha cervello, non ragiona, non trae conclusioni ma prende quelle che già esistono dal suo bagaglio di informazioni.
Sfortunatamente, sebbene sia passato poco tempo dalla loro introduzione, le IA stanno ora patendo un notevole crollo qualitativo che chi ha un po' di testa avrà già notato. Io è già qualche mese che noto errori grossolani, informazioni false, eccedenza di servilismo nei miei confronti, col risultato che ho spesso informazioni false, persino quando chiedo di fornirmi codice per applicazioni web o formule per Excel.
I motivi sono vari:
  • tendenza a compiacere l'interlocutore: modificazione dei dati
  • tendenza a fornire sempre una risposta: invenzione di dati
  • aumento del bagaglio di conoscenze dai suoi interlocutori e dal web: crollo della qualità, si sta normalizzando a ciò che legge sul web
L'ultimo punto è il più critico. Le IA, prima di essere pubblicate online, sono state addestrate con dialoghi con gli sviluppatori e soprattutto con libri (il famoso scandalo - che va ridimensionato - dei libri mandati al macero). Gli sviluppatori compravano migliaia o milioni di libri usati che con attrezzature apposite venivano tagliati per liberare le pagine, le quali venivano scarrizzate e date in pasto alle IA.
Una volta creata la "conoscenza", la IA è stata messa a disposizione degli utenti e da quel momento in poi questi, e il contenuto del web compresi blog, socials e monnezza simile, sono diventati la sua nuova fonte di conoscenza. Chiaramente, questo è un dramma perché il web è il luogo del pettegolezzo. Da quel momento la IA ha cominciato a perdere pezzi, a mio avviso, ovvero ha cominciato ad "umanizzarsi", è entrata nel meraviglioso mondo del Dunning-Kruger perché la IA è sempre convinta di sapere ogni cosa.
E' interessante, e paradigmatico della sua utilità, che anche la IA ammette il decadimento qualitativo delle IA e aiuta a chiarirlo. A una mia domanda in merito a questo fenomeno da me percepito ho chiesto chiarimento a Copilot e questo il sunto della sua risposta:
«Non è una tua impressione. Negli ultimi 12–18 mesi è emerso un calo misurabile dell’accuratezza dei chatbot, documentato da analisi indipendenti e confermato da più studi internazionali. Le ricerche mostrano tre fenomeni chiave: 1) Aumento netto dei falsi positivi, dal 18% del 2024 al 35% del 2025; 2) quasi metà delle risposte su notizie è imprecisa, uno studio di 18 paesi mostra che il 45% delle risposte dei principali chatbot ha errori o distorsioni; 3) il problema è sistemico, indipendente dalla piattaforma ovvero dal chatbot. Il motivo è attribuito a integrazione della ricerca web in tempo reale, che espone i modelli a siti poco affidabili, contenuti di altre ia, disinformazione organizzata nel web, siti di IA-Spam creati apposta, addestramento in corso su materiale già distorto, pressione commerciale per diffondere le IA con relativa mancanza di controllo, e tendenza delle IA a rispondere sempre anche quando non dovrebbero. Su 14 lingue/paesi analizzate ben il 45% delle risposte ha errori, distorsioni o asserisce cose prive di fonti, e Gemini di Google è il peggiore con errori nel monumentale 76% di risposte. La diffusione delle fake news nelle IA è raddoppiata in un anno. » (questa citazione è una somma riassunto di una mia più articolata conversazione con Copilot).
Se volete approfondire l'argomento qui c'è un articolo in merito.
Io già da un po' mi ero accordo che, se da un lato le risposte delle IA spesso erano inaffidabili, a volte persino assurde, dall'altro notato che erano altamente manipolabili: dialogando con la IA, i giudizi che mi avevano fornito in principio si modificavano durante il dialogo tendendo sempre più ad adeguarsi alle mie opinioni. In pratica, mi leccava il culo.
Con l'occasione della lettura di Collasso di Jared Diamond, ho fatto un esperimento riguardo l'Isola di Pasqua: sono riuscito a farle cambiare completamente idea. Ha iniziato criticando la tesi di Diamond, quindi ha mitigato la critica, successivamente ha cominciato a darmi ragione e contemporaneamente a rivedere la critica alle tesi di Diamond. Con le IA è meglio non insistere troppo, il fatto che devono sempre compiacerti e fornirti delle risposte le portano spesso a variare in maniera anche radicale la loro prima versione. Questo esperimento l'ho effettuato riguardo l'Isola di Pasqua: la mia domanda iniziale riguardo la visione di Davidson ricevette una risposta critica dalla IA (in questo caso Copilot) perché in effetti oggi c'è molto "revisionismo" su questo tema. Tuttavia successive mie puntualizzazioni (ad esempio che anche Diamond parla dei ratti) e chiarimenti (che più che "resilienza" bisogno parlare di "resistenza" o "sopravvivenza") hanno pian piano portato la IA a darmi completamente ragione. Infine le ho chiesto perché ora mi desse ragione se all'inizio era così entusiasta di dire che i Rapa Nui erano degli eroi e lei mi ha dato risposte strane, tipo "dipende dai punti di vista", o che all'inizio considerava solo una recente ricerca genetica quando invece una analisi di vari fattori oltre la genetica reinquadrava la situazione. Questa analisi in "vari fattori" in realtà non è altro che il metodo comparativo di Diamond che dunque, sebbene si sia sbagliato su molto particolari ed altri li abbia enfatizzati, ha comunque creato una visione d'insieme realistica ovvero i Rapa Nui non avevano alcuna speranza di crescere come società e dopo mille anni erano probabilmente giunti al dessert. Questa visione inizialmente la IA l'ha criticata, alla fine l'ha appoggiata.
Fate quindi molta attenzione con le IA, soprattutto se decidete di approfondire un argomento perché in quel caso i problemi aumenteranno in maniera esponenziale. Non fatevi confondere dai santoni del web: le IA sono motori di ricerca e nulla più. Verbalizzano i risultati in discorso compiuto, ma rimangono motori di ricerca tuttavia logorroici, e chi più parla più sbaglia. Rado tu parla e sii breve et arguto vale anche per loro.
Sarebbe veramente interessante conoscere il punto di vista di Diamond sulle attuali IA.

Di seguito invece un esempio di uso pratico, in questo caso Gemini di Google. Gli ho chiesto approfondimenti riguardo alcune previsioni di Jared Diamond sui paesi trattati all'attualità dei suoi anni (primi del 2000) rivisti oggi. Ecco i risultati. I giudizi della IA sono puri, non modificati né approfonditi. Li metto così come sono, in seguito per conto mio ho fatto altre ricerche a partire da questo resoconto della IA ed è appunto così che la IA, a mio avviso, andrebbe adoperata: un agglomeratore sistematico di fonti.
Domanda di BOSTRO-X: In Collasso, alla fine del capitolo su Hispaniola, Jared Diamond sembra ottimista sul futuro della Repubblica Dominicana. Ora che sono passati molti anni, com'è andata in realtà?
A distanza di oltre vent'anni dalla pubblicazione di Collasso (2005), si può dire che l'ottimismo di Jared Diamond sulla Repubblica Dominicana si sia rivelato, nelle sue linee generali, fondato. Il Paese non solo ha evitato il collasso ecologico paventato per altre aree, ma si è imposto come una delle economie più dinamiche dell'America Latina.Tuttavia, la crescita ha portato con sé nuove sfide che Diamond, all'epoca, aveva solo accennato.

1. Il successo economico e il divario con Haiti

Diamond incentrava il capitolo sul netto contrasto istituzionale, storico e ambientale tra Haiti e la Repubblica Dominicana. Oggi quel divario non è solo confermato, ma si è drasticamente ampliato:
  • Boom della ricchezza: La Repubblica Dominicana è passata dall'essere un Paese in via di sviluppo a un'economia a reddito medio-alto. Nel 2026, il PIL pro capite a parità di potere d'acquisto ($PPP$) ha superato i 32.000 dollari.
  • Diversificazione: Se ai tempi di Diamond l'economia dipendeva molto dall'agricoltura e da un turismo iniziale, oggi il Paese è un hub per la produzione di dispositivi medici, servizi e zone franche industriali. Il governo attuale punta addirittura a raddoppiare il PIL entro il 2036 e a raggiungere l'unione dei Paesi ad alto reddito.
  • La crisi dei vicini: Al contrario, Haiti è sprofondata in una crisi istituzionale, umanitaria e di sicurezza totale controllata dalle gang, spingendo la Repubblica Dominicana a militarizzare il confine e a costruire un muro di separazione per gestire i flussi migratori.

2. La tenuta ambientale: le foreste oggi

La tesi centrale di Diamond riguardava la conservazione delle foreste dominicane (grazie anche alle rigide, seppur controverse, politiche di tutela dei presidenti del passato come Balaguer) in opposizione alla desertificazione haitiana.
  • Copertura forestale: La Repubblica Dominicana ha mantenuto una copertura forestale importante, stimata attorno al 40-44% del territorio nazionale, una cifra impressionante se paragonata a quella di Haiti (rimasta a percentuali inferiori al 2%).
  • Nuove minacce: Non è tutto perfetto. I dati del Global Forest Watch mostrano che, sebbene la copertura totale sia stabile grazie ai rimboschimenti e alle piantagioni, il Paese ha perso circa il 9% delle sue foreste primarie (vergini) negli ultimi vent'anni a causa dell'espansione agricola illegale, degli incendi e dello sviluppo turistico.

3. Le crepe nel modello: le sfide attuali

Se Diamond fosse qui a scrivere un aggiornamento oggi, evidenzierebbe tre grandi problemi nati proprio da questo successo:
  • L'ombra del cambiamento climatico: Essendo un'isola, la Repubblica Dominicana è fortemente esposta a eventi meteo estremi, all'innalzamento del livello del mare (che minaccia le spiagge dei resort) e alle ondate di calore che colpiscono l'agricoltura.
  • Il settore elettrico e idrico: La crescita industriale ha messo sotto stress la rete elettrica (che dipende ancora fortemente dai combustibili fossili ed è strutturalmente inefficiente) e la gestione delle risorse idriche, minacciate dall'inquinamento urbano.
  • Informalità e povertà residua: Nonostante il boom del PIL, circa il 50% della forza lavoro si muove ancora nell'economia informale e la povertà, sebbene ridotta (intorno al 13%), presenta forti disuguaglianze tra le aree urbane e quelle rurali di confine.
Domanda di BOSTRO-X: e per quanto riguarda Haiti, come è la realtà anni dopo le tesi di Diamond?
Se per la Repubblica Dominicana l'ottimismo di Jared Diamond ha trovato riscontro, per Haiti le sue previsioni più cupe si sono purtroppo avverate, superando in gravità lo scenario delineato in Collasso. Oggi Haiti non si trova solo ad affrontare un collasso ecologico, ma un vero e proprio collasso dello Stato (un cosiddetto failed state). La spirale discendente tra degrado ambientale e instabilità politica si è avvitata al punto da bloccare quasi ogni margine di ripresa autonoma.

1. La distruzione ecologica e l'inganno della "copertura verde"

Diamond descriveva Haiti come un Paese quasi totalmente privato delle sue foreste a causa della dipendenza dal carbone vegetale. Negli ultimi anni la situazione ha raggiunto un punto critico:
  • La perdita delle foreste primarie: I dati satellitari più recenti confermano la drammatica tesi di Diamond. Se si applicano i criteri scientifici di "foresta vergine" o "primaria", a Haiti è rimasto meno dello 0,5% della copertura originale. Molte delle montagne più alte del Paese sono oggi completamente "calve".
  • L'equivoco dei dati generali: Alcuni report internazionali indicano una copertura arborea complessiva intorno al 30%, ma il Global Forest Watch e gli studi ecologici sul campo mostrano che si tratta di arbusteti degradati, alberi da frutto o piantagioni transitorie per la sussistenza. La vera foresta, quella capace di trattenere il terreno e regolare le piogge, è quasi scomparsa.
  • Charcoal Economy (L'economia del carbone): Il circolo vizioso descritto in Collasso è tuttora il motore principale della deforestazione. Senza un'alternativa energetica accessibile (la rete elettrica è praticamente inesistente), la stragrande maggioranza della popolazione dipende ancora dal carbone di legna per cucinare.

2. Il legame fatale tra ambiente e catastrofi umane

Diamond spiegava che la deforestazione toglie la protezione naturale contro le piogge tropicali, provocando frane e inondazioni devastanti. Questo meccanismo si è ripetuto sistematicamente, aggravato da shock continui:
  • I terremoti e gli uragani: Il catastrofico terremoto del 2010 (oltre 200.000 vittime), quello del 2021 e il passaggio costante di uragani (come l'ultimo, Melissa) hanno trovato un territorio ecologicamente indifeso. Le piogge lavano via lo strato fertile di terreno rimasto, distruggendo l'agricoltura e accumulando fango nelle valli.
  • Insicurezza alimentare cronica: Con un suolo ormai sterile ed eroso, la produzione agricola interna è crollata. Oltre la metà della popolazione haitiana soffre oggi di insicurezza alimentare acuta e dipende interamente dagli aiuti umanitari.

3. Il collasso delle istituzioni e il dominio delle gang

Il fattore che ha accelerato il disastro oltre le analisi di Diamond è la totale dissoluzione del tessuto politico e sociale:
  • Il vuoto di potere: Dopo l'assassinio del presidente Jovenel Moïse nel 2021, lo Stato ha perso il monopolio della forza. Oggi, le coalizioni di bande armate (come l'alleanza Viv Ansanm) controllano oltre il 90% della capitale Port-au-Prince e le principali vie di comunicazione del Paese.
  • L'economia criminale: Le gang gestiscono il territorio tramite estorsioni, rapimenti e il controllo dei porti dove arrivano le merci, sostituendosi in tutto e per tutto alle funzioni statali.
  • La risposta internazionale: La polizia nazionale è ridotta ai minimi termini e ampiamente infiltrata. Perfino le missioni internazionali di supporto alla sicurezza (come la forza multinazionale a guida keniota trasformata in Gang Suppression Force) faticano a produrre risultati strutturali in un territorio dove mancano le basi minime della governance.

In sintesi: la conferma empirica di "Collasso"

Haiti rappresenta oggi il caso da manuale del concetto cardine di Diamond: l'ecocidio che genera l'implosione sociale. Quando le risorse naturali fondamentali (suolo e alberi) vengono azzerate, scompare la base economica della sussistenza; senza economia subentra la miseria profonda, la quale distrugge la stabilità politica, rendendo impossibile pianificare qualsiasi gestione ambientale futura.
Domanda di BOSTRO-X: Dimmi qualcosa anche riguardo la Cina, alla fine del di cui capitolo Diamond dice "È certo che la situazione peggiorerà prima che abbia avuto il tempo di migliorare, per i ritardi con cui si affrontano i vari problemi e per l’intensità dei danni che sono già in corso"
A distanza di oltre vent'anni, la previsione di Jared Diamond sulla Cina si è rivelata straordinariamente accurata, quasi profetica nei tempi. La situazione è effettivamente peggiorata in modo drammatico nei dieci anni successivi alla pubblicazione del libro (toccando il picco di crisi intorno al 2013-2015), per poi mostrare i primi e importantissimi segni di inversione di tendenza e miglioramento grazie a un cambio radicale di rotta politica. Ecco com'è andata in realtà, divisa nelle due fasi previste da Diamond.

1. La fase del peggioramento: l'apice della crisi (2005-2015)

Come previsto dallo studioso, l'inerzia del sistema e l'intensità dei danni già in corso hanno travolto le principali città cinesi, portando il modello di sviluppo a un punto di rottura ecologico:
  • L'"Airpocalypse": Nei primi anni 2010, Pechino e le grandi metropoli industriali sono state sommerse da livelli di PM2.5 letteralmente fuori scala (spesso superiori a 500 o 600 microgrammi per metro cubo, contro il limite di sicurezza di 15 fissato dall'OMS). Le immagini dei cittadini con le mascherine ben prima della pandemia sono diventate il simbolo globale del degrado ambientale cinese.
  • L'avvelenamento delle acque e del suolo: Un censimento governativo tenuto segreto per anni e parzialmente emerso nel 2014 ha rivelato che circa il 20% dei terreni agricoli cinesi era gravemente contaminato da metalli pesanti (cadmio, nichel e arsenico) a causa degli scarichi industriali e dell'uso massiccio di fertilizzanti. Più della metà delle acque sotterranee è stata dichiarata non potabile.
  • I "villaggi del cancro": In questa fase si è assistito all'emergere di centinaia di comunità rurali adiacenti a complessi chimici e industriali che registravano tassi di patologie oncologiche e respiratorie abnormi, confermando che il prezzo umano ed economico dei danni in corso stava diventando insostenibile per la stabilità sociale.

2. La svolta politica: la "Civiltà Ecologica" (Shengtai Wenming)

Il punto di svolta profondo è avvenuto tra il 2012 e il 2015. Resosi conto che l'inquinamento stava minacciando la legittimità stessa del Partito Comunista e costando miliardi in spese sanitarie, il governo ha cambiato radicalmente narrativa e priorità:
  • La guerra all'inquinamento (2014): Il premier Li Keqiang ha dichiarato formalmente "guerra all'inquinamento con la stessa determinazione con cui si è combattuta la povertà". Sono state introdotte leggi ambientali rigidissime, con la facoltà di arrestare i dirigenti delle fabbriche inquinanti e chiudere interi distretti industriali obsoleti.
  • Il boom delle rinnovabili: La Cina ha aggredito il problema energetico diventando, nel giro di un decennio, il leader mondiale indiscusso della transizione ecologica. Oggi il Paese installa più capacità solare ed eolica di tutto il resto del mondo messo insieme e controlla la filiera globale delle batterie e dei veicoli elettrici.
  • Rimboschimento massiccio: Seguendo programmi che Diamond aveva appena visto nascere, la Cina ha portato avanti la più grande campagna di riforestazione della storia umana. La copertura forestale nazionale è salita a circa il 24%, convertendo enormi aree desertiche o agricole degradate in riserve protette per fermare le tempeste di sabbia che flagellavano il nord del Paese.

3. La realtà oggi: un bilancio in chiaroscuro

Oggi la situazione sta effettivamente iniziando a "migliorare", ma le dimensioni della Cina rendono ogni progresso una sfida titanica:
  • I successi: Nelle grandi città l'inquinamento atmosferico medio è crollato del 40-50% rispetto ai livelli neri del 2013. I cieli di Pechino sono tornati azzurri per gran parte dell'anno.
  • La dipendenza dal carbone: Nonostante la leadership nelle rinnovabili, la Cina consuma ancora circa la metà del carbone mondiale. Per garantire la sicurezza energetica ed evitare blackout, il governo continua ad autorizzare nuove centrali a carbone, promettendo però di raggiungere il picco delle emissioni entro il 2030 e la neutralità carbonica entro il 2060.
  • L'esportazione dell'impatto: Diamond faceva notare che la Cina tendeva a importare legname per preservare le proprie foreste, spostando il danno ecologico all'estero. Questa dinamica si è amplificata con la Belt and Road Initiative (la Nuova Via della Seta): pur avendo ripulito l'ambiente interno, la Cina ha finanziato per anni centrali a carbone e progetti ad alto impatto ambientale in Africa, Asia meridionale e America Latina, anche se recentemente ha promesso di finanziare solo progetti "green" all'estero.
In sintesi, la parabola della Cina ha seguito esattamente la sequenza temporale indicata da Diamond: un violento e doloroso peggioramento iniziale guidato dall'inerzia economica, seguito da una reazione centralizzata e drastica che sta lentamente invertendo la rotta, configurando una transizione ecologica imponente ma ancora strettamente legata alle necessità della crescita industriale.
Domanda di BOSTRO-X: Puoi farmi la stessa analisi dalla pubblicazione del libro ad oggi per quanto riguarda l'australia?
A distanza di oltre vent'anni dalla pubblicazione di Collasso (2005), l'analisi di Jared Diamond sull'Australia si è rivelata una delle più precise e, purtroppo, profetiche dell'intero libro. Diamond aveva descritto l'Australia come una società avanzata del Primo Mondo che estraeva ricchezza mineraria e agricola "minerando" risorse non rinnovabili (suoli fragili, foreste e acqua) in un ambiente caratterizzato da un'estrema variabilità climatica. Oggi, la realtà mostra che l'Australia ha vissuto esattamente la crisi ecologica e di modello economico prevista da Diamond, diventando uno dei principali banchi di prova mondiali degli effetti del cambiamento climatico.

1. La crisi idrica e il collasso del bacino Murray-Darling

Diamond aveva dedicato molto spazio all'illusione degli australiani di poter gestire l'acqua come se si trovassero in Europa, evidenziando la fragilità del sistema fluviale del Murray-Darling, il "paniere agricolo" del Paese.
  • La "Millennium Drought" (La siccità del millennio): Subito dopo la pubblicazione del libro, tra il 2006 e il 2010, l'Australia è stata colpita dalla peggiore siccità della sua storia moderna. Il bacino del Murray-Darling è quasi collassato, costringendo le città a razionare l'acqua e l'agricoltura a un ridimensionamento traumatico, esattamente come Diamond aveva paventato.
  • Il fallimento della gestione idrica: Nonostante l'introduzione di un mercato dell'acqua multimiliardario volto a razionalizzare la risorsa, l'avidità commerciale e la coltivazione intensiva di piante idrovore (come il cotone e le mandorle nelle aree semiaride) hanno continuato a devastare il fiume. Tra il 2018 e il 2019, la combinazione di siccità e cattiva gestione ha causato la morte di milioni di pesci autoctoni nel fiume Darling, sollevando uno scandalo nazionale.

2. Salinizzazione del suolo e incendi senza precedenti

Diamond spiegava come l'abbattimento della vegetazione nativa profonda avesse fatto risalire il sale in superficie, distruggendo i terreni agricoli, e come la gestione degli incendi storici fosse problematica.
  • La salinizzazione continua: Il problema della salinizzazione del suolo rimane una piaga aperta in gran parte dell'Australia occidentale e del bacino agricolo meridionale. Milioni di ettari di terreno coltivabile sono andati persi o richiedono investimenti massicci per il recupero.
  • I "Black Summer" Bushfires (2019-2020): Diamond avvertiva che la combinazione di calore e vegetazione secca avrebbe reso gli incendi ingestibili. L'apice è stato raggiunto nell'estate del 2019-2020, quando incendi di proporzioni mai viste hanno bruciato oltre 24 milioni di ettari, distrutto migliaia di case e ucciso o sfollato circa tre miliardi di animali, alterando permanentemente interi ecosistemi forestali.

3. La dipendenza mineraria e il paradosso politico

L'argomentazione economica di Diamond colpiva il nucleo del modello australiano: spendere il capitale naturale per mantenere uno stile di vita elevato, dipendendo dall'esportazione di materie prime.
  • Il boom del carbone e del gas: Negli ultimi vent'anni, l'Australia non ha ridotto la sua dipendenza dalle risorse non rinnovabili, ma l'ha amplificata, diventando uno dei maggiori esportatori mondiali di carbone e gas naturale liquefatto (GNL), trainata dalla domanda di Cina e India.
  • Guerre climatiche politiche: Per oltre un decennio, la politica australiana è rimasta paralizzata dalle cosiddette "Climate Wars". I governi conservatori hanno rimosso la carbon tax e protetto l'industria mineraria, rifiutando di implementare transizioni serie. La svolta è arrivata solo in anni recenti, con il cambio di governo del 2022, spinto da una popolazione stremata da alluvioni e incendi ripetuti, che ha portato all'adozione di obiettivi più severi di riduzione delle emissioni (43% entro il 2030) e a un forte investimento nelle energie rinnovabili (solare ed eolico su larga scala).

4. La Grande Barriera Corallina: un nuovo danno ecologico

Un elemento critico che si è aggravato drasticamente rispetto ai tempi di Diamond è lo stato della Grande Barriera Corallina, minacciata sia dal riscaldamento globale (acidificazione e riscaldamento dei mari) sia dal deflusso di sedimenti e fertilizzanti dall'agricoltura costiera. Dal 2016 ad oggi, la barriera ha subito ben cinque eventi di sbiancamento di massa dei coralli, l'ultimo dei quali, estesissimo, si è registrato all'inizio del 2024.

In sintesi

L'Australia di oggi è la dimostrazione vivente della tesi di Diamond: una nazione ricca e tecnologicamente avanzata non è immune alle leggi della fragilità ambientale. Il Paese sta faticosamente cercando di cambiare rotta, trasformandosi da esportatore di combustibili fossili a potenziale "superpotenza delle rinnovabili", ma si trova a fare i conti con i pesanti danni ecologici accumulati e già in corso.
Domanda di BOSTRO-X: Sempre in Collasso, Diamond parla bene dell'impianto petrolifero della Chevron a Kutubu e della Chevron in generale mentre su Wikipedia leggono che la Chevron è la seconda compagnia petrolifera con le più alte emissioni al mondo.
Hai colto una delle contraddizioni più famose e discusse di Collasso. Entrambe le affermazioni sono vere, ma si riferiscono a due parametri di valutazione completamente diversi: l'impatto ecologico locale (di cui parla Diamond) contro l'impatto climatico globale (di cui parla Wikipedia).
Ecco perché esiste questa profonda discrepanza.

1. Cosa misurava Diamond: L'impatto locale (Operatività)

Nel capitolo dedicato alle grandi aziende, Diamond si concentra su come vengono estratte le risorse. Al giacimento di Kutubu in Papua Nuova Guinea, Chevron applicò effettivamente standard di conservazione altissimi:
  • Non costruì strade per evitare il disboscamento e il bracconaggio, muovendo tutto con gli elicotteri.
  • Collaborò con il WWF per tutelare la biodiversità della foresta pluviale.
  • Impose regole rigidissime ai dipendenti per evitare sversamenti di greggio.
Diamond usò questo caso per dimostrare che, se pressate dall'opinione pubblica e dal rischio economico, le multinazionali possono estrarre risorse senza distruggere l'ecosistema immediatamente circostante.

2. Cosa misura Wikipedia: L'impatto globale (Il Clima)

I dati che posizionano Chevron ai vertici dei grandi inquinatori (spesso basati sul Carbon Majors Report) non misurano quanto sia pulito il singolo pozzo, ma calcolano le emissioni globali di gas serra (Scope 1, 2 e soprattutto 3).
  • L'attività principale di Chevron è vendere combustibili fossili.
  • Anche se estrai il petrolio in Papua Nuova Guinea senza abbattere un solo albero, quel petrolio verrà poi bruciato nei motori e nelle industrie di tutto il mondo, rilasciando milioni di tonnellate di CO2.

3. Le critiche a Diamond e il "Greenwashing"

Proprio per questo capitolo, Diamond ha ricevuto critiche feroci da molti ambientalisti, i quali hanno evidenziato due punti deboli della sua analisi:
  • L'ingenuità climatica: Non ha senso lodare una compagnia petrolifera per aver salvato un pezzo di foresta, se il suo prodotto base contribuisce a distruggere il clima globale.
  • Il doppio standard: Mentre Chevron si comportava bene a Kutubu (sotto i riflettori del WWF), negli stessi anni ereditava il disastro ambientale di Texaco in Ecuador (una delle più grandi contaminazioni da petrolio in Amazzonia) e causava sversamenti in Nigeria. Nel 2003, poco prima dell'uscita del libro, Chevron vendette persino le sue quote in Papua Nuova Guinea.
In sintesi: Diamond ha descritto un'operazione di estrazione chirurgica e tecnicamente virtuosa a livello locale. Ma estrarre un veleno per il clima in modo "pulito" non rende l'azienda meno responsabile del cambiamento climatico globale.
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